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L'esperto risponde

Quanto sono pericolose le fratture negli anziani?

pubblicato il 23-01-2014
aggiornato il 05-01-2017

Rispondono la geriatra Daniela Mari del Policlinico di Milano e il professore Roberto D’Anchise primario d’ortopedia del Galeazzi di Milano

Quanto sono pericolose le fratture negli anziani?

Perché si dice che le fratture negli anziani sono pericolose? E’ vero che accorciano gli anni di vita?
Franco M. Genova

Daniela Mari, direttore dell'unità di Geriatria dell'IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico di Milano
Sì, è vero le fratture sono un rischio per la vita degli anziani, perché innescano un meccanismo che favorisce le complicanze  che, a lungo andare, aumentano la morbilità fino a ridurre gli anni di sopravvivenza. Sono diversi i fattori che intervengono in questa fase della vita. Prima di tutto, se la frattura è grave, come quelle che capitano al femore e alle vertebre, è necessario sottoporsi a un intervento chirurgico, quindi una degenza ospedaliera, un periodo di riabilitazione immediato e poi un periodo più lungo in un istituto di riabilitazione. Se l’attenzione del personale sanitario non è completa, il paziente con scarsa mobilitazione rischia la formazione di piaghe da decubito, difficili da guarire anche  per lo scarso apporto di proteine. L’anziano, infatti, spesso non si nutre adeguatamente e a sufficienza e la mancanza di proteine, in un paziente defedato, cioè in forte deperimento,  è foriera di complicanze, con aumento della mortalità.  

Non tutte le fratture sono così gravi. Sicuramente femore e vertebre possono influire sulla salute dell’anziano, soprattutto se producono immobilità. Non si deve poi  trascurare l’aspetto pluripatologico  (diabete, ipertensione, aritmie) che costringe gli anziani a prendere molte medicine, cui aggiungono, in questi casi, antinfiammatori e  antidolorifici, se non addirittura ansiolitici.

Per  non cadere nella trappola delle complicanze? Prima di tutto scegliere un centro adeguato sia per l’intervento sia per la riabilitazione. I centri ospedalieri, oggi, cercano di mobilizzare il malato prima possibile e quando serve una immobilità, si deve fare in modo di muovere il paziente anche nel suo letto. Importante, comunque, è una buona nutrizione e in qualche caso è bene fare uso di integratori specifici che danno all’anziano la giusta dose di proteine.

Roberto D’Anchise, primario di ortopedia all’Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico Galeazzi di Milano
Occorre fare dei distinguo tra le fratture. Quelle che sicuramente creano problemi agli anziani si riferiscono a testa del femore e vertebre, imputabili non a eventi traumatici, ma alla fragilità, cioè osteoporosi. Queste fratture comportano l’intervento chirurgico e per le vertebre, dopo l’inserimento di parti  di cemento, un sistema di immobilizzazione, il corsetto, piuttosto fastidioso da indossare. Ma la pericolosità di queste fratture non è dovuta soltanto alla fragilità. L’intervento chirurgico comporta alterazioni psicologiche a causa dello stress e dell’anestesia, anche se oggi viene usata quella spinale. Il paziente non dorme, ma il suo equilibrio psicofisico, precario, viene alterato. Bisogna poi aggiungere che l’anziano, in queste condizioni, prende coscienza della perdita di autonomia e ciò altera il suo umore. Si sente di peso alla famiglia, perché non può più vivere da solo e se non ha un familiare a disposizione deve assistito e accudito da una badante. Perdita di autonomia, depressione, decadimento psicofisico provocano nell’anziano uno stato di impotenza e un’avversione verso le azioni quotidiane della vita, privilegiando la sedentarietà.

Ma qualcosa si può fare per ridurre al minimo queste complicanze. Intanto conoscere lo stato dell’osteoporosi  così da avviare interventi terapeutici attraverso farmaci e l’alimentazione e poi muoversi per mantenere in attività la struttura scheletrica.  


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