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L'esperto risponde

Cambi di umore in gravidanza, quando preoccuparsi?

pubblicato il 17-01-2013
aggiornato il 14-01-2017

Risponde Roberta Anniverno, medico psichiatra, responsabile del Centro Psiche Donna dell'Azienda ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, Ospedale Macedonio Melloni

Cambi di umore in gravidanza, quando preoccuparsi?

Sono al settimo mese di gravidanza (la prima, ho 36 anni) e tutto procede bene. Solo mi sento sempre stanchissima, apatica, dormo molto e mi sembra che il mio umore sia spesso «grigio». Non capisco se è normale, anche perché sono parecchio appesantita ed è inverno, o se dovrei preoccuparmi di più.
Lilly76

Risponde Roberta Anniverno, medico psichiatra, responsabile del Centro Psiche Donna all’Azienda ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, Ospedale Macedonio Melloni

Bisogna distinguere tra il fisiologico decorso della gravidanza, nel quale affaticamento e aumento del sonno possono essere compatibili con la gestazione, e una sintomatologia che ha necessità di essere meglio indagata. Per capire meglio è necessario porsi alcune domande: essere apatica significa avere difficoltà fisiche a fare le  cose o solo sentire meno voglia e interesse a intraprenderle e mandarle avanti? Dormire molto significa avere sonno e dunque riposare o ritirarsi a letto per la voglia di rifuggire le attività della giornata? O ancora, avere l’umore «grigio» vuol dire essere meno serene in alcuni momenti della giornata o avere pensieri negativi o preoccupazioni eccessive ed immotivate che mi rendono insofferente e demoralizzata? Se riconosco di essere apatica, senza piacere nel fare le cose e pessimista, quanto tutto ciò interferisce con la mia giornata quotidiana e le mie relazione interpersonali?


Qualora la risposta a queste domande è sempre la seconda ipotesi e questo comporta grandi interferenze nei rapporti con gli altri e nella quotidianità, è  importante disporre di un ascolto competente che può fornire un aiuto. Ad esempio il ginecologo o l’ostetrica di fiducia, oppure il medico di famiglia, che potranno valutare insieme a lei come procedere.
Senza attivare inutili allarmismi, un intervento preventivo può infatti essere efficace per monitorare l’andamento e la possibile evoluzione dei sintomi in gravidanza evitando un peggioramento dell’assetto psichico che può in futuro disporre verso una vera e propria psicopatologia nel post-partum. Diversi sono i fattori di rischio che è bene considerare già in epoca prenatale: hanno una rilevanza particolare, ad esempio, una depressione in gravidanza associata ad una storia personale positiva per depressione; la presenza durante la gestazione di ansia, disturbi del sonno e una scarsa tolleranza al dolore.


Inoltre, anche la personalità di una donna può contenere elementi di rischio, perché tratti di perfezionismo e di controllo possono rendere complessa una gravidanza vissuta come elemento nuovo da imparare a gestire senza perdere l’equilibrio e la stabilità ormai raggiunta ed assestata da tempo. Così come possono risultare «pericolosi» bassa autostima o scarsa considerazione delle proprie abilità e risorse nel saper affrontare una nuova esperienza.


Anche l’ambiente, il contesto nel quale vive e si confronta una donna, è importante perché capace di modularne l’assetto biopsichico: così eventi accaduti nell’anno prima della gravidanza e individuati dalla futura madre come particolarmente stressanti o negativi  possono essere predittivi di depressione pre e post-natale. Infine, anche uno scarso supporto sociale, specie dal proprio partner, sembra incidere come fattore di rischio sullo sviluppo di una psicopatologia in maternità.


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