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Neuroscienze

Eponimi da bandire: giusto continuare a usare il nome di Asperger?

pubblicato il 21-04-2018
aggiornato il 22-05-2018

Nuove ombre sulla storia dello scienziato che diede il nome alla Sindrome di Asperger. Su «The Future of Science and Ethics» l'appello: «Gli eponimi di chi si è servito delle ricerche condotte dai nazisti o per mezzo dei loro crimini devono essere banditi»

Eponimi da bandire: giusto continuare a usare il nome di Asperger?

Il nome di Hans Asperger è familiare a molti, perché ricorda l’omonima sindrome, un disturbo dello sviluppo per alcuni versi simile a una forma di autismo senza ritardo cognitivo. Il dottor Asperger, però, pediatra austriaco nato vicino a Vienna nel 1906, era anche un attivo collaboratore dei nazisti. Alcuni studi ne hanno documentato l’attività, l’ultimo a firma dello storico austriaco Herwig Czech, ripreso in questi giorni dai giornali di mezzo mondo. Ma più in generale fra gli scienziati c’è chi si sostiene sia ora di un ripensamento radicale sotto il profilo etico: basta usare eponimi con i nomi di chi si è macchiato di delitti tanto gravi, diamo altri nomi alle malattie.

(Nella foto, un giardino commemorativo della famigerata clinica Am Spiegelgrund, fonte Wikimedia Commons)

EPONIMI DA BANDIRE

“Non solo Asperger, ma tutti coloro che si sono comportati in modo indegno non dovrebbero essere onorati con un eponimo. La comunità scientifica dovrebbe cancellare questi eponimi e usare etichette alternative. Il ricordo delle vittime deve essere accompagnato dall'oblio dei carnefici”. Ad affermarlo è Sergio Della Sala che, insieme a Roberto Cubelli ha firmato l’articolo Eponimi da bandire nell’ultimo numero di The Future of Science and Ethics, la rivista del Comitato Etico della Fondazione Umberto Veronesi. Sergio Della Sala insegna Scienze Umane Cognitive all’Università di Edimburgo e Roberto Cubelli è docente di Psicologia all’Università di Trento. Oltre al nome di Asperger, nel loro articolo ricorrono quelli di Julius Hallervorden e Hugo Spatz, ancora oggi ricordati per l’omonima sindrome, una forma di distrofia muscolare che contribuirono a descrivere “usando preparati anatomici cerebrali di vittime del programma di eutanasia Aktion-T4. Hallervorden praticò lui stesso molte autopsie dopo aver esaminato le vittime in vita. Hugo Spatz ha diretto l’Istituto di ricerca sul cervello che collaborava con la prigione Brandenburg-Gorden”, uno dei luoghi, attrezzati con camere a gas e crematori, in cui i nazisti assassinavano sistematicamente uomini, donne e bambini con disabilità mentali. Hallervorden suggerì, pragmatico: “Se ammazzate tutte queste persone almeno prendete i loro cervelli così che il materiale possa essere utilizzato”. 

ALTRA ETICA, ALTRI NOMI

Come sostituire allora gli eponimi tanto diffusi? La Malattia di Hallervorden-Spatz può essere indicata come Neurodegenerazione con Accumulo di Ferro, non solo perché così si descrive “in modo sintetico le specifiche condizioni patologiche” e in modo “più efficace per la comunicazione scientifica”, ma anche per non ricordare le persone che portavano quei nomi, ribadiscono Della Sala e Cubelli. E ancora. Hans Reiter condusse “orrendi esperimenti nei campi di sterminio” e poi divenne persino membro della Royal Society of Medicine di Londra, ricordano gli autori. Loro la Sindrome di Reiter da tempo la chiamano per ciò che è, ovvero Artrite Reattiva. Il nome di Asperger già non compare più nell’ultima versione del DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, vero e proprio dizionario internazionale delle diagnosi psichiatriche, che ha introdotto un’unica categoria di “Disturbo dello Spettro Autistico”. Ma è ancora ampiamente utilizzata, anche da molte persone che ne sono colpite e che se ne servono per differenziarsi da una diagnosi di “autismo” nella quale non si riconoscono.

