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Chirurgia e medicina estetica, la «bellezza» che contribuisce al benessere dei malati

pubblicato il 07-05-2021

Il benessere fisico non è il solo obbiettivo da raggiungere dopo la malattia. Quello sociale e mentale passa anche dall'affrontare il disagio dovuto a un inestetismo in seguito ad incidenti o traumi

Chirurgia e medicina estetica, la «bellezza» che contribuisce al benessere dei malati

Migliorare la qualità di vita di chi vive come disagio un inestetismo non accettato. E’ questo l’obiettivo raggiungibile con l’aiuto sia della medicina estetica, sia della chirurgia plastica e ricostruttiva che possono offrire soluzioni utili anche a chi soffre di malattie della pelle o vuole cancellare le cicatrici lasciate da incidenti e interventi chirurgici invasivi. Ad oggi ogni regione stabilisce quali prestazioni erogare in autonomia per cui molti di questi servizi non sono previsti gratuitamente in modo uniforme sul territorio nazionale né sono integrati, nella maggior parte dei casi, all’interno per percorso di cura nei singoli ospedali. «La medicina estetica è una disciplina medica a tutti gli effetti che si occupa del benessere psico-fisico dei pazienti in accordo con il concetto di salute definito dall’Organizzazione mondiale di sanità come “uno stato di completo benessere fisico, sociale e mentale, e non soltanto l’assenza di malattia o di infermità” - dice Marco Iera, specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica dell’Istituto Clinico Brera -. Si possono mitigare i segni dell’invecchiamento, correggere aspetti del corpo che non piacciono, ma anche aiutare a recuperare un aspetto “sano” o “normale” in chi deve convivere con i segni di traumi o patologie».

Esiste, ad esempio il camouflage di cicatrici atrofiche e ipertrofiche e cheloidi: cos’è e a cosa serve?

«L’arte di “camuffare” (camouflage, ndr) gli inestetismi cutanei si basa sull’utilizzo di tecniche di maquillage che insegnano alla paziente non solo come applicare un correttore o una polvere minerale, ma anche l’importanza della preparazione della cute, la rimozione del trucco e la cura dell’inestetismo stesso -spiega Iera -. Il camouflage non è quindi un atto medico, ma può essere di grande aiuto per il benessere psicologico di chi vive male la condizione della propria cute. Oggi molte aziende cosmetiche hanno una vasta gamma di prodotti specifici che vengono usate anche da diverse figure professionali specializzate, come le estetiste».

Si può usare anche per vitiligine, acne e nevo flammeo?

«Le malattie che possono essere trattate in modo con il camouflage sono: la vitiligine, la rosacea, la psoriasi, l’acne, gli esiti di ustioni, gli angiomi, la dermatite seborroica, le cicatrici e il cloasma - dice l’esperto -. Non deve invece essere attuato su patologie infettive di natura virale o batterica come l’herpes simplex in fase acuta, le dermatosi o le follicoliti, né sulla cute che presenti dermatiti in fase acuta e neppure a pazienti con ipersensibilità accertata verso i componenti dei cosmetici. Quanto al nevo flammeo, può essere coperto. La tecnica del camouflage, infatti, si basa sul principio dei colori complementari, neutralizzando il colore dell’imperfezione, correggendolo con una nuance che più si avvicina alla colorazione della cute del paziente. Tutti i prodotti proposti devono fornire una tollerabilità ottimale, essere privi di profumi e conservanti, non essere comedogenici (ovvero causare la fuoriuscita di punti neri, brufoli ed altre impurità, ndr), garantire una protezione solare alta e resistere all’acqua ed al sudore».

Per gli esiti cicatriziali di labiopalatoschisi cosa si può fare?

«Naturalmente ogni caso è a se ed andrebbe esaminato da un esperto in chirurgia e medicina estetica. In linea generale per gli esiti cicatriziali da labiopalatoschisi è molto efficace la terapia laser con effetto termico e ablativo. E la dermopigmentazione o tatuaggio estetico, quando indicata, per ridisegnare il contorno delle labbra in modo più armonico».

Dermopigmentazione, laser, tatuaggi estetici: quando possono essere utili?

«Il tatuaggio con finalità medica, o dermopigmentazione correttiva, è una tecnica affine a quella del tatuaggio - spiega Iera -. Permette la colorazione della pelle mascherando, camuffandole, brutte cicatrici rimaste dopo ustioni, infortuni o operazioni chirurgiche invasive. O consente di rendere più armonico il contorno della bocca per chi soffre di labbro leporino. Possibile è anche possibile mascherare le “chiazze” dovute a malattie quali vitiligine e alopecia areata. Con i tatuaggi medici poi (non diversi in sostanza da quelli fatti comunemente per estetica) si possono coprire le cicatrici, incluse ad esempio quelle lasciate per intervento da tumore al seno».

A chi rivolgersi?

«A seconda dei casi gli esperti di riferimento possono essere estetiste, tatuatori o medici specializzati in medicina estetica. L’importante è rivolgersi a personale qualificato e a centri che rispettino le norme di igiene e sicurezza. Chiedendo prima una consulenza a un dermatologo, se si seguono terapie per malattie cutanee, o al proprio oncologo, per essere certi di non compromettere le cure. Per la chirurgia plastica o la medicina estetica, è sempre meglio verificare l’iscrizione alle varie società specialistica di pertinenza (come SICPRE O AICPE per la chirurgia estetica, ndr), visionare il curriculum vitae del medico e chiedere la sua casistica operatoria. Bisogna sempre informarsi anche sui prodotti che il professionista usa perché devono essere di altissima qualità, testati e sottoposti a studi scientifici e follow-up. Infine, il ruolo del medico estetico è anche quello di dire no, se necessario, e spiegare ai pazienti quando le loro richieste sono irraggiungibili». 

Vera Martinella
Vera Martinella

Laureata in Storia, dopo un master in comunicazione, inizia a lavorare come giornalista, online ancor prima che su carta. Dal 2003 cura Sportello Cancro, sezione dedicata all'oncologia sul sito del Corriere della Sera, nata quello stesso anno in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi.


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