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Cardiologia

Ecco la Carta del Paziente che cura al meglio la fibrillazione atriale

pubblicato il 30-07-2012

Un documento redatto da oltre 40 società scientifiche e associazioni di pazienti. La patologia tocca un milione di italiani e porta rischi ancora sottovalutati, come l'ictus. Ora medici e malati chiedono più attenzione

Ecco la Carta del Paziente che cura al meglio la fibrillazione atriale

Un documento redatto da oltre 40 società scientifiche e associazioni di pazienti. La patologia tocca un milione di italiani e porta rischi ancora sottovalutati, come l'ictus. Ora medici e malati chiedono più attenzione

Il respiro che si fa corto, strane palpitazioni nel petto, una stanchezza immotivata o un capogiro improvviso. Piccoli malesseri che possono segnalare un problema importante: la fibrillazione atriale, un'aritmia cardiaca che riguarda circa un milione di italiani e che oggi esperti e pazienti chiedono di affrontare con maggiore energia.

LA CARTA - Diagnosi più rapide e accurate, trattamenti adeguati, maggiore consapevolezza dei rischi connessi alla malattia tanto nei medici e nei pazienti. Salvare vite e contenere i costi sanitari. Questi gli obiettivi principali della Carta Globale del Paziente con Fibrillazione Atriale, un documento internazionale redatto da oltre 40 società scientifiche e associazioni di pazienti, rivolto alle istituzioni nazionali affinché mettano in atto tutti i provvedimenti necessari, fra cui i registri nazionali sugli ictus e l’accesso alle nuove terapie.

120MILA NUOVI CASI L’ANNO - Non è solo un fatto di numeri (la fibrillazione atriale è la più comune aritmia cardiaca), ma anche dei rischi ad essa legati e ancora troppo spesso sottovalutati, primo fra tutti l'ictus ischemico. «A causa delle contrazioni cardiache irregolari, si possono formare dei trombi nel cuore, che possono entrare nel circolo sanguigno e raggiungere il cervello, come accade nella gran parte dei casi» spiega Giuseppe Di Pasquale, direttore dell’unità operativa di Cardiologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna.
Si calcola che dal 15 al 20% dei casi di ictus tromboembolico (circa 2 milioni l'anno in Europa) siano legati alla fibrillazione atriale che, ricorda Di Pasquale «Colpisce ogni anno con 120mila nuovi casi, soprattutto anziani (prima dei 60 anni non supera lo 0,5%  della popolazione, dopo gli 80 raggiunge l'8%). E' fondamentale riconoscerla e trattarla con efficacia e una figura chiave per agire in tempo è il medico di medicina generale, che più spesso vede il paziente».

RICONOSCERLA IN TEMPO - Non occorrono grandi mezzi, prosegue lo specialista: «Il sospetto di aritmia arriva anche da un polso irregolare e viene poi confermato con un elettrocardiogramma e da analisi del sangue». Cosa bisognerebbe fare? «Dopo i 60 anni tutti dovrebbero periodicamente provare il battito cardiaco (facendo attenzione a un battito veloce o irregolare), fare almeno un elettrocardiogramma e quando si va dal medico farsi misurare pressione e polso». Oltre all'età, i fattori predisponenti sono diabete, obesità, ipertensione, broncopneumopatie, disfunzioni renali. Rare sono le forme familiari.

COME SI CURA – A seconda della gravità del caso, il medico proporrà una strategia, dalla semplice attesa controllata alla cardiochirurgia più avanzata. Le terapie più applicate, però, sono quelle farmacologiche, in particolare con i farmaci anticoagulanti orali, che, precisa Di Pasquale, possono ridurre del 70% l’incidenza dell’ ictus cerebrale. «Sono però cure di complessa gestione – precisa il cardiologo - occorrono prelievi periodici, ogni due o tre settimane, e un continuo aggiustamento delle dosi giornaliere del farmaco. Il risultato è che la metà dei soggetti che dovrebbe assumerla non lo fa. Un terzo dei pazienti sospende la terapia entro un anno.

I CENTRI - Esistono centri specializzati (circa 300, riuniti nella Federazione Centri per la diagnosi della trombosi e la sorveglianza delle terapie antitrombotiche; l'elenco è consultabile sul sito www.fcsa.it), che però seguono solo il 20% dei malati. Da qui l’interesse verso i nuovi farmaci a dosi fisse e con un buon profilo di sicurezza sulle emorragie, che non richiedono un monitoraggio così stretto».

I COSTI - Il nodo fondamentale è quello del prezzo delle nuove terapie (in Italia un paziente con fibrillazione atriale “costa” 3.225 euro l’anno, dovuti perlopiù però alle degenze ospedaliere e procedure interventistiche, stando ai dati riportati dall’Aiac, Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione). Secondo gli esperti sottoscrittori della Carta, però, va anche tenuto in considerazione il fatto che molti dei farmaci concomitanti che i pazienti assumono hanno visto scadere i brevetti e calare quindi la spesa complessiva.

Donatella Barus


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