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Neuroscienze

Depressione stagionale: il buio «imprigiona» la serotonina

pubblicato il 24-11-2014
aggiornato il 12-07-2017

Individuato il meccanismo, più forte d’inverno, che impedisce di agire al “neurotrasmettitore del buonumore”. Le donne molto più colpite. Sintomi atipici

Depressione stagionale: il buio «imprigiona» la serotonina

Perché c’è chi cade nella tristezza quando cadono le foglie e ancora più dopo, mentre il buio avanza e la luce si fa breve? Il fenomeno è noto, si parla di Winter Blues, malinconia invernale o, scientificamente, di Sad che, ironia dei nomi, tradotto come un aggettivo in inglese vuol dire “triste”, ma nasce dalla iniziali di Seasonal affective Disorder, disturbo dell’umore stagionale. C’entra, sembra, il “trasportatore della serotonina”, ovvero di un neurotrasmettitore molto legato all’umore (in positivo), che agirebbe in modo diverso nella bella e nella brutta stagione.

SEROTONINA PRIGIONIERA

Questo "conduttore" si chiama Sert e uno studio dell’Università di Copenhagen (Danimarca) ne ha misurato la quantità, con la Pet, nelle stesse persone, affette da depressione stagionale, durante l’estate e durante l’inverno. E si è visto che i livelli di Sert in inverno risultavano del 5% più alti che in estate mentre nel gruppo di controllo, costituito da volontari non affetti da Sad, restavano identici. Giuseppe Maina, direttore della Clinica psichiatrica universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino), spiega il meccanismo: «Collegamenti tra Sert e umore si erano già visti, ma da questo studio viene una conferma abbastanza importante che la stagionalità conta.

Ora, in quanti sono più vulnerabili al buio, dall’autunno sale il Sert e determina tristezza perché questo “trasportatore della serotonina” la capta e la chiude dentro la cellula nervosa dove non è attiva; in tal modo questo neurotrasmettitore non arriva alle sinapsi, le zone di connessione tra neuroni, dove esplicherebbe la sua azione». In effetti c’è tutta una classe di antidepressivi, gli Ssri, che derivano il loro nome dall’essere inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. Nel senso che la liberano, di modo che non ci sia più carenza di questo neurotrasmettitore legato al buonumore.

IL BUIO DEL GRANDE NORD

«Non a caso questo studio è danese – sorride Maina –, nei paesi del Nord Europa, dove in inverno il buio occupa così tanta parte delle giornate, il problema è molto più grave che da noi». I ricercatori di Copenhagen calcolano in 1 su 6 le persone predisposte al Sad  in Scandinavia, a Glasgow o a Mosca, mentre le statistiche alle nostre latitudini parlano di 1-2 su 10. E con forme spesso meno gravi. «Anche in Italia si coglie una leggera differenza tra sud e nord, a sfavore del nord », dice il professor Maina. Che aggiunge: «Ne soffrono molto più le donne degli uomini». E’ una depressione che va curata? «Certo, come le altre. In questo tipo di depressione la cura di elezione è la light therapy, che è molto in uso nei paesi nordici». Mentre da noi si fa in pochissimi centri. E i sintomi sono gli stessi? «Non proprio, si parla di depressione atipica. Per esempio, nel winter blues si danno iperfagia e ipersonnia, il contrario di quanto avviene di solito nell’umore depresso. E più che l’angoscia domina l’irritabilità».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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