LA STORIA DI HANS ASPERGER

Al di là delle ragioni mediche che hanno spinto gli specialisti incaricati a ridefinire i confini di alcuni disturbi psichiatrici, Sergio Della Sala e Roberto Cubelli sostengono con convinzione che “cambiare è possibile”. Ciò che ha raccontato in questi giorni l’articolo di Herwig Czech su Molecular Autism ne rafforza le ragioni. A lungo l’adesione di Asperger all’ideologia nazionalsocialista fu oggetto di discussione, ma le prove erano poche e generalmente passò una narrazione prudenziale, per cui anzi l’eminente psichiatra viennese divenne un oppositore del regime hitleriano e secondo alcuni cercò di proteggere i bambini a lui affidati. Czech è uno storico della medicina e ha applicato la metodologia della ricerca storica alla questione. Ha esaminato fonti e documenti inediti, fra cui annotazioni personali di Asperger e valutazioni cliniche da lui compilate. Ne è emerso che appoggiava l’”igiene della razza”, sostenendo le sterilizzazioni forzate e in varie occasioni collaborando al programma di “eutanasia” dei bambini disabili. Lizzi, Marie, Alfred, Herta, Elizabeth… l’articolo di Czech ripercorre le storie sventurate di bambini con disturbi psichiatrici di vario tipo, molti di loro ebrei. Alcuni, anche bambini di 5 anni, venivano classificati da Asperger come “prostitute nate” o “criminali nati”. Sono documentati diversi casi di bambini da lui mandati nella famigerata clinica Am Spiegelgrund. Molti di loro morirono entro pochi mesi. Alcuni bambini vennero inviati nella clinica dalla commissione, in cui Asperger era la più autorevole figura medica, anche contro la volontà dei genitori. Sapeva a cosa li destinava? Anche se nei suoi scritti i maltrattamenti e l’uccisione di pazienti non viene mai menzionata esplicitamente, altre fonti e altre testimonianze ricostruiscono un contesto nel quale medici nella posizione di Asperger non potevano non sapere. E approvare, se non partecipare.

LA SCIENZA, LA STORIA E UNA SFIDA PER LA BIOETICA

L’articolo di Czech contribuisce non solo a gettare nuova luce sulla figura controversa di uno fra i più citati neuroscienziati del Novecento, ma anche a spiegare il contesto storico in cui si mosse e in cui nacquero filoni di ricerca fondamentali ancora oggi. A gran voce chiama in causa una riflessione bioetica sulle scoperte di medici e scienziati che approfittarono di esseri umani indifesi e ritenuti indegni di far parte del Volk, e forse anche di vivere.
Cubelli e Della Sala concludono: «Gli eponimi di chi si è servito dell’insieme di dati, materiali e risultati delle ricerche condotte dai nazisti o per mezzo dei loro crimini devono essere banditi».
In un commento gli editors spiegano perché hanno deciso di pubblicare sulla rivista Molecular Autism il lavoro di ricerca storica di Czech. «Grazie a questo articolo siamo persuasi che Asperger non stava solo facendo del suo meglio per sopravvivere in condizioni intollerabili, ma era anche complice dei suoi superiori nazisti nel colpire i soggetti più vulnerabili nella società dell’epoca». Raccontano inoltre che il contributo di Asperger alla definizione e allo studio dei disturbi dello spettro autistico deve molto anche al lavoro di altri scienziati, come Georg Frankl e Anni Weiss, medico e psicologa, che prima di lui avevano già pubblicato e descritto casi di “psicopatici autistici”. Ma erano ebrei, fuggirono dall’Austria, si sposarono negli Stati Uniti e ai loro nomi la storia non ha concesso lo status di eponimi.

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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