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L'esperto risponde

Come capire se un bambino ha problemi di apprendimento?

pubblicato il 15-07-2014
aggiornato il 05-01-2017

Risponde Stefano Vicari, Responsabile Neuropsichiatria Infantile, Ospedale Bambino Gesù, Roma

Come capire se un bambino ha problemi di apprendimento?

Mio figlio è estremamente vivace e poco concentrato a scuola. Potrebbe essere un disturbo di disattenzione?

RG, Palermo

Risponde Stefano Vicari, Responsabile Neuropsichiatria Infantile, Ospedale Bambino Gesù, Roma

Occorre innanzitutto fare una distinzione tra quelli che sono i disturbi dell’apprendimento, in cui possono confluire la difficoltà a scrivere in modo corretto (disortografia, disgrafia), a leggere fluentemente (dislessia) o a fare di conto (discalculia) le quali si possono manifestare fin dalla prima elementare per divenire ancora più evidenti in seconda elementare quando diviene possibile la diagnosi, dal disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD). Quest’ultimo è caratterizzato da una difficoltà di attenzione e concentrazione del bambino, ma anche di controllo degli impulsi e iperattività evidenti ancora prima di arrivare a scuola, dunque in epoca pre-scolare tra i 3 e i 6 anni, con manifestazioni diverse da bambino a bambino, ma che sono comunque espressione dell’incapacità di regolare il comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente.

A questi problemi di iperattività, nell’ADHD, si possono associare anche disturbi dell’apprendimento che ne sono in qualche modo i precursori. In funzione delle diverse caratteristiche dei disturbi, è importante fare una chiara distinzione tra le due problematiche poiché anche l’approccio terapeutico sarà diverso: per i disturbi dell’apprendimento (disgrafia, dislessia e discalculia) la terapia è prevalentemente riabilitativa e attuata da un logopedista o da uno psicologo specificatamente formati mentre, per l’ADHD, la cura è prevalentemente psicoterapica e, in particolare, una terapia psico-comportamentale che sembra essere la più efficace e che necessita il coinvolgimento di più figure professionali - il neuropsichiatra infantile, il pediatra e lo psicologo dello sviluppo per la valutazione degli aspetti clinici, ma anche di pedagogisti, educatori ed insegnanti per quanto concerne la parte formativa.

Nelle forme più gravi la psicoterapia può essere anche affiancata da un supporto farmacologico. Prima si interviene nella cura dell’ADHD (ma questo vale anche per i disturbi dell’apprendimento), migliore sarà il risultato terapeutico; pertanto è importante che mamme o insegnati facciano attenzione ad alcuni campanelli di allarme che potrebbero denunciare la problematica. Ossia l’inattenzione del bambino (o facile distraibilità provocata anche dai rumori e da ciò che accade intorno) come evidente difficoltà a rimanere attento, scarsa cura per i dettagli, incapacità a lavorare su uno stesso compito per un periodo di tempo sufficientemente prolungato e/o a portare a termine le azioni intraprese (un gioco e/o una attività scolastica) nei tempi stabiliti e in modo ordinato; una iperattività che si caratterizza per una costante e eccessiva attività motoria e verbale anche in situazioni che richiederebbero un atteggiamento più contenuto, difficoltà a tacere e a restare fermo o seduto a lungo, costanti movimenti con le mani e i piedi, fatica a rispettare il turno e le regole nei giochi condivisi, passaggio da un gioco ad un altro senza concluderne nessuno; una eccessiva impulsività, ossia la difficoltà a pensare qualche cosa prima di farla, andando direttamente all’agito con una azione finale che risulterà spesso disorganizzata o inadeguata perché non pianificata. In presenza di queste sintomi, l’indicazione è sempre quella di rivolgersi a centri specializzati nel trattamento dell’ADHD per iniziare il migliore trattamento possibile.


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