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Oncologia

I farmaci costano all'Italia quasi 27 miliardi

pubblicato il 21-07-2015
aggiornato il 22-02-2017

Il dato emerge dalla presentazione del rapporto Osmed da parte dell'Aifa. In cima alla classifica quelli contro le malattie cardiovascolari. Preoccupa l'impatto economico degli antitumorali

I farmaci costano all'Italia quasi 27 miliardi

Al primo posto, come voce di spesa e volume di consumi, ci sono i farmaci più utilizzati per la prevenzione dei disturbi cardiovascolari: come gli Ace-inibitori, i sartani (ipotensivi) e le statine (abbassano i livelli di colesterolo Ldl). La novità, invece, sta nel piazzamento sul secondo gradino del podio degli antitumorali. Cala il consumo di antibiotici (-3%), ma ancora troppo poco per poter contrastare il problema della resistenza. Sono queste le principali conclusioni che emergono dal rapporto redatto dall’Osservatorio sull’impiego dei medicinali (OsMed) dell’Agenzia Italiana del Farmaco, presentato stamane a Roma.

 

UNA SPESA CHE SFIORA I 27 MILIARDI

Il documento rendiconta la spesa farmaceutica convenzionata, a livello nazionale e regionale, basandosi sull’elaborazione di oltre cinquecento milioni di ricette prescritte dai medici di medicina generale. Dalle 522 pagine del dossier emerge che lo scorso anno sono stati quasi 27 i miliardi spesi lungo la Penisola per l’acquisto di 1,9 miliardi di confezioni di farmaci: lo 0,7% in più rispetto al 2013. Nello specifico, il 69,8% dei medicinali è stato erogato a carico del Servizio sanitario nazionale. Costo pro capite: 438 euro. In media, a livello individuale, è come se ogni italiano avesse consumato 1,7 dosi di farmaco al giorno. Un dato rilevante, visto che molti non fanno uso di farmaci e di conseguenza c’è anche chi raggiunge livelli più alti rispetto alla media.

 

SERVE UN PIANO PER GLI ANTITUMORALI

Il primato spetta sempre ai farmaci utilizzati nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Sono i più prescritti e in cima alla classifica dei consumi (536 dosi al giorno per mille abitanti), oltre che della spesa farmaceutica totale (4.087 milioni di euro). Dopo diversi allarmi, il 2014 è stato l’anno che ha portato a un passo dalla vetta gli antitumorali, al primo posto per spesa pubblica (3.899 milioni di euro).

Se negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il loro prezzo è duplicato in dieci anni, in Italia i costi sono rimasti più contenuti. Ma di questo passo c’è comunque il rischio di non poter garantire una copertura economica a lungo termine, visto che l’età media della popolazione si sposta sempre più avanti, crescono le probabilità di andare incontro a un aumento delle diagnosi tumorali (365.500 quelle effettuate nel 2014) e migliorano i percorsi terapeutici (ciò vuol dire che un paziente viene curato più a lungo rispetto al passato). «È necessario istituire un fondo farmaceutico nazionale staccato, per le terapie oncologiche: solo così potremo disporre di un maggior numero di risorse per garantire a tutti i pazienti le cure migliori - afferma Carmine Pinto, docente all’Università di Parma e presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) -.

Serve una rivisitazione dei costi dei farmaci sulla base dell’efficacia. Dovrebbero essere stabilite tre fasce di costo in rapporto al valore. Nella prima andrebbero inclusi i farmaci che garantiscano un prolungamento di oltre un terzo dell’aspettativa di vita. A seguire la fascia intermedia e nell’ultima rientrerebbero quelle terapie che offrono un prolungamento inferiore al 15% dell’aspettativa di vita».

 

ANCORA TROPPI ANTIBIOTICI

Altre voci rilevanti riguardano la terza posizione raggiunta dai farmaci per la cura dei disturbi gastrointestinali, tra cui gli inibitori di pompa protonica spiccano per consumi e spesa convenzionata. Seguono gli inibitori della ricaptazione della serotonina (usati come antidepressivi) e i medicinali per la cura dei disturbi respiratori. In calo il consumo di antibiotici (-3%), che continuano a essere più utilizzati nei bambini (fino ai 4 anni) e durante la terza età (in particolare dai 74 in su). Al Sud i consumi più alti: in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata.


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