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Cardiologia

Ecco la Carta del Paziente che cura al meglio la fibrillazione atriale

pubblicato il 30-07-2012
aggiornato il 12-03-2018

Un documento redatto da oltre 40 società scientifiche e associazioni di pazienti. La patologia tocca un milione di italiani e porta rischi ancora sottovalutati, come l'ictus. Ora medici e malati chiedono più attenzione

Ecco la Carta del Paziente che cura al meglio la fibrillazione atriale

Il respiro che si fa corto, strane palpitazioni nel petto, una stanchezza immotivata o un capogiro improvviso. Piccoli malesseri che possono segnalare un problema importante: la fibrillazione atriale, un'aritmia cardiaca che riguarda circa un milione di italiani e che oggi esperti e pazienti chiedono di affrontare con maggiore energia.

LA CARTA - Diagnosi più rapide e accurate, trattamenti adeguati, maggiore consapevolezza dei rischi connessi alla malattia tanto nei medici e nei pazienti. Salvare vite e contenere i costi sanitari. Questi gli obiettivi principali della Carta Globale del Paziente con Fibrillazione Atriale, un documento internazionale redatto da oltre 40 società scientifiche e associazioni di pazienti, rivolto alle istituzioni nazionali affinché mettano in atto tutti i provvedimenti necessari, fra cui i registri nazionali sugli ictus e l’accesso alle nuove terapie.

120MILA NUOVI CASI L’ANNO - Non è solo un fatto di numeri (la fibrillazione atriale è la più comune aritmia cardiaca), ma anche dei rischi ad essa legati e ancora troppo spesso sottovalutati, primo fra tutti l'ictus ischemico. «A causa delle contrazioni cardiache irregolari, si possono formare dei trombi nel cuore, che possono entrare nel circolo sanguigno e raggiungere il cervello, come accade nella gran parte dei casi» spiega Giuseppe Di Pasquale, direttore dell’unità operativa di Cardiologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna.
Si calcola che dal 15 al 20% dei casi di ictus tromboembolico (circa 2 milioni l'anno in Europa) siano legati alla fibrillazione atriale che, ricorda Di Pasquale «Colpisce ogni anno con 120mila nuovi casi, soprattutto anziani (prima dei 60 anni non supera lo 0,5%  della popolazione, dopo gli 80 raggiunge l'8%). E' fondamentale riconoscerla e trattarla con efficacia e una figura chiave per agire in tempo è il medico di medicina generale, che più spesso vede il paziente».

RICONOSCERLA IN TEMPO - Non occorrono grandi mezzi, prosegue lo specialista: «Il sospetto di aritmia arriva anche da un polso irregolare e viene poi confermato con un elettrocardiogramma e da analisi del sangue». Cosa bisognerebbe fare? «Dopo i 60 anni tutti dovrebbero periodicamente provare il battito cardiaco (facendo attenzione a un battito veloce o irregolare), fare almeno un elettrocardiogramma e quando si va dal medico farsi misurare pressione e polso». Oltre all'età, i fattori predisponenti sono diabete, obesità, ipertensione, broncopneumopatie, disfunzioni renali. Rare sono le forme familiari.

COME SI CURA – A seconda della gravità del caso, il medico proporrà una strategia, dalla semplice attesa controllata alla cardiochirurgia più avanzata. Le terapie più applicate, però, sono quelle farmacologiche, in particolare con i farmaci anticoagulanti orali, che, precisa Di Pasquale, possono ridurre del 70% l’incidenza dell’ ictus cerebrale. «Sono però cure di complessa gestione – precisa il cardiologo - occorrono prelievi periodici, ogni due o tre settimane, e un continuo aggiustamento delle dosi giornaliere del farmaco. Il risultato è che la metà dei soggetti che dovrebbe assumerla non lo fa. Un terzo dei pazienti sospende la terapia entro un anno.

I CENTRI - Esistono centri specializzati (circa 300, riuniti nella Federazione Centri per la diagnosi della trombosi e la sorveglianza delle terapie antitrombotiche; l'elenco è consultabile sul sito www.fcsa.it), che però seguono solo il 20% dei malati. Da qui l’interesse verso i nuovi farmaci a dosi fisse e con un buon profilo di sicurezza sulle emorragie, che non richiedono un monitoraggio così stretto».

I COSTI - Il nodo fondamentale è quello del prezzo delle nuove terapie (in Italia un paziente con fibrillazione atriale “costa” 3.225 euro l’anno, dovuti perlopiù però alle degenze ospedaliere e procedure interventistiche, stando ai dati riportati dall’Aiac, Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione). Secondo gli esperti sottoscrittori della Carta, però, va anche tenuto in considerazione il fatto che molti dei farmaci concomitanti che i pazienti assumono hanno visto scadere i brevetti e calare quindi la spesa complessiva.

Donatella Barus

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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