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Cardiologia

Le statine “smorzano” l’effetto dell'antinfluenzale

pubblicato il 27-11-2015
aggiornato il 23-02-2017

Due studi evidenziano l’interferenza tra i farmaci negli anziani, ma gli esperti raccomandano comunque la profilassi negli over 65. Ecco chi può vaccinarsi gratuitamente

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Sono tra i farmaci più utilizzati in Italia, soprattutto negli anziani: 63 dosi al giorno ogni mille abitanti, per una spesa annua (per le casse dello Stato) che supera i quattro miliardi di euro. Le statine trovano largo impiego, soprattutto tra gli anziani, per ridurre la sintesi di colesterolo da parte dell’organismo. In Italia vengono prescritte a quattro milioni di connazionali, tra i 40 e i 79 anni. Ma negli over 65 rischiano di smorzare l’effetto del vaccino antinfluenzale.

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L’EFFETTO DELLE STATINE SUL VACCINO ANTINFLUENZALE

L’evidenza emerge da due studi pubblicati sul Journal of Infectious Diseases. Entrambi hanno evidenziato una ridotta risposta immunitaria al vaccino, nei pazienti che quotidianamente assumevano i farmaci per la riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue (i più utilizzati erano l’atorvastatina e la simvastatina), che oggi rientrano nei protocolli per la prevenzione secondaria e talvolta primaria (nei soggetti a rischio) delle malattie cerebrovascolari. Ma andiamo con ordine.

La prima ricerca ha valutato la risposta immunitaria al vaccino in settemila over 65 sottoposti alla profilassi influenzale nelle stagioni 2009-2010 e 2010-2011. Tra le evidenze, è emersa una significativa riduzione dell’azione a tre settimane dalla vaccinazione. Dal secondo lavoro, che ha preso in considerazione i dati relativi a nove stagioni influenzali (2002-2011) per un totale di centoquarantamila persone, è emerso un dato corrispondente. La riduzione di efficacia riscontrata era compresa tra dieci e il venti per cento. Negli anziani in terapia con le statine, è stata riscontrata anche una maggiore frequenza delle riacutizzazioni bronchitiche.

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INDICAZIONI UTILI PER GLI ANZIANI

Le conclusioni dello studio sono preliminari, ma ciò che emerge non risulta comunque nuovo agli specialisti: il vaccino antinfluenzale non assicura una copertura assoluta agli anziani, per cui non è da escludere la necessità delle cure durante la stagione invernale. «Il che non dev’essere però una scusante per pensare di poter fare a meno della profilassi - spiega Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità -.

Lo scorso anno s’è chiuso con meno del cinquanta per cento degli anziani vaccinati: un dato che non si vedeva dall’inizio del secolo». Dichiarazioni a cui fanno eco quelle di Michele Conversano, direttore del dipartimento di prevenzione della Asl di Taranto e presidente dell’alleanza Happy Ageing. «Gli anziani (a cui il vaccino è offerto gratuitamente, ndr) rappresentano una popolazione particolarmente vulnerabile durante la stagione influenzale. Sono loro le principali vittime di complicanze respiratorie e cardiovascolari, tra cui spiccano le polmoniti: virali e batteriche. E i tassi di ospedalizzazione e morte, per cause dirette o indirette, sono più alti tra di loro in presenza di malattie autoimmuni e diabete».

 

A CHI SI RACCOMANDA LA VACCINAZIONE?

Sulla base delle informazioni contenute nella circolare del ministero della Salute, la vaccinazione antinfluenzale - effettuabile gratuitamente dal proprio medico di famiglia, dal pediatra di base o nei servizi di vaccinazione dei dipartimenti di prevenzione delle Asl - è raccomandata per:

- Soggetti di età pari o superiore a 65 anni

- Bambini con più di sei mesi, ragazzi e adulti fino a 65 anni affetti da malattie croniche dell’apparato respiratorio (asma, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica e broncopneumopatia cronico ostruttiva), insufficienza renale cronica, malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie, diabete mellito e altre malattie metaboliche, malattie dell’apparato cardiocircolatorio, tumori, malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale, patologie per cui sono programmati importanti interventi chirurgici, malattie neuromuscolari, epatopatie croniche.

- Bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di sindrome di Reye in caso di influenza

- Donne che all’inizio della stagione epidemica si trovano nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza

- Individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti

- Medici e personale sanitario di assistenza

- Familiari e contatti di soggetti ad alto rischio

- Forze di polizia e vigili del fuoco

- Allevatori, addetti al trasporto di animali vivi, macellatori e vaccinatori, veterinari pubblici e liberi professionisti


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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