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Cardiologia

Curando le apnee notturne sconfiggi il rischio infarto

pubblicato il 15-05-2011

A soffrirne è il 5% della popolazione mondiale. Un'analisi più approfondita del problema consentirebbe di prevenire le malattie cardiovascolari e abbatterebbe i costi sanitari

Curando le apnee notturne sconfiggi il rischio infarto
A soffrirne è il 5% della popolazione mondiale. Un'analisi più approfondita del problema consentirebbe di prevenire le malattie cardiovascolari e abbatterebbe i costi sanitari

Un terzo della nostra vita la trascorriamo dormendo. Ma quando ci sdraiamo nel letto non facciamo riposare solo il cervello. Un altro componente del nostro corpo che risente delle scarse ore di sonno è il sistema vegetativo, ovvero il complesso apparato che regola numerose funzioni come la pressione sanguigna e il battito cardiaco. E' dunque semplice intuire che dormire poco non solo ci rende stanchi, ma influisce negativamente sullo stato del nostro apparato cardiocircolatorio. Tra le principali cause del cattivo sonno emerge sempre di più una patologia ancora poco considerata: l'apnea morfeica ostruttiva.

COSA SONO LE APNEE?- La caratteristica principale delle apnee morfeiche ostruttive è il temporaneo arresto del respiro, che può durare anche molti secondi, mentre la persona è comodamente nel letto a dormire. Questo genere di disturbo è conseguenza di diversi fattori come il sovrappeso, la conformazione del palato e la deviazione del setto nasale. «Quando si dorme la muscolatura che mantiene dilatate le vie aeree subisce un leggero rilassamento e di conseguenza le pareti di queste vie si avvicinano. In presenza di grasso, o altre modificazioni strutturali, le pareti possono avvicinarsi ulteriormente e occludere completamente il passaggio dell'aria causando l'apnea», dichiara Lino Nobili, direttore del Centro di Medicina del Sonno presso l'Ospedale Maggiore Niguarda di Milano.

NON SOLO STANCHEZZA- La gravità delle apnee dipende dal numero di eventi che si verificano durante la notte. Una persona è considerata affetta da apnea ostruttiva notturna se supera 5 eventi all'ora. Durante ogni singola ostruzione il corpo viene sottoposto ad uno stress non indifferente. «Se in una persona sana la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna si abbassano durante la notte, stessa cosa non si può dire per chi soffre di apnee. In questi individui si registrano continui sbalzi pressori e una percentuale di ossigeno che arriva al cervello che può essere del 60%, ben inferiore al normale valore del 90%. Stress continuo che a lungo porta a  seri problemi come infarti e ictus», spiega Nobili.

MEDICI PIU' INFORMATI- Secondo gli ultimi dati si stima che circa il 5% della popolazione mondiale soffra di apnee morfeiche ostruttive. Percentuale che sopra i 40 anni raggiunge il 15%. «Nonostante il numero sia elevatissimo, il disturbo è sottovalutato e poco considerato anche dai medici di base. Uno degli errori che spesso vengono compiuti è quello di somministrare dei farmaci per far dormire la persona. Essi, causando un ulteriore rilassamento della muscolatura, da un lato curano il sonno ma dall'altro non fanno altro che aggravare ancor di più il problema delle apnee e quindi i rischi ad esse correlate», dichiara Nobili.

QUANDO RIVOLGERSI AL MEDICO- Nonostante il disturbo sia molto diffuso capita spesso che una persona non sia minimamente a conoscenza di esserne affetto. «I sintomi principali sono il russamento, i frequenti risvegli in cui si ha la sensazione di soffocare, la gola secca e l'eccessiva sonnolenza diurna. Non solo, recenti studi hanno evidenziato che le persone ipertese che non rispondono ai farmaci spesso soffrono di apnee. Questi sintomi sono delle chiare indicazioni che dovrebbero spingervi a consultare un medico», continua Nobili.

COSTI SOCIALI- Il trattamento corretto delle apnee notturne non gioverebbe solo ai pazienti ma avrebbe grandi implicazioni anche a livelli di costi per la sanità pubblica. «In una nazione come gli Stati Uniti, dove il costo delle prestazioni sanitarie è attentamente valutato, è stato rilevato che una semplice cura delle apnee attraverso la somministrazione di ossigeno con una mascherina è in grado di riportare il rischio di ictus e infarti ad un livello paragonabile alle persone sane» conclude Nobili. Dunque un corretto approccio al problema, visto in una prospettiva a lungo termine, è fondamentale sia per curare meglio le persone che per contenere quei costi che la sanità attualmente deve sostenere per individui colpiti da ictus o infarto

Daniele Banfi

CHI E' L'ESPERTO: Lino Nobili, laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Milano, è direttore del Centro di Medicina del Sonno dell'Ospedale Maggiore Niguarda di Milano. Specializzato in Neurofisiopatologia e Neuropsichiatria infantile, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche sulle più prestigiose riviste del settore.


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