L’inquinamento atmosferico, compreso l’inquinamento dell’aria che si produce in casa, si è rivelato corresponsabile di un terzo dei casi di ictus nel mondo. Lo ha accertato un’analisi sistematica dei dati del Global Burden of Disease Study, studio multicentrico condotto dal 1990 al 2013, pubblicata su The Lancet. Un responso impressionante accompagnato da un’altra indicazione impressionante che tuttavia può volgersi in speranza: il 90 per cento dei fattori di rischio registrati sono modificabili e il 74 per cento sono fattori legati al comportamento individuale, come fumare, seguire una dieta povera, fare scarsa attività fisica. I ricercatori hanno concluso che ben tre quarti di tutti gli ictus nel mondo si potrebbero prevenire. Per la prima volta è stata condotta un’indagine così generale e, pure, dettagliata per regioni coinvolgendo 188 Paesi, passati al vaglio di 17 fattori di rischio. Sono 15 milioni le persone che ogni anno nel mondo vengono colpite da un ictus: di queste 6 milioni muoiono, 5 restano segnate da disabilità permanenti di vario tipo e grado.
I 10 RISCHI MAGGIORI
A livello globale i primi 10 fattori di rischio sono risultati: ipertensione, scarso consumo di frutta, alto indice di massa corporea (sovrappeso e obesità), dieta con troppo sodio, fumo, scarso consumo di verdure, inquinamento ambientale, inquinamento domestico da impiego di combustibili solidi, dieta con pochi cereali integrali, alti livelli di zucchero nel sangue. «Colpisce nel nostro studio che ci sia una così alta percentuale ambientale, che non ci si aspettava, e che si verifichi in particolare nei paesi in via di sviluppo», ha osservato il professor Valery L Feigin dell’Università di Aukland (Nuova Zelanda), leader del gruppo dei ricercatori. «Le nostre scoperte possono ispirare le politiche governative di promozione della salute pubblica, considerando anche che gran parte dei fattori di rischio dipendono da stili di vita non corretti. Possono aiutare sia le tasse sui beni nocivi sia l’educazione a comportamenti sani».







