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I nostri ricercatori

Ho scoperto come i batteri dell’intestino possono battere il tumore al colon

pubblicato il 26-05-2014
aggiornato il 20-07-2018

Rappresentano un arma da sfruttare per aiutare la chemioterapia nel far regredire il tumore. È quanto sta studiando Fabiana Saccheri, che a soli 34 anni sta rivelando un brillante talento della ricerca italiana

Ho scoperto come i batteri dell’intestino possono battere il tumore al colon

 

Una laurea in Scienze Biologiche, un Dottorato di ricerca in Medicina Molecolare, un anno e mezzo all’Institut Gustave Roussy di Parigi e diverse pubblicazioni su riviste del calibro di Science e  Science Translational: Fabiana Saccheri ha solo 34 anni ma è già una ricercatrice di esperienza.

 

 

BATTERI ALLEATI CONTRO IL TUMORE

All’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, dove ha svolto la tesi di laurea e il dottorato,  Fabiana è tornata dopo l’esperienza francese: lavora nel laboratorio di Immunobiologia e Immunoterapia diretto dalla dottoressa Maria Rescigno. Fabiana studia il carcinoma del colon-retto, molto diffuso nei paesi industrializzati e seconda causa di morte per tumore, ma con una prospettiva decisamente innovativa: capire come la microflora batterica intestinale possa influenzare l’insorgenza e il decorso della malattia. Il nostro intestino è un vero e proprio “ecosistema” dove vivono naturalmente numerose specie di batteri, definiti nel loro insieme microbioma. Da tempo si sa che la flora batterica è essenziale per mantenerci in salute ma negli ultimi anni si sta finalmente cominciando a capire la complessità delle relazioni nell’ecosistema intestino.

La modulazione delle popolazioni microbiche può avere dunque un grande impatto sul decorso di molte patologie, tra cui il tumore al colon, ed essere “sfruttate” come arma per combatterle. «È un campo innovativo ed estremamente affascinante» dice Fabiana «Già a Parigi mi sono occupata della relazione tra flora intestinale e tumori. Insieme ai colleghi francesi, ho scoperto che i batteri dell’intestino possono aiutare la chemioterapia nel far regredire il tumore». Il tumore al colon è una patologia multifattoriale, dovuta a cause sia genetiche che ambientali. «Si genera da alterazioni delle cellule della mucosa intestinale, quindi è probabile che anche il muco possa ricoprire un ruolo essenziale nella genesi del tumore: ed proprio nel muco che risiedono molti dei microrganismi della flora intestinale» spiega Fabiana.

La ricerca di Fabiana ha proprio l’obiettivo di identificare possibili marcatori microbici che possano dare informazioni sulla presenza o sulla progressione del tumore e analizzare se nei pazienti vi siano delle differenze nella composizione della flora batterica rispetto a individui sani.

«Queste ricerche aprono nuovi e possibili orizzonti terapeutici. I batteri che normalmente vivono nel nostro intestino, e che sono ritenuti avere qualità anti-tumorali, potrebbero essere somministrati e produrre così effetti benefici al paziente, in termini di rallentamento o remissione del tumore» conclude Fabiana.

 

LA PASSIONE É TUTTO

La vita di un ricercatore è molto impegnativa, e richiede un grande  investimento personale di tempo ed energie «Alcuni esperimenti sono così lunghi che mi fanno stare in laboratorio anche quattordici ore di fila» dice Fabiana. Il tempo libero è quindi sempre poco, ma quando Fabiana riesce a ritagliarselo, lo dedica alla musica e alla danza: frequenta corsi di ballo latino-americano e canta in un coro come contralto.

Cosa spinge dunque i ricercatori ad andare avanti, a fronte dei molti sacrifici personali? La risposta si comprende dalle parole di Fabiana «Fare ricerca non è una scelta, ma una vocazione. Questa vocazione è sempre stata dentro di me, con il tempo ho imparato a capirlo. Allora mi si è aperto un mondo che prima non conoscevo, ho scoperto la possibilità di utilizzare la mia mente per indagare su qualcosa che poteva portare benefici a tante persone. Ho scoperto la mia forma mentis scientifica».

 

FUGA DI CUORI

Fabiana è tornata in Italia, nonostante le difficoltà oggettive che comporta fare ricerca nel nostro paese:  «L’esperienza a Parigi mi ha lasciato tantissimo in termini professionali e personali ma mi ha anche fatto apprezzare valori del mio paese che davo per scontato come la qualità del cibo e i nostri usi e costumi. É nato in me il desiderio di voler far qualcosa per l’Italia in Italia. Per questo sono tornata».

Oltre alla cronica scarsità di investimenti, l’Italia ancora stenta a dare il giusto valore sociale alla professione dello scienziato, sia in termini economici che di tutela professionale. «In Francia, a differenza che qui in Italia, tutti i ricercatori per legge devono avere un contratto vero e proprio sono di conseguenza meglio remunerati e più tutelati, in quanto categoria lavorativa a tutti gli effetti» racconta Fabiana.

Questo precariato prolungato non invoglia i giovani scienziati italiani a rimanere in patria; è la principale causa del famoso fenomeno della fuga dei cervelli che però Fabiana preferisce indicare come “fuga di cuori”:  «Molti ricercatori si trovano a dover fare una scelta “obbligata” e difficile: passare la vita in un paese che non è il loro per amore della scienza e del loro lavoro, mentre l’Italia avrebbe tanto bisogno di arricchirsi sempre più di persone appassionate alla ricerca scientifica e dedicate al bene comune».

Ciò che rattrista di più è che quelli che fuggono sono le persone più desiderose di portare un contributo nel mondo scientifico. La soluzione per arrestare tutto questo? Secondo Fabiana, è investire nella ricerca, in termini economici ma anche culturali: «La ricerca scientifica fa bene a tanti. Fa bene all’Italia, perché un paese che investe nella ricerca è un paese lungimirante che crede nel futuro e nei giovani. Fa bene agli Italiani, che potranno giovare più velocemente delle scoperte fatte in ambito medico-scientifico. Fa bene agli scienziati, che finalmente non dovranno più fuggire all’estero per poter fare il loro lavoro. Infine fa bene agli investitori, perché chi investe nella ricerca ha sempre un ritorno economico». E noi non possiamo che essere d’accordo con Fabiana.


@ChiaraSegre

Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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