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Qual è il valore esatto di colesterolo?

pubblicato il 02-12-2013
aggiornato il 05-01-2017

Continuano le polemiche sulle nuove linee guida americane che hanno abbassato il valore dell’Ldl. Gli esperti italiani rassicurano: Il valore è 190

Qual è il valore esatto di colesterolo?

Passano i giorni, ma non si smorzano i contrasti. Nodo del contendere: le nuove linee guida per il controllo del colesterolo messe a punto dall’American Heart Association. Dal giorno della divulgazione della notizia, nel corso del congresso mondiale svoltosi a Dallas, il fuoco di fila delle polemiche non si è mai spento. Se ad alzare la voce critica, per primi, sono stati i cardiologi europei, con il passare delle ore il nuovo approccio sembra non aver raccolto proseliti nemmeno Oltreoceano.

LE LINEE GUIDA - Il documento, reso noto nel corso dell’appuntamento scientifico annuale, è stato oggetto anche di una pubblicazione su Lancet. Nulla, però, che bastasse a smorzare i toni del dibattito. A far discutere è la totale cancellazione dei valori target del colesterolo Ldl, responsabile di un aumentato rischio di andare incontro a episodi cardiovascolari quali: infarto e ictus. Nelle quattro categorie fissate di pazienti, infatti, un gruppo di cardiologi statunitensi propone di dimezzare la quota di colesterolo “cattivo”: a prescindere dal valore di partenza. Considerando che della categoria di individui da trattare con le statine - anche in prevenzione primaria: ovvero senza che un paziente sia mai stato colpito da ictus o infarto - fanno parte anche tutti i soggetti con valori compresi tra 70 e 189, è presto chiaro perché appare discutibile il raggiungimento di un valore pari a 40. «Siamo di fronte a un approccio largamente impreciso che sovrastimerà notevolmente il rischio - afferma Paul Ridker, direttore del centro di prevenzione cardiovascolare del Brigham and Women’s Hospital di Boston -. Di fatto questo “calcolatore” sopravvaluterà il rischio da un minimo del 75% a un massimo del 150%». Logica la conseguenza: un aumento smisurato del consumo di statine, alla base di una terapia da seguire rigorosamente per tutta la vita.

LA POLEMICA - E se dietro alla stesura del documento ci fosse la longa manus dell’industria farmaceutica? Impossibile escluderlo, vista l’eco della notizia. C’è chi ha provato a difendersi: «Le statine ormai hanno perso il brevetto». Vero, come lo è altrettanto la stima che lo stesso farmaco, seppur da generico, possa generare introiti addirittura superiori, se la platea di potenziali pazienti dovesse triplicare: ipotesi non da escludere se fossero messe in pratica le indicazioni statunitensi. Rispetto alle linee guida europee redatte nel 2011, dunque, la prudenza aumenta notevolmente. Ma le indicazioni degli esperti non cambiano: «Continuiamo a ritenere le nostre indicazioni assolutamente sicure - dichiara Pasquale Perrone Filardi, direttore della scuola di specializzazione in malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università Federico II di Napoli -. Il business del colesterolo equivale a quello della pressione. Per dirla all’inglese: the lower the better». Ovvero: più bassi sono i valori, meglio è. Ma scendere oltre certi limiti, secondo la scienza, non apporta alcun beneficio. Con l’aggravante di generare un ingiustificato panico tra i consumatori.

LA PREVENZIONE -  Dieta e attività fisica: almeno su questi due aspetti i cardiologi americani non si sono distaccati dai colleghi del resto del mondo. Soprattutto nella prevenzione primaria, un ridotto consumo di acidi grassi saturi aiuta a tenere la colesterolemia sotto controllo. Le statine, agendo sul colesterolo di sintesi, non “riequilibrano” gli eccessi consumati a tavola. Prudenza, dunque, con il burro, la margarina, le carni rosse, il latte e i derivati. «Non ci sono alimenti da eliminare, ma soltanto quantità da moderare», chiosa Perrone Filardi.

Fabio Di Todaro
@fabioditodaro


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