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Neuroscienze

Per il cervello è più facile ricordare i nomi oppure le facce?

pubblicato il 11-12-2018

Tag:

memoria

Vi capita di ricordare di più i nomi? Oppure le facce? Secondo uno studio britannico sono i nomi che vengono a galla più facilmente. Attenti alle gaffes nelle feste...

Per il cervello è più facile ricordare i nomi oppure le facce?

Siete bravi a ricordare le facce, ma terribili con i nomi? E’ davvero così? Il prossimo periodo delle feste sarà un significativo banco di prova con le persone che si incontreranno più del solito o si rivedranno, compresi parenti frequentati raramente. Ognuno con una faccia e un nome conosciuti da sempre: ma voi quale metterete a fuoco, il nome o il viso? Facile che la vostra risposta sia: «io una faccia non la dimentico mai, ma i nomi, i nomi, che difficoltà!», ed ecco qua la scienza pronta a smentirvi, sabotando la vostra sicurezza “visiva”. Ma sì, diciamolo subito: si ricordano meglio i nomi rispetto a occhi, bocca, naso.

LA RICERCA

Ad affermarlo sono i ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di York, guidati dal dottor Rob Jenkins, che hanno sottoposto a un “giocoso” test vari volontari. pubblicandolo sul Quarterly Journal of Experimental Psychology. E il risultato finale è stato di riconoscimenti del viso al 64 per centro contro il ricordo dei nomi nell’83 per cento dei casi. «Questo risultato sconcerterà molti perché è diffusa, direi intuitiva, l’idea di essere più bravi con i volti – ha commentato Jenkins – Può darsi che una persona si senta negata per tirar fuori il nome giusto al momento giusto, ma allora sarà anche peggio nel riconoscere i lineamenti».

INFORMAZIONI VISIVE E FONOLOGICHE

Un altro esperimento cui sono stati sottoposti i volontari prevedeva di mostrare un volto in diverse inquadrature e i nomi scritti con caratteri e modalità differenti. I volti presentati in diverse immagini sono stati identificati nel 64 per cento dei casi, mentre i nomi comunque camuffati sono tornati alla mente più spesso, nell’85 per cento delle volte. Una delle ragioni, ipotizzano gli autori della ricerca, è che i nomi possiedono sia una rappresentazione visiva sia una fonologica, mentre i volti sono costituiti da informazioni esclusivamente visive. Ultima prova: tutti volti stra-noti, attori, campioni sportivi, personaggi della tv. E qui è crollato il fossato tra visi e nomi, sono tornati a galla quasi tutti. Procurando un pareggio come finale alla rincorsa della memoria tra immagini e parole.  

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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