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L'esperto risponde

Mia figlia fa uso di marijuana: come aiutarla a smettere?

pubblicato il 30-01-2019

Con un figlio maggiorenne che fa uso di marijuana occorre dialogare, evitando le contrapposizioni. La risposta dell'esperto alle preoccupazioni di un papà

Mia figlia fa uso di marijuana: come aiutarla a smettere?

Ho tre figli e sono un papà di una ragazza di 22 anni che fa uso abbastanza regolarmente di marijuana. C’è un test medico dal quale se ne comprende in modo abbastanza preciso la quantità di uso che uno ne fa? Come avvicinarci a lei per indurla a smettere?

Alberto G. (Trieste)

 

Risponde Riccardo Gatti, direttore del dipartimento dipendenze dell'Asst Santi Paolo e Carlo di Milano


Gentilissimo Alberto, inizio dall'età di sua figlia. Ha 22 anni, è quasi una donna. Lei, con sua moglie, si ritrova dunque di fronte una persona adulta. Occorre partire da qui, perché rapportarsi con una ragazza di questa età è diverso rispetto a quanto si può indicare a chi ha un figlio adolescente che fa uso di marijuana. Non è il caso di imporre restrizioni, sicuramente destinate a fallire. Nè di drammatizzare la situazione: scelta che contribuirebbe ad allontanarvi ulteriormente. Con un figlio di quella età bisogna costruire un rapporto incentrato sulla fiducia.


Il mio consiglio è quello di far emergere le vostre preoccupazioni, motivandole: spiegando che per la scienza non c'è distinzione tra droghe leggere e pesanti, facendo capire che quando si parla di marijuana è il caso di ragionare più sul rischio di un danno cognitivo legato al consumo cronico e non nelle fasi subito successive all'utilizzo, portando le evidenze oggi disponibili secondo cui chi ha usato hashish o marijuana con una certa consistenza ha mediamente avuto più disturbi mentali rispetto a chi non ne ha mai fatto uso. Disturbi che, anche senza arrivare alle forme gravi di psicosi, possono condizionare le capacità personali e lo stato psicofisico di una persona. Qualora sua figlia non dovesse credervi, potreste sempre provare a convincerla a parlare con un esperto, che potrebbe risultare maggiormente credibile in ragione del suo lavoro e della sua terzietà.


Non esiste a oggi un esame in grado di quantificare il consumo che una persona fa di una sostanza stupefacente. Il test del capello permette di riconoscere una persona che fa uso di marijuana, ma senza poter stimare con precisione i consumi. Il mio suggerimento è quello di dare più peso all'aspetto qualitativo e non a quello quantitativo, per valutare il possibile rischio di sviluppo di una forma di dipendenza. Cosa che solo un professionista esperto può fare: sarà eventualmente lui a chiedere un approfodimento con ulteriori esami, se necessari. 

 


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