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Cardiologia

Inquinamento, 25 anni fa respiravamo meglio rispetto a oggi

pubblicato il 02-01-2016
aggiornato il 13-11-2017

Le conclusioni affidate a uno studio pubblicato sulla rivista "Respiratory Medicine". Confermata l’importanza di fattori di rischio quali il fumo e l'ambiente urbano

Inquinamento, 25 anni fa respiravamo meglio rispetto a oggi

Corposo è stato il dibattito sull’inquinamento, soprattutto tra Natale e Capodanno, con i primi stop alle auto (poi ritrattati, merito dell'arrivo della pioggia) imposti da alcuni Comuni: Milano e Roma, seguiti da Napoli. Colpa dell’eccessivo aumento di polveri sottili nell’aria, aggravato dall’assenza di precipitazioni per quasi due mesi nell’intera area della Pianura Padana. La scelta adottata dai sindaci non è stata risolutiva, ma su un aspetto non ci sono dubbi: oggi respiriamo peggio rispetto a venticinque anni fa.

 

IN AUMENTO ASMA, BPCO E RINITE ALLERGICA

La conferma, nei giorni in cui un tema di salute pubblica diventava strumento per la dialettica politica, è giunta da uno studio pubblicato sulla rivista Respiratory Medicine. A condurlo due istituti del Cnr (fisiologia clinica e biomedicina e immunologia molecolare) assieme alle università di Pisa e Verona. Lo studio ha monitorato dal 1985 a oggi un campione di oltre tremila persone residenti nel comune di Pisa per indagare l'evoluzione della prevalenza delle malattie respiratorie. Risultato? I tassi di prevalenza di alcuni disturbi polmonari sono più che raddoppiati negli ultimi 25 anni. «Gli attacchi d’asma sono passati dal 3,4 al 7,2 per cento. Per la rinite allergica si è saliti dal 16.2 al 37.4 per cento. Mentre la broncopneumopatia cronica ostruttiva ha raggiunto il 6.8 per cento: una quota tre volte più grande rispetto a quella dei primi anni ‘90», riferisce Sara Maio, ricercatore dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Centro Nazionale delle Ricerche, sede di Pisa.

 

SOTTO ACCUSA IL FUMO E LO SMOG

L’osservazione è stata svolta partendo da un campione di gruppi familiari scelto casualmente e poi estesa, con il passare degli anni, ai nuovi membri delle famiglie. Lo studio è stato articolato su tre periodi: dal 1985 al 1988, dal 1991 al 1993 e dal 2009 al 2011. Per ogni fase è stato chiesto ai volontari di rispondere a un questionario, indicando a quali fattori di rischio fossero esposti e a quali disturbi fossero soggetti. «Come già mostrato da ricerche precedenti, l’abitudine al fumo e l’esposizione lavorativa restano fra i più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di affezioni respiratorie», prosegue Maio. Ma anche l’habitat urbano in cui si vive rimane un elemento importante, sia per le malattie allergiche sia per le malattie croniche ostruttive: «I risultati hanno mostrato nei soggetti residenti in area cittadina, rispetto a quelli che risiedono in zone suburbane, un rischio maggiore di sviluppare rinite allergica, tosse e Bpco», aggiunge Giovanni Viegi, direttore dell’Istituto di Biologia e Immunologia Molecolare del Cnr di Palermo. 

MA IN CASA E NEGLI UFFICI VANNO ABBASSATI I RISCALDAMENTI

Per quanto i dati possano raccontare un’altra realtà, la situazione atmosferica risulta migliorata rispetto a qualche anno fa. Ad aggravarla, questa volta, è stata l'assenza di precipitazioni per quasi due mesi. Una circostanza che ha spinto Viegi a riferire che «occorre prestare maggior attenzione agli sviluppi e alle cause di disturbi così comuni, di pianificare indagini epidemiologiche longitudinali e ampliare le conoscenze sui fattori potenzialmente associati a tale aumento». Nel 2012 in Italia sono stati conteggiati poco più di ottantamila decessi prematuri provocati dall’esposizione alle polveri sottili.

Queste sono la risultante di alcune lavorazioni industriali, del traffico veicolare, ma soprattutto dell’eccessivo utilizzo dei riscaldamenti negli uffici e nelle abitazioni. L’inquinamento atmosferico è inoltre associato a mortalità per il tumore al polmone, a ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie (compresa la polmonite) e riduzione della funzione respiratoria. Notevoli sono anche i costi socio-economici, se si considera l'incremento dell’assenteismo lavorativo e scolastico e la necessità di aumentare le dosi di broncodilatatori nei pazienti con patologia ostruttiva cronica. 


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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