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Neuroscienze

Un esame del sangue per scoprire la depressione?

pubblicato il 13-11-2013

Il “male oscuro” potrebbe presto assumere tratti certi con un semplice test ematico. Studiosi Usa sembrano aver identificato 11 biomarker tipici del disturbo. Sarebbe un riscontro oggettivo di una malattia spesso negata. Anche da chi ne soffre

Un esame del sangue per scoprire la depressione?

Da che cosa si vede che ho la depressione? Che cosa prova che sono depresso? Dinanzi ai tanti tabù e ai tanti pregiudizi che continuano a mantenere la depressione nell’area di un “male oscuro”, spesso negato proprio da chi ne soffre, gli psichiatri finora erano disarmati. Non un esame del sangue, non una lastra, non un qualunque dato quantitativo a “dimostrare” che la malattia c’è. A confermare oggettivamente la loro diagnosi.

Ora la situazione è sempre la stessa, ma dalla ricerca arriva una luce molto promettente che, se confermata, diventerà prassi e allora costituirà davvero una rivoluzione: sembra che un semplice esame del sangue possa dimostrare uno stato di depressione.

DUE GRUPPI DI 14 RAGAZZI - Lo studio è stato condotto da vari ricercatori di diverse università americane, coordinati dalla dottoressa Eva E. Redei della Northwestern University di Chicago. Sotto esame solo adolescenti, un gruppo di 14 affetti da depressione, e un gruppo di controllo di 14 ragazzi dall’umore normale. Come appare dalla pubblicazione della ricerca su Translational Psychiatry, gli studiosi hanno esaminato 28 marker biologici del sangue e trovato che 11 di essi potrebbero attestare la presenza di depressione.

«Sono risultati eccellenti», commenta il professor Andrea Fagiolini, ordinario di Psichiatria all’Università di Siena. «Per ora è stata fatta l’indagine solo su adolescenti che sono i più difficili da diagnosticare perché più sensibili, più reattivi, più umorali. E la prova è riuscita. Se questa ricerca aprirà finalmente  la porta ai biomarker, il nostro grande miraggio, sarà importantissima sia per fare la diagnosi sia per identificare i sottotipi del disturbo sia per scegliere il trattamento più adatto tra quelli disponibili. Oggi il metodo che impieghiamo è quello del trial and error, come dicono gli americani, prova ed errore. Prova un antidepressivo e se non va bene prova il secondo e così via».

LA COMPONENTE ANSIOSA - Esempi di sottotipo: la depressione agitata o rallentata, con ansia o senza ansia, e per i diversi stati sono disponibili antidepressivi specifichi. «Nella ricerca Usa sono già riusciti a trovare i marker per la  depressione ansiosa e capire dunque chi dei ragazzi fosse anche ansioso o non», informa Fagiolini.

Oggi accade, spiega, che un gruppo di depressi, il 50-60% diciamo, risponda alla fluoxetina e un altro 50-60% risponda alla sertralina. Non si tratta delle stesse persone, ma oggi gli psichiatri non sono in grado di definire chi certamente appartiene a questo o quel gruppo oppure chi risponde ad ambedue i farmaci. «Anche la tolleranza, se un dato paziente tollera o no un preparato, viene verificata solo provando».

Serena Zoli


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