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Neuroscienze

Eponimi da bandire: giusto continuare a usare il nome di Asperger?

Nuove ombre sulla storia dello scienziato che diede il nome alla Sindrome di Asperger. Su «The Future of Science and Ethics» l'appello: «Gli eponimi di chi si è servito delle ricerche condotte dai nazisti o per mezzo dei loro crimini devono essere banditi»

Il nome di Hans Asperger è familiare a molti, perché ricorda l’omonima sindrome, un disturbo dello sviluppo per alcuni versi simile a una forma di autismo senza ritardo cognitivo. Il dottor Asperger, però, pediatra austriaco nato vicino a Vienna nel 1906, era anche un attivo collaboratore dei nazisti. Alcuni studi ne hanno documentato l’attività, l’ultimo a firma dello storico austriaco Herwig Czech, ripreso in questi giorni dai giornali di mezzo mondo. Ma più in generale fra gli scienziati c’è chi si sostiene sia ora di un ripensamento radicale sotto il profilo etico: basta usare eponimi con i nomi di chi si è macchiato di delitti tanto gravi, diamo altri nomi alle malattie.

(Nella foto, un giardino commemorativo della famigerata clinica Am Spiegelgrund, fonte Wikimedia Commons)

EPONIMI DA BANDIRE

“Non solo Asperger, ma tutti coloro che si sono comportati in modo indegno non dovrebbero essere onorati con un eponimo. La comunità scientifica dovrebbe cancellare questi eponimi e usare etichette alternative. Il ricordo delle vittime deve essere accompagnato dall'oblio dei carnefici”. Ad affermarlo è Sergio Della Sala che, insieme a Roberto Cubelli ha firmato l’articolo Eponimi da bandire nell’ultimo numero di The Future of Science and Ethics, la rivista del Comitato Etico della Fondazione Umberto Veronesi. Sergio Della Sala insegna Scienze Umane Cognitive all’Università di Edimburgo e Roberto Cubelli è docente di Psicologia all’Università di Trento. Oltre al nome di Asperger, nel loro articolo ricorrono quelli di Julius Hallervorden e Hugo Spatz, ancora oggi ricordati per l’omonima sindrome, una forma di distrofia muscolare che contribuirono a descrivere “usando preparati anatomici cerebrali di vittime del programma di eutanasia Aktion-T4. Hallervorden praticò lui stesso molte autopsie dopo aver esaminato le vittime in vita. Hugo Spatz ha diretto l’Istituto di ricerca sul cervello che collaborava con la prigione Brandenburg-Gorden”, uno dei luoghi, attrezzati con camere a gas e crematori, in cui i nazisti assassinavano sistematicamente uomini, donne e bambini con disabilità mentali. Hallervorden suggerì, pragmatico: “Se ammazzate tutte queste persone almeno prendete i loro cervelli così che il materiale possa essere utilizzato”. 

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