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L'esperto risponde

C'è un legame tra peso corporeo e depressione?

pubblicato il 03-11-2014
aggiornato il 04-01-2017

Risponde Leo Nahon, direttore della Struttura complessa di Psichiatria 3 all’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano

C'è un legame tra peso corporeo e depressione?

Un mio conoscente si è ridotto pelle e ossa per una depressione che dura da anni, mentre io che ho passato un paio d’anni di male oscuro (ora sto bene grazie ai farmaci) ho messo su un sacco di chili. La mia curiosità è: qual è il rapporto tra depressione e peso? Nei testi si dice, tra i sintomi, “alterazioni del peso”: dunque in su o in giù. Ma la lotteria del più e del meno come funziona?

Elena, Grosseto

Risponde il professor Leo Nahon (nella foto), direttore della Struttura complessa di Psichiatria 3 all’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano.

E' straordinario come il corpo nel suo metabolismo, nella sua fisicità, risponda alle variazioni dell'umore: l'umore depresso e la depressione clinica vera e propria possono, a seconda delle circostanze e delle persone, indurre variazioni di peso di segno opposto. A volte si presentano al medico pazienti con perdite di peso significative (più del 5%) e debbono essere sottoposti a numerose indagini cliniche (esame del sangue, ecografie), ma non si trova nulla. Se si indaga l'umore, che in apparenza, ma solo in apparenza, si presenta in buon compenso, si percepisce una sofferenza non detta, non chiara nemmeno al paziente, ma che lo specialista psichiatra di solito riesce a individuare.  Una cura con antidepressivi insieme a un aiuto a rendere più consapevole la persona dei problemi e vissuti che l’affliggono porta in questi casi alla risoluzione del misterioso, inarrestabile dimagrimento.

Una volta questa si chiamava depressione "mascherata" e il termine rende bene: una perdita di peso patologica mascherava una depressione che non si esplicitava, curata la quale anche il peso si regolarizzava. All'opposto è comune incontrare persone che aumentano di peso in maniera eccessiva, a volte senza che ritengano alterate le proprie abitudini alimentari. «Sì, mi sento attratta /o un po’ più dai dolci, bevo qualche bicchierino in più... ma non più di tanto». In realtà è la comparsa di un vero e proprio craving, un desiderio incoercibile per le cose dolci e il cibo in generale e questo è spesso un segno della presenza di un disturbo depressivo incipiente o conclamato: che si esprime indirettamente. E tramite un comportamento bisognoso di alimenti si segnala anche la presenza di altri bisogni insoddisfatti.

Ricordiamo ad esempio che una delle terapie per il disturbo bulimico è costituita proprio da certi tipi di antidepressivi, gli Ssri, anche per una loro azione diretta sui centri diencefalici della fame e della sazietà. Dunque la flessione del tono dell'umore ha un influenza diretta e indiretta  sul peso corporeo: sia modificando il comportamento alimentare sia modificando il metabolismo vero e proprio dei glucidi.

 


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