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Neuroscienze

Non vediamo con gli occhi, ma col cervello

pubblicato il 20-09-2011
aggiornato il 14-11-2017

I ricercatori della visione stanno scoprendo profonde somiglianze nella percezione degli oggetti nello spazio, nel tempo e anche della loro quantità

Non vediamo con gli occhi, ma col cervello

I ricercatori della visione stanno scoprendo profonde somiglianze nella percezione di spazio, tempo e numeri. L'intervento di Maria Concetta Morrone

Spazio, tempo e numeri: più studiamo come vengono percepiti dalla mente, più emergono indizi che c’è qualcosa nel cervello che li lega. E sono i meccanismi della percezione a suggerircelo. In maniera solo apparentemente elementare, apriamo gli occhi e abbiamo un’immagine definita del mondo che ci circonda, ma ciò richiede un’elaborazione tutt’altro che semplice e tutt’altro che chiara a noi ricercatori della visione.

Il nostro cervello è legato ai sensori, vediamo dagli occhi e le informazioni raccolte raggiungono neuroni specifici che rispondono a una piccola porzione di informazione. E’ una mappa mobile legata a un sensore mobile. Se cammino a Pisa in Piazza dei Miracoli il mio sguardo raccoglierà immagini frammentarie, in movimento, con spostamenti continui del punto di vista: il corpo si muove, gli oggetti si muovono, gli occhi si muovono, di continuo. Da questi piccoli francobolli di informazione l’individuo è in grado di costruire una mappa stabile del mondo: una visione realistica e stabile di quella stessa piazza. Come?

Si ipotizzano che il nostro cervello metta in campo due  soluzioni: la costruzione di mappe neuronali stabili, svincolate dal sensore (cioè dallo sguardo), e un aggiustamento continuo e in tempo reale delle informazioni che provengono dallo sguardo. Diverse sperimentazioni, prima su animali e poi sull’uomo, hanno dimostrato che i neuroni di una particolare area del cervello rispondono alla visione di un medesimo oggetto nello spazio e nel tempo, indipendentemente dalla direzione dello sguardo che raccoglie e invia le informazioni. E’ la cosiddetta «codifica spaziotopica», che accomuna il fluire degli eventi visivi, quindi accomuna la percezione dello spazio, del tempo e, come si è visto recentemente, anche dei numeri. Il senso del numero è direttamente legato alla visione: di fronte all’immagine di quattro ciliegie rosse, si ha contemporaneamente l’idea di rosso e l’idea della quantità, del numero 4.

Fra queste tre dimensioni, spazio, tempo e numero, esiste una metrica percettiva comune, che nel cervello coinvolge probabilmente le cellule nervose della corteccia intraparietale. E’ interessante rilevare che sembrano andare di pari passo anche quando la percezione produce errori. Accade di continuo proprio per la continua attività di aggiustamento: quando sposto lo sguardo da un punto A a un punto B, alcune aree del cervello organizzano le informazioni in una sorta di ponte percettivo fra i due punti. Dato che questo movimento di compensazione arriva prima del movimento oculare, si producono errori di percezione, una deformazione della metrica spaziale che, si è visto, è del tutto proporzionata alla deformazione della metrica temporale e a quella della numerosità.

Maria Concetta Morrone

Professore di Fisiologia Umana, Facoltà di Medicina, Università di Pisa


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