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Cardiologia

Perché gli spazzini del colesterolo non puliscono le arterie

pubblicato il 21-02-2012
aggiornato il 16-01-2017

I macrofagi hanno il compito di ripulire le arterie per evitare il formarsi delle placche aterosclerotiche. Uno studio ha scoperto perché e come non compiono il loro lavoro.

Perché gli spazzini del colesterolo non puliscono le arterie

I macrofagi hanno il compito di ripulire le arterie per evitare il formarsi delle placche aterosclerotiche. Uno studio ha scoperto perché e come non compiono il loro lavoro.

 

Oetzi, l’uomo di Similaun? Non era anziano (al massimo una cinquantina d’anni) ma aveva già una bella placca di ateroma nelle arterie, e i polmoni neri, sicuramente affumicati dalla pratica di conservare i salami col fumo di un fuoco senza camino”. Come sappiamo l’Uomo venuto dal ghiaccio o, generalmente,  Oetzi  è un reperto umano risalente ad un'epoca compresa tra il 3300 e il 3200 a.C.

IL COMPITO DEI MACROFAGI- Il professor Fabio Magrini, direttore del dipartimento toraco-polmonare e cardiocircolatorio dell’Università degli Studi di Milano, parte da questo caso clinico di  quasi cinquemila anni fa per analizzare uno studio americano apparso su “Nature Immunology”: “La dieta di Oetzi e dei suoi compaesani era sicuramente a base di carne conservata, che in una traversata delle Alpi  fornisce con i suoi grassi molte calorie contro il freddo.” Lo studio americano, frutto della collaborazione tra centri universitari degli Stati Uniti e del Brasile, è stato presentato dalla rivista come “Articolo del mese” (* vedi citazione a piè di pagina). In strettissima sintesi, la ricerca è riuscita a spiegare come mai i macrofagi, che dovrebbero essere gli “spazzini” del colesterolo, una volta arrivati sulla placca ateromatosa vi restano come presi in trappola, accumulandosi gli uni sugli altri (e  rendendo fragile la placca, che poi si potrebbe sfaldare)  invece di andare a versare altrove il loro pericoloso contenuto. I ricercatori hanno scoperto che i macrofagi hanno un fattore di guida, il gene netrina-1, molto marcato e che blocca la loro migrazione. Hanno anche constatato che la netrina-1, così come il suo recettore, viene espresso dalle cellule spumose della placca di ateroma, che – ricordiamolo – è una specie di “pappa” che restringe il lume dei vasi sanguigni.

ESPERIMENTO GENETICO- Che cosa succede? Che i macrofagi zeppi di colesterolo non riescono ad allontanarsi dalla placca, e mancano l’appuntamento con la chemochina CCL19, che normalmente permette il distacco dalla placca,  e con un’altra chemochina, CCL2, che nel corso dei fenomeni infiammatori dirige il traffico dei macrofagi “spazzini” verso le vie linfatiche. La prova del nove i ricercatori l’hanno avuta grazie a un esperimento genetico: hanno allevato topi privati  del gene netrina-1 e hanno poi trovato placche ateromatose meno complesse e più piccole. Dice il professor Magrini: “E’ sicuramente uno studio importante, un altro passo avanti verso la comprensione di come si originano le placche aterosclerotiche, causa prima di molte patologie cardiovascolari. In questo campo, bisogna stare in guardia da una possibile reazione del pubblico, stimolata dai media in caccia di notizie: e cioè che la causa della malattia sia unica, e quindi il rimedio sia a portata di mano.

LA DIETA APPROPRIATA- Com’è noto, questa patologia inizia nell'infanzia come strie lipidiche (a carattere reversibile) che tendono a divenire placche aterosclerotiche.  Sui cadaveri dei giovani soldati uccisi in Vietnam e in un grande studio su soggetti da 0 a 29 anni, si dimostrò che si tratta di una patologia a comparsa molto precoce, su cui occorre fare prevenzione sia con una dieta appropriata a basso contenuto di grassi, sia con  l’attenzione ai fattori ambientali. “E le cose non sono molto cambiate dai tempi dell’uomo di Similaun”, chiosa Magrini. E aggiunge: “Sui meccanismi che provocano questo pericoloso intasamento delle arterie sono al lavoro da decenni i studiosi di tutto il mondo, alla ricerca di punti di vista nuovi. Anche il nostro gruppo dell’Università degli Studi di Milano  ci sta lavorando. Abbiamo in corso uno studio che intende capire perché l’aterosclerosi non viene mai rintracciata nelle arterie polmonari. Non c’è letteratura, su questo quesito, e noi vogliamo capire quale trucco usano i polmoni per salvaguardarsi.”  

•    The neuro immune guidance cue netrin-1 promotes atherosclerosis by inhibiting the emigration of macrophages from plaques. Janine M van Gils, e altri Nature Immunology 13, 136-143 (2012) doi: 10.1038/ni.2205

Antonella Cremonese


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