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Oncologia

Individuate le firme molecolari del tumore dell’ovaio

pubblicato il 14-10-2016
aggiornato il 06-09-2017

Scoperti i microRna in grado di prevedere l’evoluzione del tumore dell'ovaio. Così sarà possibile mettere a punto terapie mirate

Individuate le firme molecolari del tumore dell’ovaio

I tassi di guarigione, rispetto al passato, sono in aumento: a cinque anni dalla diagnosi, quasi una donna su tre colpita dalla malattia è ancora viva. Ma il tumore dell’ovaio rimane la prima causa di morte per neoplasie di tipo ginecologico, per due ragioni: l’assenza di sintomi specifici nelle fasi iniziali e la sua elevata eterogeneità molecolare, che può portare i pazienti a non rispondere più alla chemioterapia effettuata dopo l’intervento chirurgico. La possibilità di definire le diverse «identità» della malattia permetterebbe di mettere a punto trattamenti ad personam.

Prove di screening per il tumore dell’ovaio

 

IL POTENZIALE PREDITTIVO DEI MICRORNA

Un valido aiuto, a riguardo, potrebbe giungere dai microRna, molecole considerate in grado di regolare l’espressione genica, ma soprattutto prodotte dalle cellule tumorali e rilasciate nell’ambiente extracellulare. La loro analisi potrebbe in futuro permettere di associare un’«etichetta» diversa, a seconda della malattia che ha colpito il singolo paziente, e trattarla di conseguenza in maniera più specifica. È da questo presupposto che è partito un gruppo di ricercatori italiani, intenzionati a valutare il potenziale predittivo dei microRna nei confronti del carcinoma ovarico. L’obiettivo era stabilire se attraverso la loro analisi fosse possibile prevedere la remissione o la progressione della malattia e classificarla secondo una scala di aggressività. Gli scienziati hanno così analizzato l’espressione dei microRna rilasciati in circolo nel sangue da 894 donne: tutte colpite dal tumore epiteliale dell’ovaio (la forma più diffusa). Sono così state individuate 35 molecole diverse - i risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista The Lancet Oncology - in grado di segnalare in anticipo l’evoluzione della neoplasia e di definire le pazienti ad alto, basso o nullo rischio di recidiva.


 

TERAPIE AD HOC PER I TUMORI PIU’ AGGRESSIVI

Per sedici di queste è stato provato un ruolo chiave nell’evoluzione biologica della malattia: 13 sono state associate a una prognosi favorevole, al contrario delle restanti tre. Segno che, come ribadito dagli stessi autori, «l’osservazione è in linea con quanto già sappiamo dei microRna: si tratta di molecole che spesso agiscono da oncosoppressori, la cui espressione risulta ridotta nelle persone affette da un tumore». L’analisi è avvenuta in maniera retrospettiva: conoscendo il decorso della malattia nelle singole pazienti, i ricercatori hanno messo alla prova il potenziale prognostico dell’analisi molecolare. Un simile modello prognostico non è ancora disponibile nella pratica clinica, ma l’obiettivo è «identificare i tumori dell’ovaio che diventano resistenti alla chemioterapia e recidivano più rapidamente, per migliorare il loro trattamento», afferma Delia Mezzanzanica, responsabile della struttura di terapie molecolari dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e coordinatrice dello studio.

La pillola può aiutare a prevenire alcuni tumori

 

UNO «SCUDO» DAI CONTRACCETTIVI ORALI

Del tumore ovarico, da quest’anno entrato a far parte del progetto Pink is Good della Fondazione Umberto Veronesi, negli ultimi giorni s’è parlato anche in relazione al suo rapporto con la pillola anticoncezionale. Una ricerca pubblicata sulla rivista Annals of Oncology, coordinata dagli epidemiologi dell’Istituto Mario Negri, ha infatti confermato l’effetto protettivo garantito dai contraccettivi orali. «Lo stesso beneficio si riscontra nei confronti dei carcinomi dell’endometrio e del colon-retto - precisa Franca Fruzzetti, ginecologa dell’ospedale Santa Chiara di Pisa -. L’effetto protettivo degli estroprogestinici persiste per più di vent’anni, dopo la sospensione del trattamento e nel corso della post-menopausa».

@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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