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Risonanza magnetica (e non mammografia): quando si fa?

pubblicato il 13-01-2016
aggiornato il 14-11-2017

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Risonanza magnetica (e non mammografia): quando si fa?

La risonanza magnetica mammaria non sostituisce mai la mammografia come indagine di screening per la diagnosi del tumore al seno. L’esame è uno strumento diagnostico molto potente che permette di identificare anche noduli molto piccoli, spesso impalpabili e invisibili con le metodiche tradizionali. Tuttavia non è indicato per la popolazione generale: ha infatti un elevato tasso di falsi positivi (identifica come tumori formazioni che non lo sono) e inoltre non è in grado di rilevare la presenza di microcalcificazioni. A oggi, la risonanza magnetica mammaria come metodica di screening in aggiunta alla mammografia e alla visita senologica è dunque indicata soltanto per donne con aumentato rischio di tumore al seno o con caratteristiche anatomiche che rendono poco efficaci i tradizionali strumenti diagnostici. In particolare viene consigliata alle donne con:

  • mutazione dei geni Brca 1 e Brca 2;
  • rischio aumentato di ammalarsi di tumore al seno nel corso della vita, calcolato con appositi modelli predittivi che tengono conto di numerosi fattori (età, esposizione alle radiazioni prima dei 15 anni, storia ormonale, stili di vita, etc.); 
  • storia personale di carcinoma duttale in situ, lobulare in situ, iperplasia duttale atipica, iperplasia lobulare atipica; 
  • mammelle particolarmente dense.


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