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Neuroscienze

Depressione effetto collaterale trascurato di molti farmaci

pubblicato il 21-11-2018

Uno studio USA mostra che un adulto su tre assume farmaci che possono causare depressione. Silvio Garattini: il medico sia vigile con anti-ipertensivi, omeprazoli e analgesici combinati fra loro dopo i 65 anni

Depressione effetto collaterale trascurato di molti farmaci

Più di un terzo degli americani adulti potrebbe assumere, senza saperlo, farmaci che fra i potenziali effetti avversi contano anche la depressione. Questo dice il risultato di un’indagine condotta su oltre 26.000 persone tra il 2005 e il 2014 dall’Università dell’Illinois a Chicago. Ma neppure i medici lo sanno?, viene subito da chiedere. Il fatto è che si tratta di farmaci d’uso comune e che spesso non hanno nulla a che vedere con la depressione per cui sia i pazienti sia i curanti possono essere all’oscuro di questi rischi, o non tenerli nella dovuta considerazione. I ricercatori hanno individuato più di 200 medicine abitualmente prescritte che hanno per l’appunto il rischio depressione e l’aumentato rischio di suicidio tra i possibili effetti collaterali. Farmaci utili e necessari, come le pillole anticoncezionali, per il controllo della pressione alta, per disturbi cardiovascolari, contro il riflusso e l’acidità, gli antidolorifici. Tanti di questi, non tutti.

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L'USO COMBINATO DI PIÙ FARMACI AUMENTA IL RISCHIO 

Pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), lo studio sottolinea che spesso alcuni di questi farmaci vengono prescritti insieme (politerapia) e questo “accumulo” finisce per rendere più probabile lo sviluppo della depressione. Per venire ai dati: il 15 per cento di pazienti che hanno assunto in contemporanea tre o più di queste medicine hanno sofferto di depressione, in confronto al 5 per cento del gruppo di controllo, che non erano in terapia. E rispetto al 9 per cento di chi usava solo due di quei farmaci e il 7 di chi ne prendeva solo uno. Analoghi i ritrovati sulle medicine che tra i possibili effetti collaterali enumerano la tentazione del suicidio.

POCA CONSAPEVOLEZZA DEI MEDICI

«Che cosa si deve capire da questo studio?», si chiede la dottoressa Dima Qato, capo dell’indagine. «Che la politerapia può portare alla depressione e che tanto i pazienti quanto i medici devono essere consapevoli del rischio che può essere contenuto in ogni tipo di farmaci di uso comune: molti, addirittura, sono medicine da banco». La farmacologa dell’Università di Chicago continua: «Molti si stupiranno nell’apprendere che le loro medicine, benché prive di collegamenti con sintomi depressivi o ansiosi, possano scatenare una depressione». E la tendenza continua: le prescrizioni capaci di indurre la depressione sono salite dal 35 per cento al 38 dal 2006 al 2014, e cresce nel tempo anche la prescrizione di più farmaci alla volta: dal 7 al 10 per cento.  Dallo studio emerge la necessità di maneggiare con cautela la politerapia, le tante pillole o gocce alla volta, specie considerata la diffusa inconsapevolezza sul loro potenziale negativo sull’umore. «Per di più», osserva ancora la dottoressa Qato, «ben pochi di questi farmaci hanno sul foglio illustrativo l’indicazione di questi rischi». Occorre impostare una larga campagna di informazione che includa anche i farmacisti per evitare il diffondersi di questi effetti collaterali perversi. Specie considerato che la depressione è una delle principali cause di disabilità e che i tassi di suicidio sono in aumento (negli Stati Uniti). Le strategie contro il male oscuro devono essere energiche, concludono i ricercatori dell’Illinois.

GARATTINI: ECCO A COSA FARE ATTENZIONE 

Il male che loro denunciano si verifica anche in Italia? Lo abbiamo chiesto al decano dei farmacologi, presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, Silvio Garattini: «È comune in soggetti che hanno più di 65 anni un trattamento con molti farmaci che possono anche arrivare a 10-15 al giorno. Una buona parte di questi pazienti sviluppa una forma di depressione con i relativi sintomi. È stato realizzato un confronto fra questo pazienti e un gruppo di controllo che, pur della stessa età e pur ricevendo lo stesso numero di farmaci ma di differente composizione, non sviluppa depressione. Ciò ha permesso di stabilire quali siano i farmaci che possono indurre depressione come effetto collaterale». E di che tipo sarebbero? «Fra questi farmaci “depressogeni” si possono trovare farmaci di uso comune come alcuni anti-ipertensivi, omeprazoli, analgesici. La maggiore probabilità di sviluppare depressione dipende dall’impiego di tre fra i farmaci sopra ricordati. Il rischio per i pazienti con questo tipo di depressione è quello di venire poi trattati con uno o due anti-depressivi sommando così altri effetti collaterali». Che cosa è più corretto fare, allora? «Il medico dovrebbe invece rivedere i trattamenti in corso», conclude Garattini.

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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