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Neuroscienze

Iniezione di staminali per riparare i danni dell’ictus

pubblicato il 29-10-2016
aggiornato il 19-11-2017

Primi riscontri da una ricerca italiana, ma servirà tempo per sviluppare nuove cure. L’ictus cerebrale, di cui si celebra la giornata mondiale, rimane la prima causa di disabilità tra gli adulti

Iniezione di staminali per riparare i danni dell’ictus

In futuro potrebbe essere sufficiente un’iniezione di cellule staminali per riparare i danni al cervello provocati da un ictus cerebrale. È questo lo scenario che emerge da una ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience. Quasi interamente italiano il pool degli studiosi, capeggiati da Gianvito Martino, direttore scientifico del San Raffaele di Milano. In caso di danno cerebrale dovuto a ictus, il trapianto di cellule staminali neurali potrebbe offrire in futuro una strategia per migliorare e accelerare il recupero delle funzioni cerebrali compromesse. L’ictus, di cui il 29 ottobre si celebra la giornata mondiale, è una malattia ad alto rischio di mortalità, ma anche la prima causa di disabilità grave nel mondo. Soltanto in Italia, infatti, un milione di persone convive con paralisi invalidanti.


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STAMINALI PER «RIPARARE» IL CERVELLO

La ricerca, condotta su modello animale, ha evidenziato come le cellule staminali neurali, somministrate tramite un'iniezione nel sangue, siano capaci di raggiungere l’area del cervello danneggiata e di produrre una proteina - il fattore di crescita dell’endotelio vascolare - in grado di accelerare i processi naturali di contenimento degli effetti neurotossici dell’ictus e promuovere la plasticità cerebrale. In questo modo le aree sane circostanti si adattano per supplire alle funzioni perse. «Le cellule staminali neurali si sono evolute per reagire in modo adattivo ai bisogni dell’organismo, ovvero al microambiente con cui entrano in contatto - dichiara Martino -. A seconda del tipo di malattia neurologica, e quindi del tipo di danno presente nel tessuto, le cellule staminali neurali entrano in azione in modo diverso, un meccanismo definito in gergo plasticità terapeutica». I risultati si inseriscono sul solco già tracciato dagli scienziati in modelli sperimentali di malattia di Parkinson. Risultati analoghi non sono invece emersi nei confronti della sclerosi multipla.


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COME AGISCE IL FATTORE DI CRESCITA DELL’ENDOTELIO VASCOLARE?

La scoperta del meccanismo molecolare con cui queste cellule aiutano il cervello a recuperare la sua funzionalità, anche se per ora limitata al modello sperimentale della malattia, apre nuovi scenari per lo studio del trapianto di cellule staminali neurali non solo nel trattamento dell’ictus, ma anche in altri disturbi neurologici. La ricerca dimostra come nell’ictus cerebrale le cellule staminali neurali raggiungano il sito della lesione e, senza differenziarsi in neuroni, inizino a produrre fattore di crescita dell’endotelio vascolare. Questa proteina svolge un compito finora sconosciuto: regola l’attività degli astrociti - cellule a forma di stella che supportano i neuroni e il cui funzionamento dopo ictus risulta compromesso - e li aiuta a eliminare il glutammato, un neurotrasmettitore che, in eccesso, risulta tossico. L’effetto complessivo consiste nella riduzione della morte neuronale, nell’aumento della plasticità cerebrale e nella diminuzione della disabilità.


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FATTORE TEMPO DECISIVO QUANDO SI PARLA DI ICTUS

L’azione delle cellule staminali trapiantate è legata anche alla tempistica di azione. Come precisato a più riprese, le possibilità di intervenire su un paziente colpito da un ictus sono infatti più alte nei primi novanta minuti. Come capire quando l’evento è in corso? «L’ictus può colpire i sensi, la parola, il comportamento, le emozioni e la memoria - afferma Valeria Caso, neurologa presso la stroke unit dell'ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia e presidente dell’European Stroke Organization -. Il paziente può percepire un senso di debolezza o di addormentamento di viso, braccia e gambe, in particolare di un solo lato, vertigini, perdita dell’equilibrio e manifestare uno stato confusionale con difficoltà a parlare e capire ciò che gli viene detto.

Problemi alla vista e mal di testa improvvisi possono essere altri campanelli d’allarme». A seguito di un evento simile, per un periodo limitato, l’area cerebrale intorno alla parte colpita dall’ischemia mostra plasticità maggiore rispetto alle condizioni naturali. È in questa finestra temporale, durante la quale l’organismo attiva in modo naturale dei meccanismi di risposta, che il trapianto è maggiormente efficace nel favorire i processi riparativi propri del cervello. Ma in realtà, rispetto alle opportunità oggi a disposizione, la terapia sperimentata (dopo ulteriori test sull’uomo) potrebbe diventare la chiave di volta per «riparare» i danni cerebrali anche a giorni di distanza dall’ictus. Diverse sperimentazioni in questo campo sono già partite.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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