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Studio come bloccare le malattie del sangue causate dal virus dell’epatite C

pubblicato il 16-03-2015
aggiornato il 17-02-2017

Laura Gragnani, ricercatrice sostenuta dalla Delegazione di Arezzo, ci spiega la sua ricerca nel campo delle patologie correlate a un’infezione del virus Hcv

Studio come bloccare le malattie del sangue causate dal virus dell’epatite C

L’infezione da virus dell’epatite C umano (HCV) è un grave problema di salute pubblica; sono circa 200 milioni le persone al mondo portatrici del virus. L’infezione da HCV è un fattore di rischio per lo sviluppo di carcinoma al fegato ma è anche coinvolto nella patogenesi dei linfomi di non-Hodgkin. Quali sono i meccanismi molecolari collegati al virus HCV che portano alla formazione dell’una o dell’altra forma di cancro? È la domanda a cui cerca di rispondere Laura Gragnani, biologa pratese che lavora come ricercatrice all’Università degli Studi di Firenze.

Laura è già stata sostenuta da Fondazione Veronesi nel 2014 e per quest’anno si è riconfermata una dei 179 ricercatori meritevoli di ricevere una nostra borsa di ricerca, che per Laura arriva direttamente dalla sua terra, la Toscana: è infatti la Delegazione di Arezzo che quest’anno ha raccolto i fondi per il suo progetto. 

Laura, in cosa consiste la tua ricerca?

«Studio l’infezione da virus dell’epatite C: ben conosciute sono le conseguenze che questo virus può causare al fegato, meno noti sono invece gli effetti che può causare alle cellule del sangue, in particolare le patologie linfoproliferative che vanno da forme benigne al linfoma. Abbiamo recentemente identificato alcune molecole, chiamate micro-RNA16 e micro-RNA155, correlate allo sviluppo di linfomi in presenza di infezione da HCV. Il passo successivo, sui cui lavorerò nel 2015, è la comprensione di quali geni e quali vie biochimiche siano regolate da questi micro-RNA e come le proteine del virus HCV possano influenzare lo sviluppo delle neoplasie. I micro-RNA sono molecole molto promettenti per un possibile loro impiego come biomarcatori e bersagli di terapie innovative». 

È il secondo anno che vinci una borsa di ricerca di Fondazione Veronesi per questo progetto: quali risultati avete raggiunto quest’anno?

«Come detto poc’anzi, nell’ultimo anno abbiamo trovato un’associazione tra alcune piccole molecole di RNA e le patologie linfoproliferative correlate all’infezione da virus HCV. Inoltre, ho sviluppato un progetto di ricerca che ha portato ad identificare due mutazioni del DNA associate a un rischio aumentato di sviluppare linfoma durante un’infezione da HCV. Questi risultati sono molto interessanti nell’immediato per  mettere in atto un monitoraggio più stretto dei pazienti a rischio. Nel 2014 abbiamo pubblicato 8 lavori su riviste scientifiche internazionali tra cui Hepatology e Genes Immunity: una grande soddisfazione che ripaga il duro lavoro di ricerca». 

Cosa rappresenta per te questa nuova vincita?

«La mia esperienza con la Fondazione Veronesi è stata molto positiva. A cominciare dalla serietà e dalla trasparenza con cui viene fatta la selezione. Non è facile trovare dei bandi realmente competitivi, in cui contino solo il curriculum del candidato e la validità del progetto. Ovviamente, la felicità e la soddisfazione per la seconda vincita sono state addirittura maggiori rispetto alla prima esperienza, per la fiducia che mi è stata rinnovata e perché in questo modo posso continuare il progetto portato avanti durante lo scorso anno».  

Quest’anno la tua borsa è sostenuta dalla Delegazione FUV di Arezzo. Pensi che le delegazioni siano utili per fare conoscere i ricercatori nei loro territori?

«Certamente. Molto spesso le persone non capiscono realmente come si svolge il lavoro del ricercatore, c’è molta diffidenza nel dare il proprio contributo economico perché spesso vi è una mancanza di riscontro sull’impiego dei soldi. “Metterci la faccia” e far conoscere i ricercatori che vengono sostenuti in un dato territorio è un modo importantissimo per trasmettere fiducia e dare concretezza alle donazioni. Per questo il lavoro delle Delegazioni è importante; è un’opportunità per tutte le persone di parlare di ricerca e di scienza con chi tutti i giorni se ne occupa».

Ricordi il momento in cui hai capito che la tua strada era quella della scienza?

«Durante i miei studi classici, in seconda liceo, ho capito che la biologia era quello che mi piaceva di più. E così dopo la maturità mi sono iscritta al corso di laurea in scienze biologiche. Durante la tesi ho cominciato a frequentare un laboratorio e da allora non ne sono più uscita».

Cosa ti piace di più della ricerca?

«Fare e pensare sempre cose nuove, dover studiare ed essere aggiornati perché la ricerca è in continua evoluzione. Questo lavoro di sicuro non annoia». 

E cosa invece eviteresti volentieri?

«L’eccessiva burocrazia con cui abbiamo a che fare. A volte per comprare un reagente per un esperimento dobbiamo perdere un giorno di lavoro a compilare fogli e moduli». 

C’è stata qualche persona che ti ha ispirato nella tua vita personale e professionale?

«Sono stata fortunata ad avere avuto nelle mie nonne e nei miei genitori degli esempi ammirevoli di onestà, correttezza, coraggio e di dedizione e passione per il lavoro. Sono loro i miei riferimenti».  

Se dovessi scommettere su un filone della ricerca biomedica che fra qualche anno avrà rivoluzionato le medicina, su cosa punteresti?

«Molto difficile da dire. Ormai se ne parla da qualche anno e ci sono già stati successi importanti e concreti, ma credo che la terapia genica riservi ancora grandi sorprese».

Qual è per te il senso profondo del tuo lavoro?

«Quello di porsi continuamente nuove domande: la ricerca vive di interrogativi, ed è l’espressione della nostra curiosità e della voglia di conoscere, che fa parte dell’intima natura umana. Questo è l’aspetto più bello del mio lavoro».


@ChiaraSegre

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Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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