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Neuroscienze

Maltrattamenti e bullismo accorciano la vita di dieci anni

pubblicato il 23-07-2014
aggiornato il 03-02-2017

Secondo diversi studi intaccherebbero il DNA nei soggetti vittime di violenze psicologiche durante l’età infantile

Maltrattamenti e bullismo accorciano la vita di dieci anni

Che i maltrattamenti  subiti nell’infanzia potessero avere conseguenze sulla salute mentale in età adulta era cosa nota. Ora nuove evidenze scientifiche dimostrano che questi  incidono  persino  sulla durata della vita. Abusi, punizioni, negligenze e atti di bullismo provocano stress cronico nei bambini,  invecchiamento precoce e  un maggior rischio di sviluppare patologie come obesità, cefalea, sindromi dolorose, asma, malattie cardiache, tumori.

 

FENOMENO SOMMERSO

«È una ragione in più per rafforzare la sorveglianza e prevenire gli abusi sui minori, un fenomeno che interessa circa centomila bambini ogni anno in Italia», afferma  Pietro Ferrara, docente di pediatria al Campus Bio-Medico di Roma. Si tratta comunque di una stima approssimativa, in quanto nel nostro paese non esiste un sistema di monitoraggio e gli unici dati certi sono quelli relativi agli abusi sessuali. Ma il maltrattamento è un concetto più ampio che include molestie, abusi fisici e psicologici, atti di bullismo. «Fratture delle ossa lunghe o rottura delle ossa costali posteriori in bambini di età inferiore a 18 mesi e frequenti incidenti domestici devono far suonare un campanello d’allarme - afferma Giovanni Corsello, ordinario di pediatria all’università di Palermo e presidente della Società Italiana di Pediatria -. Si stima che un quarto delle fratture delle ossa lunghe nei bambini molto piccoli sia la conseguenza di un maltrattamento».

 

MINOR ASPETTATIVA DI VITA

Chi è vittima di episodi di maltrattamento in età infantile è esposto a una prospettiva di vita inferiore. Una recente ricerca apparsa su Molecular Psychiatry ha infatti rivelato che le conseguenze delle punizioni e delle violenze sono cicatrici invisibili che rimangono nella psiche e, sorprendentemente, anche nel Dna. Nel corso dello studio sono state intervistate le madri di 236 bambini che avevano subito violenze domestiche, assistito a comportamenti violenti tra i genitori o erano stati vittima di bullismo ed è stata misurata la lunghezza dei loro telomeri. Si tratta delle piccole porzioni di Dna che si trovano alle estremità dei cromosomi e che si accorciano ad ogni divisione cellulare fungendo da veri e propri indicatori della longevità dell’individuo. I ricercatori hanno osservato che la lunghezza dei telomeri del gruppo di bambini maltrattati risulta più esposta all’accorciamento.

Un processo comune a chi soffre di stati d’ansia che, già da qualche tempo, i biologi molecolari collegano a un precoce invecchiamento. Ma non è l’unica evidenza a lasciar ipotizzare un rapporto di causa-effetto tra le violenze subite in età infantile e un peggiore stato di salute in età adulta. In una ricerca pubblicata sul Journal of Behavioral Medicine, sono state valutate le condizioni di salute di due gruppi di soggetti tra i 40 e i 60 anni: uno di 150 soggetti con problemi di salute come cancro, disturbi cardiaci e asma e un gruppo di controllo composto da 250 persone sane. I ricercatori dell’Università di Plymouth hanno così rilevato che i soggetti malati riferivano, in misura una volta e mezza superiore, rispetto al gruppo di controllo di aver subito da piccoli punizioni corporali, abusi e insulti.

  

VITTIME ANCHE TRA I NEONATI

Anche i più piccoli possono essere vittime di violenza: il caso più diffuso è la sindrome da bambino scosso che porta un adulto a scuotere violentemente un neonato. «È una delle principali cause di morte nel primo anno di vita», precisa  Ferrara.  La causa scatenante è generalmente il pianto prolungato che determina nell’adulto una forma di frustrazione e di rabbia. Lo scuotimento viene messo in atto nel tentativo di farlo smettere.


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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