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Celiachia e svezzamento: quando inserire il glutine se la mamma è celiaca?

pubblicato il 17-05-2017
aggiornato il 25-07-2017

Una mamma celiaca è preoccupata: inserire o no il glutine della dieta della figlia in svezzamento? Valutare la presenza di una predisposizione genetica può aiutare a fare le scelte migliori

Celiachia e svezzamento: quando inserire il glutine se la mamma è celiaca?

Soffro di celiachia e sono mamma di una bimba di cinque mesi. I pediatri mi consigliano di inserire il glutine nella dieta per lo svezzamento e di verificare in seguito un’eventuale reazione. Ma posso essere sicura che ciò non comporterà la comparsa della malattia? Come posso scoprire se mia figlia abbia la predisposizione genetica a sviluppare la malattia? Vorrei qualche consiglio su come comportarmi, grazie.

Benedetta Maica 


Risponde Riccardo Troncone, direttore della clinica pediatrica dell’Università Federico II di Napoli

 


Il quesito è interessante, la risposta articolata. Andiamo con ordine, allora. Se è in fase di svezzamento non sa ancora se sua figlia ha la predisposizione genetica a sviluppare la celiachia, il primo passo da compiere è la verifica della presenza dei geni DQ2 e DQ8 del sistema di istocompatibilità. Questi geni codificano per proteine che, collocate sulla superficie delle cellule del sistema immunitario, riconoscono molecole esterne, come le gliadine del glutine, contro cui scatenare una risposta immunitaria. Un test negativo - può effettuarlo utilizzando uno dei kit commerciali ormai diffuso in tutti i laboratori specializzati - permetterebbe di affermare che sua figlia non s’ammalerà mai di celiachia. Al contrario, la positività richiede un controllo più stringente. La stessa non equivale a dire che si svilupperà la malattia, ma che c’è la predisposizione e che nel tempo l’esposizione al glutine potrebbe portare alla definizione del quadro della celiachia.

Non esiste però un protocollo standardizzato da seguire. L’eventuale comparsa della malattia andrà ricercata attraverso i sintomi o il dosaggio degli anticorpi transglutaminasi. Spesso infatti anche nei bambini la celiachia può manifestarsi in maniera silente, ecco perché occorre misurare la presenza degli anticorpi specifici in maniera periodica: almeno una volta all’anno. La biopsia del duodeno, richiesta come conferma nell’adulto, non è invece necessaria nei bambini.

Segua dunque pure le indicazioni dei colleghi, inserendo gradualmente gli alimenti contenenti glutine nella dieta di sua figlia entro il dodicesimo mese di vita. Come evidenziato in un’ampia ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine nel 2015, posticiparne l’introduzione non garantisce alcun beneficio nel medio e nel lungo termine. Non avrebbe alcun senso tenere la bambina a dieta senza glutine, che come sappiamo è una terapia che devono seguire soltanto i celiaci.

 

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