Sostieni Fondazione Veronesi, dona ora

Insieme per il nostro futuro. Sostieni la ricerca e la cura!

Dona ora
L'esperto risponde

Cosa fare per una prostata in salute?

pubblicato il 09-03-2012
aggiornato il 14-01-2017

Risponde Giuseppe Martorana, direttore della clinica di Urologia dell’azienda ospedaliera universitaria di Bologna

Cosa fare per una prostata in salute?

Ho 54 anni e faccio una vita sana: lavoro, corro una volta alla settimana, faccio attenzione a ciò che mangio e bevo. Ora però il mio medico di base mi ha mandato dall’urologo: dice che soffro di una leggera ipertrofia e che devo fare il Psa.

Ma chi soffre di ipertrofia prostatica benigna (Ipb) va incontro a maggiori rischi di sviluppare un tumore della prostata? E cosa si può fare per mantenere l’organo in salute? Grazie

Giovanni, Pesaro

 

RISPOSTA

Procediamo per punti: l’ipotesi che ci sia un legame tra Ipb e tumore è oggetto di studi scientifici, ma al momento non possiamo affermare che l’ipertrofia possa trasformarsi in cancro. Sono entrambe patologie molto frequenti, spesso coesistono, ma sono diverse l’una dall’altra.

L’aumento volumetrico (appunto, l’ipertrofia prostatica benigna) è un fenomeno legato all’età, e si verifica, più o meno, in tutti gli uomini a partire dai 35-40 anni. Interessa l’area più interna della prostata, quella cioè a contatto con il collo della vescica ed è quindi responsabile dei sintomi urinari (frequenza, urgenza e difficoltà a urinare) che si manifestano a partire dai 50 anni.

Il tumore invece si sviluppa quasi sempre nella porzione periferica della ghiandola, non è in contatto diretto con la vescica e quindi, specie nella fase iniziale, non da segni di sé e non da sintomi.

Ecco perché è importante eseguire il Psa, specie nei pazienti a rischio, cioè quelle persone che  hanno familiarità per carcinoma della prostata.  In questi casi il test (semplice prelievo di sangue) andrebbe eseguito, almeno una volta, dopo i 50 anni. Tuttavia, va precisato che il test è molto sensibile e che un valore elevato rispetto alla norma non è sempre  correlato con la presenza di una neoplasia.

Altre situazioni, come una semplice infiammazione o la stessa ipertrofia prostatica benigna, possono determinare variazioni di dosaggio rispetto alla norma. In questi casi, specie se il test è stato eseguito su base spontanea e non richiesto dal medico,  è indispensabile consultare uno specialista urologo che possa dare la giusta interpretazione. Ed è importante evitare di sottoporsi ad altri esami, solo così «per sentito dire», che possono rivelarsi inutili e confondenti.

Alla stessa maniera è utilissimo consultare lo specialista urologo quando insorgono e diventano sempre più costanti variazioni in senso peggiorativo delle proprie abitudini nell’urinare, ovvero i disturbi legati all’ipertrofia prostatica benigna. E’ essenziale non sottovalutarli, tenerli sotto controllo ed evitare tutti i rischi legati all’ostruzione urinaria. Basta una semplice terapia medica, adatta al caso, per risolvere definitivamente questi disturbi.

Infine, per una «prostata in salute» la prevenzione parte a tavola: bisogna evitare soprattutto quei cibi che venivano considerati afrodisiaci e che in realtà infiammano semplicemente l’area. Dunque, moderazione nel consumo di peperoncino, birra, insaccati, spezie, pepe, grassi saturi (che provengono da carni rosse cotte alla griglia, formaggi e fritti), superalcolici, caffè e crostacei, specie per chi già soffre di frequenti irritazioni alla prostata.

La corretta alimentazione è un punto di partenza fondamentale anche per la regolarità della funzione intestinale: sia la stipsi cronica che la diarrea devono essere evitate perché possono irritare la ghiandola. E’ opportuno, poi, bere almeno due litri di acqua al giorno a piccoli sorsi e frequentemente nell’arco delle 24 ore. E praticare attività fisica regolarmente è un toccasana, così come l’attività sessuale, che non solo non è nociva, ma se praticata con regolarità ha sicuramente effetti benefici.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza

Da non perdere

News dalla Fondazione Eventi Iniziative editoriali Il meglio dai Blog Video