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Cardiologia

Non addormentarsi con il tablet se si porta un pacemaker

pubblicato il 07-06-2013

Portatili e smartphone sono fonti di onde magnetiche che possono interferire con i dispositivi impiantabili per cardiopatici e aritmici, senza però comprometterli in modo permanente. La precauzione è di tenerli ad almeno 20 centimetri di distanza

Non addormentarsi con il tablet se si porta un pacemaker

Portatili e smartphone sono fonti di onde magnetiche che possono interferire con i dispositivi impiantabili. Per precauzione tenerli a 20 centimetri di distanza

Il dubbio di Gianna Chien, quattordicenne americana, è arrivato niente meno che al prestigioso congresso annuale della Heart Rhythm Society (la Società scientifica di Aritmologia): se è vero che intense onde elettromagnetiche interferiscono con pacemaker e defibrillatori, alterandone l’attività di controllo e regolazione del ritmo cardiaco, allora i moderni tablet, sorgenti di campo magnetico, dovrebbero essere usati con cautela dai pazienti. Nell’era dell’high-tech, difficile tenersi alla larga da smartphone, computer e altri oggetti elettronici: quanto, però, è reale il rischio di un impatto negativo su questi impianti salva-vita?

I-PAD E CELLULARI- Aiutata dal padre cardiologo, la ragazzina ha condotto il suo esperimento, coinvolgendo 26 individui con defibrillatore e chiedendo loro di utilizzare un iPad2. E’ stato valutato se il tablet interferisse con l’attività regolare del dispositivo cardiaco, quando utilizzato a una distanza adatta alla lettura o se appoggiato sul petto, mimando quindi l’eventualità di addormentarsi a letto durante l’attività digitale. In quest’ultimo caso, sono state registrate interferenze, seppur deboli, in un terzo del campione. Incriminato, però, non è il tablet quanto i magneti nella sua custodia. «Ai portatori di pacemaker e defibrillatori è consigliato di mantenersi a 20-25 centimetri da qualsiasi magnete e fonte di campo magnetico – spiega Claudio Tondo, responsabile dell’Aritmologia del Centro Cardiologico Monzino di Milano –I cellulari creano effettivamente un campo magnetico, ma molto tenue. Per precauzione è bene non tenerli troppo vicini all’impianto cardiaco, ad esempio nel taschino della giacca. Però la maggior parte degli oggetti elettrici di uso quotidiano sono innocui». In casa solo il forno a microonde potrebbe generare un campo magnetico di sufficiente intensità, nessun rischio se si mantiene la distanza di sicurezza.

RUMORI MUSCOLARI - E’ necessario tutelarsi anche dalle forti vibrazioni, soprattutto con un defibrillatore. Potenzialmente rischioso l’uso di apparecchiature elettriche che danno oscillazione meccanica, come trapano o martello pneumatico: la vibrazione, veicolata dagli arti superiori, si diffonde anche all’area pettorale in cui alloggia il dispositivo cardiaco. Le contrazioni muscolari ad alta frequenza possono essere così confuse con aritmie pericolose. «Se il defibrillatore riconosce un’attività elettrica elevata, anche se non deriva da un’anomalia sostenuta del ritmo cardiaco, interviene con lo shock per ripristinare il battito regolare e prevenire l’arresto. L’evenienza è molto rara, i pochi casi sono associati all’uso prolungato di macchinari a forte vibrazione in alcune attività lavorative »

EFFETTO TEMPORANEO- Un timore tra cardiopatici e aritmici è di esporsi accidentalmente a forti campi magnetici e compromettere in modo permanente il pacemaker o defibrillatore. Pur sottoposti a onde molto intense, questi apparecchi cardiaci non cessano di funzionare, spegnendosi: il danno eventuale è limitato a un reset dei parametri impostati per la terapia o la percezione di una falsa aritmia che si protrae solo per la durata dell’interferenza subita. I moderni impianti sono sufficientemente schermati e anche l’esposizione a fonti plurime di campo magnetico debole, con le dovute cautele di vicinanza, non aumentano le interferenze. Rischi reali restano associati ai metal-detector aeroportuali e alla risonanza magnetica, assolutamente da evitare.

Cinzia Pozzi


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