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L'esperto risponde

Cosa fare se mio figlio è dislessico?

pubblicato il 12-11-2014
aggiornato il 04-01-2017

Risponde Giacomo Stella, ordinario di Psicologia Clinica, Università di Modena e Reggio Emilia, Fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia di Bologna

Cosa fare se mio figlio è dislessico?

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Mio figlio ha difficoltà a leggere, a pronunciare le parole e fatica a scuola: potrebbe trattarsi di dislessia?

Roberta, Vigevano

Risponde Giacomo Stella, ordinario di Psicologia Clinica, Università di Modena e Reggio Emilia, Fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia di Bologna

La dislessia, insieme alla disortografia, disgrafia e discalculia, è uno dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento. Questi identificano una difficoltà correlata ad una delle abilità scolastiche, in questo caso la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente, senza che tuttavia vi siano ripercussioni sul funzionamento intellettivo generale, su problemi ambientali e/o psicologici o che vi sia necessariamente anche il coinvolgimento di deficit sensoriali o neurologici. Nonostante questo disturbo, il bambino dislessico riesce comunque a leggere e scrivere, sebbene con un enorme dispendio di energie che gli causa rapida stanchezza, errori nell’espressione orale con una lettura scorretta e per quanto attiene la scrittura con l’inversione di numeri (ad esempio 12 al posto di 21) o la sostituzione/inversione  di alcune lettere quali m/n; v/f; b/d, un apprendimento più lento talvolta con una difficoltà di comprensione del testo scritto indipendente sia dai disturbi di comprensione in ascolto che dai disturbi di decodifica (correttezza e rapidità) del testo scritto.

Oltre a queste incapacità, a volte si possono avere anche difficoltà ad imparare le tabelline e/o le lettere dell'alfabeto in sequenza, i giorni della settimana, i mesi dell'anno. La confusione, poi, potrebbe riguardare anche i rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani; mesi e giorni; lettura dell'orologio) o l’espressione verbale di un pensiero o ancora il bambino potrebbe avvertire difficoltà in alcune abilità motorie (ad esempio allacciarsi le scarpe), nella capacità di attenzione e di concentrazione.

La dislessia si può presentare in associazione con altri disturbi dell’apprendimento: la difficoltà di scrittura (disortografia, una difficoltà di tipo ortografico e disgrafia, la difficoltà nel movimento fino-motorio della scrittura) con un impatto significativo anche sulla disorganizzazione della attività scolastiche o personali  e della vita quotidiana e, talvolta, anche con altre attività mentali. ‘Disagi’ che nel bambino potrebbero sviluppare demotivazione, scarsa autostima. I disturbi correlati alla dislessia tendono di norma a manifestarsi già nella scuola dell'infanzia: alla loro prima comparsa è indicata la consulenza del pediatra che potrà valutare la situazione generale anche attraverso l'anamnesi familiare (presenza di disturbo specifico del linguaggio, dislessia nei genitori ad esempio) ed inviare, laddove necessario, il bambino alle strutture competenti.

La diagnosi deve essere infatti effettuata con appositi test da una équipe multidisciplinare, composta da Neuropsichiatria Infantile, Psicologo e Logopedista che, una volta confermata la diagnosi, potrà mettere in atto aiuti specifici, quali tecniche di riabilitazione e di compenso, o semplici provvedimenti della modifica della didattica - come ad esempio la concessione di tempi più lunghi per lo svolgimento di compiti, l'uso della calcolatrice e/o del computer - secondo le direttive Ministeriali (Prot. n. 4099/A/4). Provvedimenti che nel bambino affetto da dislessia devono poter essere utilizzati anche nei momenti di valutazione, compresi gli Esami di Stato. Mi preme comunque tranquillizzare tutti i genitori che hanno bambini dislessici: il problema esiste, ma è superabile e soprattutto occorre avere la consapevolezza che i bambini dislessici sono in grado di apprendere ed imparare come gli altri, seppure con una modalità e tempi diversi.  


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