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Neuroscienze

Depressione: alzandosi presto il rischio è minore

pubblicato il 15-06-2021

Siamo o allodole o gufi ma la società è modellata sulle prime, così i mattinieri sono più protetti nel benessere psichico

Depressione: alzandosi presto il rischio è minore

Dobbiamo deciderci ad ascoltare quel “tic tac” interiore del nostro orologio biologico che studi sempre più frequenti indagano e mostrano essere influente sulla nostra salute, fisica e mentale. Ora ne sono usciti, quasi in contemporanea, due, in Inghilterra e in America, centrati sul rapporto tra orario del sonno e frequenza della depressione. Utile conoscerli: ci si può risparmiare un 23 per cento di caduta in un umor nero patologico. Ambedue sono stati condotti su una platea vastissima, 840 mila l’Università del Colorado a Boulder e 450 mila l’Università di Exeter (Gb), attingendo i dati da pre-esistenti e vaste bio-banche. Il primo studio è stato pubblicato su Jama Psychiatric e quello inglese su Molecular Psychiatry, due riviste autorevoli.

CRONOTIPO TRA ALLODOLE E GUFI

La premessa di queste ricerche è il cronotipo: riassumibile in chi, geneticamente, è portato ad alzarsi presto (vivaci “allodole”) e chi non finirebbe di tirar tardi la sera (“gufi” notturni). In mezzo tra i due cronotipi netti, la maggioranza delle persone. In uno degli studi, un terzo delle persone si dichiaravano di temperamento allodola e solo il 9 per cento amanti delle ore piccole. Ma prima ancora era stata fatta dai ricercatori di Exeter la mappatura di 351 geni legati all’essere mattinieri o tiratardi. Poi, usando un processo statistico chiamato Randomizzazione Mendeliana, avevano esaminato se tali geni siano casualmente associati con sette disturbi mentali e livelli di benessere, inclusa la depressione maggiore.

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C’E’ UN “JETLAG” SOCIALE

Hanno anche ripreso il concetto di “social jetlag”, cioè di jetlag o sfasamento orario tra i propri tempi e quelli della società. Su 85.000 partecipanti alla Uk Biobank, dov’erano disponibili i dati sul sonno di ciascuno (rilevati con un dispositivo elettronico al polso), hanno misurato le variazioni sul “modello” di sonno nei giorni di lavoro e nei giorni liberi. Constatando che dove lo sfasamento orario era più forte tra l’orologio interno e l’orologio esterno, sociale, più facilmente si riscontravano depressione, ansia, più bassi livelli di benessere. Insieme si è riscontrato che il fatto di essere per temperamento (per cronotipo) mattinieri è una protezione contro depressione e disagio. Il fatto è – spiegano – che essendo mattinieri si è più in sintonia con i tempi sociali che richiedono di essere attivi più o meno dalle 7-8 in poi.

LA SOCIETA’ PROTEGGE I MATTINIERI

Secondo alcuni studiosi l’ipotesi più valida è che i mattinieri in tutta la giornata “raccolgono” più luce, che fa bene all’umore. Altri pensano che avendo un ritmo circadiano molto meno diffuso, i cosiddetti gufi si portino dietro un peso genetico depressivo in se stesso. «Di certo - conclude il dottor Iyas Daghlas della Colorado University – viviamo in una società disegnata per i mattinieri dato che il modello del lavoro impegna nell’orario 9-17 circa, mentre “quelli della notte” sono o si sentono in un continuo sfasamento rispetto all’orologio sociale». Una collega della stessa università, la dottoressa Celine Vetter, nel 2018 aveva già condotto una ricerca sul tema coinvolgendo 32 mila infermiere mostrando che le “allodole” tra di loro nel giro di 4 anni si erano ammalate di depressione il 27 per cento in meno.

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I NOTTAMBULI PIU’ A RISCHIO

Altri studi precedenti ai due che stiamo esaminando avevano mostrato che i nottambuli avevano un rischio doppio di soffrire di depressione rispetto agli “avversari” supersvegli al mattino presto. Però questa abitudine del mattino presto è molto difficile da prendere perché se non lo prevede l’orologio genetico che sta nel nostro ippocampo (il “master clock”, non tuttavia l’unico) per alzarsi si tratta di lottare contro il proprio istinto. Questo il prezzo, se si è gufi o tendenzialmente gufi: ma il guadagno è notevole, come abbiamo anticipato. Lasciare il letto un’ora prima al mattino “dona” il 23 per cento di possibilità di non incorrere in una depressione. Se si va a letto più presto così da alzarsi ben due ore prima del consueto, il “taglio” del disturbo mentale può arrivare addirittura al 40 per cento. I ricercatori danno anche l’esempio da seguire: «Se anziché all’1 di notte, vi coricate alle 11 potete “guadagnare” queste due ore alla mattina, con tanto vantaggio per il vostro buonumore». Resta non chiaro, riconoscono gli studiosi, se l’effetto antidepressivo si verifica quando a svegliarsi un’ora prima sono le persone già spontaneamente mattiniere.

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Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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