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Neuroscienze

ll cervello: una zona per parlare, una per ascoltare e una per pentirsi

pubblicato il 18-09-2011
aggiornato il 14-11-2017

La Conferenza mondiale "La Mente: essenza dell'umanità" vedrà riuniti alcuni fra i più eminenti scienziati al mondo per presentare e discutere le nuove scoperte in uno degli ambiti di ricerca più stimolanti: la mente umana. Da Edoardo Boncinelli il primo di una serie di contributi eccellenti

ll cervello: una zona per parlare, una per ascoltare e una per pentirsi

È difficile immaginare qualcosa di più interessante della mente e del suo funzionamento. Gli uomini vi si sono interessati da secoli e ne hanno dato le rappresentazioni più diverse.

Non è infatti un argomento facile, non fosse altro che per il motivo che la mente, unica entità nell'universo, ha ben due vie d'accesso, una esterna, come tutto il resto, e una interna. Io la posso osservare infatti dal di fuori, come un oggetto qualsiasi, ma anche dal di dentro, attraverso la presa di coscienza e l’introspezione.

È la presenza di questa seconda via d’accesso che spesso complica il quadro dei nostri studi scientifici sul cervello e sulla mente, a causa del nostro continuo uso di termini di natura “mentalistica”, derivanti cioè dalla nostra conoscenza del tutto dal di dentro.

Nonostante questo, negli ultimi trenta o quaranta anni si è imparato moltissimo del cervello e della mente, certamente più di quanto si era imparato nei precedenti cinquemila anni. La psicologia sperimentale, la neurobiologia e le tecniche di visualizzazione diretta dell’attività cerebrale hanno contribuito a darci un quadro sempre più ampio e dettagliato dei fenomeni nervosi e dei processi mentali, mentre la scienza dei computer e dei robot ha contribuito da parte sua a fornire una cornice di riferimento teorico che ci ha fatto sempre meglio comprendere le strutture concettuali che stanno dietro tutto questo.

C’è stato anche il tempo di completare un ciclo e di portare a compimento un’era. Sto parlando della localizzazione delle funzioni cerebrali. Sono diverse centinaia ormai e coprono buona parte del cervello o della corteccia cerebrale: l’area della parola parlata, quella della parola ascoltata, quella della decifrazione di un segno sconosciuto, quella del riconoscimento dei volti, quella dell’incertezza e quella del rimorso.

Non avrà più senso in futuro aggiungere nuove localizzazioni, e occorrerà individuare un nuovo strumento di studio e di ricerca. Occorrerà anche comprendere dove e come sono “scritti” i nostri ricordi, come facciamo a immagazzinarli e a richiamarli alla mente a comando. Occorrerà comprendere i meccanismi della presa di coscienza e la gestione dell’attenzione e degli atti di volontà. Occorrerà capire dove e come si formano le idee e come alcune di quelle ci possiedono, occorrerà dare una sostanza ad alcune delle parole più usate ma meno comprese come quella di “pensiero” o di “intenzione” o di “intuizione”.

Non c’è dubbio però che ce la faremo, considerando la lunghezza della strada che abbiamo percorso fin qui.

Edoardo Boncinelli

Professore di Biologia e Genetica, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano

 


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