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Cardiologia

Dopo un infarto per il colesterolo vale «la regola del 70»

pubblicato il 09-05-2016
aggiornato il 07-11-2017

Diminuire i livelli di colesterolo “cattivo” è fondamentale per evitare un secondo infarto. fissato i llimite dei 70 milligrammi per decilitro: può ridurre il rischio del 25 per cento

Dopo un infarto per il colesterolo vale «la regola del 70»

Il livello di colesterolo è uno dei primi campanelli d’allarme da tenere sotto controllo dopo un infarto. Ma come? Centotrentacinquemila eventi coronarici acuti ogni anno, che in un terzo dei casi risultano fatali. Questa è la fotografia dell'infarto in Italia. A finire sul banco degli imputati ci sono fumo, sovrappeso, alti livelli di colesterolo e scarsa attività fisica.

Quando nei due terzi dei casi si sopravvive, cambiare abitudini è fondamentale per evitare di essere colpiti da un nuovo evento cardiovascolare. Se al primo si è scampati, il secondo spesso risulta fatale. Tra i vari parametri da monitorare costantemente c'è il colesterolo “Ldl”. Sempre più numerosi studi indicano che dopo il primo infarto, abbassare i livelli a 70 milligrammi per decilitro diminuisce del venticinque per cento la possibilità di un secondo evento.

 

Colesterolo "cattivo" in menopausa: come controllarlo?

 


CORONARIE OSTRUITE

Una delle principali cause dell'infarto è l'ostruzione delle arterie provocata dalla presenza di placche aterosclerotiche. Si tratta di veri e propri intoppi, costituiti da colesterolo e trigliceridi, che impediscono il corretto flusso del sangue. Quando le coronarie, ovvero quei vasi che irrorano il cuore, si ostruiscono il sangue non riesce più ad arrivare e di conseguenza il tessuto cardiaco muore poiché non riceve più nutrimento. Ecco perché ridurre i livelli di colesterolo è di fondamentale importanza per evitare l'infarto.

I nuovi super-farmaci per ridurre il colesterolo

 


OBIETTIVO 70

Come spiega Fulvio Colivicchi, direttore dell'unità operativa complessa di cardiologia dell'Ospedale San Filippo Neri di Roma, «alcuni importanti studi clinici condotti nei primi anni 2000 hanno dimostrato come, nei pazienti che hanno avuto un infarto, la riduzione del colesterolo Ldl aumenti la sopravvivenza e diminuisca il rischio di recidive. Le evidenze dimostrano che quanto più si riduce il valore del colesterolo Ldl tanto più migliora la prognosi». Attualmente il valore raccomandato dalle linee guida internazionali è 70 milligrammi per decilitro. Al momento della dimissione, ai pazienti che hanno avuto una sindrome coronarica acuta si prescrive subito un trattamento per ridurre il colesterolo a base di statine ad elevato dosaggio in grado di ridurre del cinquanta per cento il valore. 

 

DOPPIA STRATEGIA

«Purtroppo - continua l'esperto - bisogna tener presente che un certo numero di pazienti, circa il dieci-venti per cento, è intollerante alle statine oppure le tollera, ma non a dosaggi così elevati. Per raggiungere l’obiettivo di portare al di sotto di 70 milligrammi per decilitro il colesterolo Ldl in questi pazienti si segue una diversa strategia prescrivendo un farmaco ipocolesterolemizzante - ezetimibe - che agisce inibendo l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale». Una strategia che si dimostra spesso vincente: in un ormai famoso studio (Improve it) che ha coinvolto oltre diciottomila persone, pubblicato lo scorso anno sul New England Journal of Medicine, è stato dimostrato che l'associazione di statina più ezetimibe riduce in modo significativo, rispetto alla sola statina, sia gli infarti che gli ictus ischemici. Un ottimo risultato nell'attesa che in futuro arrivi sul mercato una nuova classe di farmaci anti-colesterolo. Molecole, per ora testate su particolari pazienti affetti da forme di ipercolesterolemia familiare, capaci di ridurne i livelli in maniera nettamente superiore rispetto a quelli attuali. L'unico vero neo, al momento, il prezzo elevatissimo.

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Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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