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Cardiologia

Il traffico non solo toglie il respiro, fa anche male al cuore

pubblicato il 12-09-2011

Nuove prove del legame fra inquinamento da auto e malattie cardiovascolari. Gli esperti confermano l’utilità dei limiti al traffico e del tempo trascorso in aree verdi, sia pure restando in città

Il traffico non solo toglie il respiro, fa anche male al cuore

Nuove prove del legame fra inquinamento da auto e malattie cardiovascolari. Gli esperti confermano l’utilità dei limiti al traffico e del tempo trascorso in aree verdi, sia pure restando in città

Le particelle sottili emesse dai motori diesel possono aumentare il rischio di attacco cardiaco. E’ l’ultimo di una lunga serie di dati che correlano le emissioni del traffico urbano con la salute cardiovascolare.

LO STUDIO - Lo hanno diffuso gli esperti dell’università di Edimburgo, che hanno misurato su volontari (uomini  sani fra i 21 e i 44 anni) l’impatto dei fumi esausti diesel. Per farlo hanno esposto i soggetti a aria inquinata, riproducendo in speciali cabine i livelli di inquinamento di una città trafficata (300 microgrammi per metro cubo di fumi esausti da motore diesel). Nelle ore successive, hanno esaminato alcuni valori ematici, come la coagulazione, l'attivazione delle piastrine, la formazione di grumi e anche i marcatori dell' infiammazione.

PARTICELLE FINI SOTTO ACCUSA - La sperimentazione ha mostrato che sono le particelle fini, più dei gas come il monossido di carbonio e il biossido di azoto, a danneggiare le funzioni dei vasi sanguigni. «Queste particelle possono essere molto nocive – ha spiegato Mark Miller, dell'University of Edinburgh's Centre for Cardiovascular Science  - producono molecole molto reattive, chiamate radicali liberi, che possono danneggiare i vasi sanguigni e portare a malattie cardiovascolari».

ASPETTANDO I MOTORI PULITI - I risultati dello studio sono stati pubblicati sull’European Heart Journal. Il punto chiave ora, ricordano i ricercatori, è capire quale sostanza chimica portata da queste particelle è così pericolosa, in modo che, in futuro, potremo trovare il modo di rimuovere tali sostanze o di applicare filtri appositi, e prevenire il danno causato dalle emissioni dei veicoli. In attesa di risposte tecnologiche, per ora il consiglio rimane quello di sempre: chi soffre di cuore dovrebbe evitare di trascorrere lunghi periodi all’aperto dove il traffico urbano è molto intenso.

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE - L’attenzione per il tema è crescente: come è stato evidenziato in un editoriale di commento sullo stesso European Heart Journal,  oggi si producono ogni anno oltre 2000 pubblicazioni scientifiche, dieci volte tanto ciò che si pubblicava 20 anni fa sull’argomento. Nel 2010, la Health Effects Institute (un istituto di ricerca indipendente statunitense, sostenuto da governo e aziende, per studiare gli effetti dell’inquinamento dell’aria e per guidare le decisioni in materia) ha prodotto una delle più estese revisioni degli studi condotti finora sulla qualità dell’aria e le emissioni da traffico. L’esito si può così riassumere: ci sono prove sufficienti della relazione causale fra l’inquinamento dell’aria dovuto al traffico e l’aggravarsi dell’asma nei bambini; ci sono prove suggestive, ma non conclusive, del legame con malattie cardiovascolari, mortalità cardiovascolare, sintomi respiratori e funzionalità polmonare alterata.

LASCIARE L’AUTO IN GARAGE - Come sfuggire alla città? Impossibile, per la maggior parte di noi. Ma la buona notizia è che molti dei rimedi considerati a torto come palliativi, invece, a qualcosa servono. Primo: ridurre il traffico. I famigerati blocchi domenicali, amati dai ciclisti ma temuti dagli automobilisti incalliti, servono. Lo ha confermato uno studio pubblicato sulla rivista Atmospheric Environment e presentato all’11° Congresso Regionale Lombardia della Società Italiana di Medicina Generale (Simg): i limiti alla circolazione nella città di Milano portano dei benefici per gli abitanti. Giovanni Invernizzi, coordinatore dello studio e responsabile del Laboratorio di Ricerca Ambientale della Simg, spiega: «Per tre giorni abbiamo misurato la qualità dell’aria in tre diverse aree di Milano, vicine ma con diversa regolamentazione del traffico (senza nessuna restrizione, Ecopass, zona pedonale). Non abbiamo analizzato soltanto il PM10, ma anche il black carbon, formato da idrocarburi policiclici aromatici, polveri ancora più fini che riescono a penetrare aldilà delle prime vie respiratorie, fino ai polmoni e al sangue. Il PM10 restava a concentrazioni simili nelele diverse zone, mentre i livelli di black carbon sono calati del 47% nelle strade sottoposte a Ecopass e del 62% nelle aree pedonali rispetto a quelle a libera circolazione. La riduzione del traffico si traduce quindi in una minore esposizione agli agenti inquinanti, sia pure temporanea».

A SPASSO NEI PARCHI URBANI - Inoltre, serve trascorrere del tempo all’aria aperta, nei parchi e nelle zone verdi. A sostegno della passeggiata domenicale vale la pena citare una ricerca del 2007, apparsa sul New England Journal of Medicine, in cui si confrontavano gli effetti su persone asmatiche di due ore a spasso per Oxford Street (trafficata via dello shopping londinese) con due ore in Hyde Park (il polmone verde della capitale inglese).  Nel primo caso, i parametri di funzionalità respiratoria andavano incontro a una consistente riduzione, tanto maggiore quanto più era elevata l’esposizione a particelle ultrafini e al black carbon. 

CAUTELE NEI SOGGETTI A RISCHIO - «L’inquinamento da traffico urbano è un rischio specialmente per chi ha malattie croniche (come asma e patologie cardiovascolari, per gli anziani e per i bambini) - conclude Invernizzi -. Il cosiddetto traffico di prossimità, oggi sempre più tenuto in considerazione, composto dalle polveri ultrafino del carbonio elementare, è dannoso per tutti coloro che vivono in prossimità (300 metri) di una fonte di emissione, come una particolarmente densa di veicoli. Tutto ciò che si può fare per ridurre questo tipo di esposizione porta a benefici».

Donatella Barus


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