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Cardiologia

Si può morire di crepacuore? Sì

pubblicato il 10-12-2014
aggiornato il 08-02-2017

Il caso della famiglia Mango riporta in copertina un problema spesso trascurato. Spesso si ride sui problemi d'amore, che in realtà possono però anche stroncare una vita

Si può morire di crepacuore? Sì

 

Il caso del fratello di Mango, morto durante la veglia funebre del cantante, ripropone la domanda: si può morire di “crepacuore”? Sì. I sintomi e l’esito sono simili a quelli di un infarto, ma le origini del malessere sono diverse.  Il crepacuore per la perdita di una persona amata può colpire anche chi ha le coronarie ben pulite e ben funzionanti.

 

 

IL “CREPACUORE”

Il colpo arriva dal sistema nervoso simpatico attraverso una tale scarica di ormoni, le catecolamine, in grado di danneggiare il cuore, specie in persone fragili perché in là con gli anni o malate. Presente quelle coppie di anziani coniugi che, morto uno, l’altro segue poco dopo? Uno studio specifico è stato condotto dagli inglesi considerando oltre 114 mila persone di età 60-89 anni e seguendole per sette anni. In questo tempo un terzo dei volontari, a parte quanti sono deceduti, è rimasto vedovo. E qualcuno non ha retto il dolore della perdita morendo a sua volta entro i 30 giorni successivi al lutto. In quel mese il rischio di morte era risultato doppio, nei coniugi superstiti, rispetto a quanti erano ancora in coppia.

 

QUALI SINTOMI?

Ma com’è e come avviene il “crepacuore”? La British Heart Foundation indica una sindrome precisa, chiamata cardiomiopatia da stress. Ma il nome inconfondibile è un altro: Tako-Tsubo, giapponese. Scelto perché il ventricolo sinistro, in questa malattia, assume una forma che ricorda uno strumento usato in Giappone per catturare i polpi e chiamato, appunto, takotsubo. Naturalmente l’eventualità di questo “colpo al cuore” non si verifica solo in caso di lutto entro un amore romantico, ma anche tra i genitori che perdono un figlio, tra fratelli (come nel caso della famiglia Mango) o a seguito di una forte paura. È lo stress che uccide in questi casi. D’altro lato, il colpo può (nella maggior parte dei casi) non essere mortale ed è curabile. All’inizio capita che i medici lo affrontino come fosse un infarto, “ingannati” dai sintomi, ma se gli esami strumentali rivelano che le coronarie non sono intasate da un trombo, cambiano la terapia, applicando quella specifica del takotsubo. Che è una sindrome reversibile e che in ogni caso va diminuendo dopo il primo mese di lutto.

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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