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Neuroscienze

Tre buone ragioni per parlare della mente umana

pubblicato il 19-09-2011

Umberto Veronesi: promuovere la ricerca sulle neuroscienze, risvegliare l'interesse per il pensiero, combattere il disagio mentale. Ecco i propositi di quest'edizione dedicata alla mente

Tre buone ragioni per parlare della mente umana

Dalla Conferenza mondiale The Future of Science. Umberto Veronesi: promuovere la ricerca sulle neuroscienze, risvegliare l'interesse per il pensiero, combattere il disagio mentale. Ecco i propositi di quest'edizione dedicata alla mente

Perchè abbiamo deciso di dedicare la Conferenza di Venezia di quest'anno agli studi sull'attività della mente?

La prima ragione è che vogliamo rivitalizzare e promuovere la ricerca sulle neruroscienze. Purtroppo sui meccanismi profondi di come funziona il nostro cervello sappiamo ancora poco., per cui è necessario investrie più risorse finanziarie e umane in questo campo perchè capire il cervello ci aiuterà a risolvere altri enigmi della scienza nelle scienze naturali, nella medicina, nell'ingegneria, oltre ad un gran numero di problemi concreti della società. Penso al miglior controllo dei meccanismi della criminalità e della giustizia, per esempio.

Ora stiamo imparando a conoscere le connessioni fra neuroni e il loro linguaggio chimico, stiamo scoprendo la biologia della mente e l’organizzazione delle sue funzioni, ma non siamo che agli esordi e i primi risultati ci hanno confermato che siamo alle soglie di un universo per lo più sconosciuto e straordinariamente affascinante.

Una seconda ragione è che vorremmo, se non  incidere sui comportamenti sociali almeno concentrare l’attenzione su alcuni di essi che ci preoccupano. Assistiamo a un frenetica attività collettiva quasi ossessiva per il benessere del proprio corpo, dei propri muscoli, della propria agilità e anche della propria immagine. Quello che viene definito “fitness”: palestre, centri benessere, massaggi, istituti di bellezza, nutrizionisti, mille diete per perdere peso, botulino acido ialuronico, protesi, chirurgia estetica, e così via. Ovviamente, prendersi cura del proprio corpo è un bene. Ma il cervello? Come mantenere viva la nostra attività mentale? Non dimentichiamo che la nostra età e l’età della nostra mente.

Ecco quindi che un Convegno sulla Mente può risvegliare un interesse per coltivare il pensiero: vorremmo invitare la gente a non limitarsi a guardare televisioni e sfogliare giornali di moda o di gossip, ma coltivare l’attitudine a leggere, a meditare, scrivere, frequentare mostre, incontri culturali, dibattiti. Insomma, a non abbandonare mai la mente al nulla.

La terza ragione, forse la più importante, è che vogliamo, anzi dobbiamo, creare basi più solide per combattere il disagio mentale. Molte nevrosi sono in aumento, depressioni, ansia, crisi di panico, claustrofobia, agorafobia, anoressia, bulimia, ma anche le psicosi, in primis la schizofrenia, sono ancora un difficile terreno di cura. Il tasso di suicidi è sempre molto alto e il numero di omicidi, globalmente in diminuzione, si concentra sempre di più nell’ambito familiare o delle amicizie. L’Oms prevede per il 2020 che la depressione sarà la seconda causa di malattia e invalidità nel mondo e le stime mondiali dicono che già oggi in media una persona su quattro presenta qualche disturbo mentale. Si calcola che siano 450 milioni le persone al mondo che soffrono di disturbi mentali, neurologici o del comportamento, e la stima è cautelativa, perché gran parte di queste malattie non sono né diagnosticate né trattate.

E’ un quadro complesso, quindi, quello che ci ha spinto ad affrontare scientificamente il tema della mente, essenza dell’umanità. Ribadiamo la convinzione profonda che sottende tutto il programma The Future of Science e ne rappresenta l’anima stessa: la scienza è la base più solida su cui costruire una politica di concreto interesse per migliorare la vita delle società.

Umberto Veronesi


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