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Ginecologia

Se ti ami è anche grazie ai geni

pubblicato il 12-09-2011
aggiornato il 18-01-2017

Si può codificare in 6 dimensioni il benessere psicologico. E uno studio su 742 coppie di gemelli mostra quali dipendono da capacità innate e quante vengono plasmate dall'ambiente. Alla fine i due tipi di influenza sono di eguale peso, però distinti: autoaccettarsi è più una predisposizione, essere autonomi una conquista

Se ti ami è anche grazie ai geni

Si può codificare in 6 dimensioni il benessere psicologico. E uno studio su 742 coppie di gemelli mostra quali dipendono da capacità innate e quante vengono plasmate dall’ambiente. Alla fine i due tipi di influenza sono di eguale peso, però distinti: autoaccettarsi è più una predisposizione, essere autonomi una conquista  

Psicologicamente benestanti si nasce o si diventa? La tendenza a sentirsi bene con se stessi e nel proprio posto nel mondo, a veder positivo più che pensare da pessimisti è un regalo della natura o una capacità sviluppatasi vita facendo? La risposta è: un po’ e un po’. Anzi, a voler essere precisi, la dottoressa Antonella Gigantesco, coautrice di una ricerca in proposito, chiarisce che l’apporto dei geni con cui nasciamo e dell’ambiente in cui cresciamo (e interagiamo) si può valutare di eguale peso nel determinare il benessere psicologico di una persona.

GEMELLI A CONFRONTO - Lo studio è stato fatto mettendo a confronto 742 coppie di gemelli tra i 23 e 24 anni il cui stato d’animo di base è stato esaminato secondo la scala del benessere psicologico messa a punto dalla scienziata americana Carol Ryff, che prevede 6 dimensioni. Nell’indagine, pubblicata su Psychological Medicine e condotta dal Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (CNESPS) dell’Istituto superiore di Sanità (ISS),si sono dunque considerati:

1) l’autonomia (capacità di resistere alle pressioni sociali che spingono ad agire in determinati modi)

2) le relazioni positive con gli altri (avere relazioni interpersonali soddisfacenti e caratterizzate da scambio e supporto reciproco)

3) la crescita personale (avere la sensazione di realizzare le proprie potenzialità)

4) l’accettazione di sé (delle proprie qualità sia positive che negative, avere sentimenti positivi nei confronti della vita passata)

5) lo scopo nella vita (avere la sensazione che la propria vita presente e passata abbia un significato)

6) la padronanza ambientale (possedere un senso di padronanza e competenza nell’utilizzare efficacemente le opportunità offerte dall’ambiente).

FUORI DALLA FAMIGLIA - Specificano gli autori della ricerca che per l’influenza ambientale non si sono considerate le esperienze condivise, cioè vissute nello stesso ambito familiare che nel caso di gemelli risultano uguali, ma gli eventi che si sperimentano singolarmente: la scuola con i compagni, il posto di lavoro, gli incidenti, eventuali malattie, lo stile di vita…. Il 50 e 50 di responsabilità tra geni e ambiente si ottiene come media finale perché i vari fattori non hanno la stessa influenza su tutte le dimensioni del benessere psicologico. «I geni, per esempio, contano di più nel delineare le relazioni positive con gli altri, l’autoaccettazione e la padronanza ambientale», spiega la dottoressa Gigantesco. «L’ambiente gioca di più nel raggiungimento dell’autonomia e nella crescita personale». C’è ancora una sottodistinzione evidenziata dal confronto tra gemelli: i fattori ambientali che influiscono sull’autonomia non sono gli stessi che spingono per la crescita personale.

IL BENESSERE SI PROGRAMMA? – Fatto salvo che la genetica fa riferimento a una predisposizione ed è dunque elemento basilare per la propensione o meno alla salute mentale, si può fare qualcosa per promuovere il benessere psicologico? La ricerca dell’ISS come la scala di Carol Ryff nascono dall’esigenza di capire al fine anche di inventare un metodo per incrementare la soddisfazione di sé e la resistenza, per esempio, alla depressione. Antonella Gigantesco informa che i programmi di prevenzione primaria per la salute mentale sono molto pochi nel mondo mentre sarebbero parecchio utili per tre casi in particolare: adolescenti, puerpere, luoghi di lavoro. «Per parte nostra abbiamo un progetto per il primo biennio della scuola superiore con un manuale di mutuo aiuto tra i ragazzi e stiamo lavorando a un progetto per le scuole medie», informa Antonella Gigantesco. «Ci sono capitoli per incontri da tenere a scuola, per fare giochi di ruolo in gruppi di 2-3 adolescenti, per fare esprimere i sentimenti sia positivi sia negativi… Il tutto ispirato alla terapia cognitivo-comportamentale».

DOPO PARTO SENZA DEPRESSIONE - Su questa stessa base ha sviluppato un metodo di prevenzione della depressione post-partum nelle puerpere una studiosa australiana, Jeannette Milgrom, che è entrato a far parte del corso di preparazione al parto. E finora i dati sono incoraggianti.

Serena Zoli


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