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Oncologia

13 tappa: Savona-Cervere 121 Km Le nanotecnologie, l’arma in più contro i tumori

pubblicato il 30-07-2012

Cosa sono e a cose servono ce lo spiega Pier Giuseppe Pelicci, direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale all’Istituto Europeo di Oncologia

13 tappa: Savona-Cervere 121 Km
Le nanotecnologie, l’arma in più contro i tumori

Cosa sono e a cose servono ce lo spiega Pier Giuseppe Pelicci, direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale all’Istituto Europeo di Oncologia

Promettono d’individuare nuovi strumenti di diagnosi precoce e possono aiutare a trasportare i farmaci all’interno delle cellule tumorali, minimizzandone l’effetto sui tessuti sani. E’ questa la grande scommessa delle nanotecnologie, le cui applicazioni in medicina sono già estremamente numerose e in continua crescita. In particolare, queste «tecnologie ultrapiccole» vengono sperimentate in oncologia su due fronti: primo, per tentare di guardare all’interno delle cellule e individuare la malattia il più presto possibile; secondo, per tentare di portare dentro alle cellule cancerose i farmaci, in modo che siano efficaci al massimo e tossici il minimo possibile.

Il loro nome, nanotecnologie (tecnologie proprie della chimica, della fisica e della biologia), si deve al fatto che si riferiscono a tutto ciò che è di dimensioni inferiori al micrometro, generalmente tra 1 e 100 nanometri. E per intuire quello di cui stiamo parlando basti pensare che un nanometro è un miliardesimo di metro: difficile immaginare qualcosa di così piccolo, eppure è su questa scala che lavorano i biofisici che si occupano di nanotecnologie: materiali, strumenti e sistemi farmacologici talmente piccoli da poter interagire con le cellule.

Già oggi le nanoparticelle vengono in parte utilizzate nella diagnostica dei tumori: per aumentare il contrasto (e quindi la risoluzione) delle immagini, ad esempio. Oppure, nanoparticelle definite «intelligenti» sono in grado di permettere la visualizzazione molecolare di cellule tumorali grazie alle capacità di indirizzarsi verso bersagli specifici. Si spera anche che le nanotecnologie aiutino a mettere a punto nuovi «vettori», che possano funzionare da «trasportatori» di farmaci, permettendo in primo luogo la veicolazione del farmaco al bersaglio desiderato e, in secondo luogo, l’utilizzo di dosi maggiori di farmaco o di farmaci più potenti (risparmiando la tossicità alle cellule sane).

Infine, le nanotecnologie potrebbero cambiare il futuro della ricerca stessa perché potrebbero permettere, per testare nuovi farmaci o nuovi strumenti, di lavorare su campioni tumorali di dimensioni estremamente piccole, consentendo così di non sprecare «materiali» preziosi. Un bel vantaggio soprattutto per quanto riguarda i tumori rari, la cui ricerca è frenata anche dalla scarsità di materiale biologico a disposizione degli scienziati.

Pier Guseppe Pelicci

 

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