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Ginecologia

Depressione in gravidanza: curarla o no?

pubblicato il 18-12-2012
aggiornato il 27-03-2017

Antidepressivi e gravidanza: il nascituro potrebbe avere ritardi nel linguaggio

Depressione in gravidanza: curarla o no?

Una nuova ricerca ripropone il dilemma segnalando che il nascituro potrà avere ritardi nel linguaggio se la madre ha preso antidepressivi. Ma altri studi mostrano i rischi connessi alla non-cura

Incinta e depressa: è meglio curarsi o aspettare? Un bel dilemma per gli psichiatri, il timore principale è – come per l’impiego di altre medicine – di poter danneggiare il feto. Gli studi si susseguono. All’University of  British Columbia e Harvard University i ricercatori hanno sottoposto a indagine gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), gli antidepressivi dal Prozac in poi che hanno pochi o nulli effetti collaterali, dunque – diciamo – sono “più leggeri” (non quanto a efficacia, beninteso).

Per misurare il loro possibile influsso sul nascituro, hanno scelto la precocità nel linguaggio, limitatamente alla capacità dei bimbi di cogliere le vocali. I risultati: i figli di donne sane (gruppo di controllo) mostravano questa capacità a 6 mesi; i figli di donne depresse ma non curate con antidepressivi ci riuscivano a 10 mesi; infine i nati da donne depresse trattate con SSRI durante la gravidanza non riuscivano in questa impresa né a 6, né a 10 mesi. Grave?

RITARDI DURATURI?- Gli autori stessi della ricerca osservano: «Purtroppo non sappiamo – e sarebbe di capitale importanza clinica - se queste  piccole perturbazione nei tempi di acquisizione linguistica abbiano un impatto duraturo». Ma basta, il risultato della ricerca americana, per decidere di non prescrivere gli SSRI a donne che, benché in gravidanza (epoca considerata sempre felice), soffrono di depressione?

Il professor Mauro Mauri, direttore dell’Unità Operativa di Psichiatria 2  all’Università di Pisa, scuote la testa. «Questi studi sono sempre un po’ problematici perché si basano su numeri comunque piccoli, quindi non si può estrapolarne chissà che. E ce ne sono che dicono no all’impiego degli SSRI e altri che dicono sì al loro uso».

Allora, come si fa a decidere? «Ci regoliamo così: il punto fondamentale è che cosa succede se non si cura la donna incinta in depressione», è la risposta di Mauri. «In alcuni casi basta il sostegno psicologico, oppure una vera psicoterapia. In altri casi è necessario ricorrere ai farmaci: perché la paziente non è in grado di reggere una psicoterapia in quanto soffre troppo o è rallentata nei pensieri, o è troppo ansiosa….». E aspettare, comunque, che partorisca prima di intervenire? 

Depressione e gravidanza: quali legami ci sono?

Depressione e gravidanza: quali legami ci sono?

19-10-2012
«LA DEPRESSIONE E’ TOSSICA» -   «Può essere un grave problema: lasciare senza cura una donna in gravidanza può indurla a trascurarsi, a non mangiare come deve, a ricorrere come calmanti a pastiglie o alcool non dovuti. Anche se è minore  che in tutte le altre fasi della vita, resta, poi, il rischio suicidio. Dopotutto è la seconda causa di morte delle donne incinte, dopo le cause fisiche come l’insorgere del diabete e altre complicanze. Proprio come nel caso dei ragazzini: al primo posto gli incidenti stradali, al secondo il suicidio. Sa che cosa dice una grande psichiatra americana, Katherine L. Wisner ? “La depressione è tossica”. Questo si tende a dimenticarlo».

BIPOLARE PIU’ RISCHIOSA - Riportiamo a Mauro Mauri i dati di un altro studio recente, stavolta svedese, e concentrato sulla depressione bipolare (pubblicato sul British Medical Journal). Curate o meno, le madri depresse in gravidanza avrebbero un rischio di parto prematuro più alto del 50%. Inoltre, se non curate, per i loro figlioli risulterebbe aumentata la possibilità di microcefalia e di ipoglicemia neonatale.

«Sì, risultano da altri studi, oltre che dalla nostra esperienza,  nascite pretermine, minor peso alla nascita, circonferenza cranica più piccola, minore vitalità rispetto ai livelli standard. I bambini nati da madri depresse piangono molto di più alle vaccinazioni di routine rispetto a quelli nati da madre non depresse, come se non si sentissero rassicurati... Oltretutto se parliamo di madri in attesa bipolari, si sa che questo tipo di depressione ha il più alto rischio di suicidio, non c’è da scherzare».

Davvero la depressione è “tossica”, dunque, nel senso che può creare essa stessa problemi al nascituro. Quindi, professor Mauri, in molti casi intervenite con i farmaci. Solo con gli antidepressivi SSRI? «Questa è la prima scelta, ma se necessario si ricorre anche ai vecchi triciclici che possono dare più effetti collaterali ma alle madri, non ai figli».

Se trascuri la tiroide in gravidanza danneggi l'intelligenza del feto

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30-07-2012
IL SEGNALE DELL’INSONNIA
 - Molto spesso centrale nella depressione perinatale è l'insonnia che può portare ad un serio aggravamento della sofferenza della donna e ad esiti drammatici.« E’ recente il caso di una quarantenne alla seconda gravidanza», racconta il professor Mauri. «Gravidanza desiderata e fortemente voluta a distanza di 8 anni dalla nascita del primo figlio. Quando l'ho visitata ho avuto la netta sensazione che quella donna nel momento in cui era rimasta incinta si fosse ammalata di depressione: non dormiva più la notte, era disperata. E voleva assolutamente abortire...E' giunta alla nostra osservazione inviata dal Pronto Soccorso. Con un basso dosaggio di uno dei "vecchi triciclici" ha recuperato il sonno con miglioramento del tono dell'umore e la possibilità di affrontare un percorso psicoterapico. Questa mattina una delle mie assistenti l'ha accompagnata a fare il test della translucenza (esame non invasivo che viene effettuato in gravidanza nel periodo compreso tra l'11-13° settimana di gestazione per valutare eventuali anomalie di tipo cromosomico o malformazioni del feto). Era felice e tra le lacrime ha detto: non so come sarebbe andata a finire quella domenica che andai al Pronto Soccorso se non ci fossero stati mio marito e voi». 

 

Serena Zoli


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