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Ginecologia

Lupus, gravidanza sicura (al momento giusto)

pubblicato il 17-07-2015
aggiornato il 22-02-2017

Se si concepisce in una fase di remissione della malattia i rischi di complicanze sono bassi per la mamma e il nascituro

Lupus, gravidanza sicura (al momento giusto)

Per anni sono state considerate “ad alto rischio ostetrico” le donne affette da lupus, una malattia d’origine immunitaria che si manifesta sulla cute e con dolori alle ossa e alle articolazioni. Ma lo scenario, probabilmente, non è così fosco. Chi convive con una malattia non “attiva” può rimanere incinta e completare la gestazione senza particolari controindicazioni.

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LA SPERANZA

La buona notizia emerge da uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine, finanziato dal National Institute of Health. Nella ricerca, la più ampia di questo genere, gli studiosi hanno seguito 385 donne - di età compresa tra 18 e 45 anni - affette da lupus e incinte. Tutte soffrivano di forme lievi o stabili della malattia e per otto di esse su dieci la gestazione s’è conclusa senza problemi. Del totale del campione osservato, il 9% aveva avuto un parto prematuro. Nel 5% dei casi, invece, la gravidanza s’era conclusa in anticipo con il decesso del feto o subito dopo la nascita con la morte del neonato. Bassi anche i tassi di riacutizzazione della malattia osservati nelle giovani madri, durante il secondo e il terzo trimestre della gravidanza. Segno che, se la malattia è sotto controllo, una donna può decidere di avere un figlio senza particolari controindicazioni.

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A COSA PRESTARE ATTENZIONE

Valutare le condizioni del lupus nel momento in cui si decide per il concepimento è quanto fa la differenza. Le partecipanti allo studio che hanno avuto le controindicazioni, infatti, presentavano diversi fattori di rischio: erano ipertese, avevano bassi valori di piastrine e alti livelli di anticorpi antifosfolipidi (indicatori di malattia “attiva”) nel primo trimestre. «I risultati ottenuti permettono di definire le probabilità che una gravidanza vada a buon termine, oltre alla possibilità di pianificarne una nel momento in cui il lupus attraversa una fase di stabilità», dichiara Jane Salmon, direttore del centro di ricerca sul lupus dell’Hospital for Special Surgery di New York e coordinatrice della ricerca. Di fatto per tutte le donne colpite dalla malattia sarà possibile individuare, sulla base dei dati tratti dagli esami del sangue, individuare qual è il momento più sicuro per rimanere incinta.

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UNA MALATTIA IN “ROSA”

Il lupus eritematoso sistemico è una malattia di cui in Italia soffrono quasi trentamila persone: con un rapporto di 9 a 1 per le donne. Le cause sono sconosciute, ma è quasi certo che alla base ci sia un’alterazione del sistema immunitario: da qui un “attacco” a organi e tessuti propri, riconosciuti come “estranei”. Fondamentale è considerata la diagnosi precoce, visto che una prolungata esposizione alla malattia può danneggiare i reni in maniera irreversibile: al punto da costringere il paziente alla dialisi. «In molti casi il lupus ha un esordio subdolo - dichiara Amato De Paulis, docente di medicina interna e direttore della sezione malattie autoimmuni dell’università Federico II di Napoli -. Bisogna fare attenzione a sintomi quali l’affanno, il dolore toracico e addominale». Nella maggior parte dei casi, però il lupus si “affaccia” sulla pelle del volto: con un arrossamento alla base del naso che si estende alle guance, disegnando un aspetto “a farfalla”. Tra i trattamenti, il caposaldo rimane ancora il cortisone.


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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