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Oncologia

Nuovo studio sull’aspirina antitumore

pubblicato il 09-05-2014
aggiornato il 01-02-2017

La potenzialità di prevenire alcuni tumori è emersa dall’analisi di studi internazionali su oltre 23 mila pazienti. Ora un grande studio italiano su una popolazione selezionata

Nuovo studio sull’aspirina antitumore

Uno studio italiano, il primo condotto dalla Società Italiana di Medici di Medicina Generale (SIMG), potrebbe confermare la potenzialità dell’aspirina nel proteggere oltre che dalle malattie cardiovascolari anche dall’insorgenza di tumori. I risultati preliminari della ricerca, che ha revisionato 8 studi internazionali sull’argomento, sono stati presentati a un recente congresso a Firenze.

 

LO STUDIO

Riduzione della mortalità per patologia tumorale del 34% dopo 5 anni dall’assunzione di una aspirina quotidiana e del 20% dopo 20, con benefici più significativi attorno ai 10 anni, specie per i tumori del colon, del rene e della prostata e una riduzione dell’incidenza delle metastasi. Scarsa sarebbe invece l’efficacia al di sotto dei 5 anni di somministrazione. Sono i risultati emersi da una analisi di 8 studi internazionali (metanalisi) che ha coinvolto oltre 23 mila pazienti.

«E’ un dato – spiega il Professor Claudio Cricelli, Presidente della SIMG – da non sottovalutare poiché, se ulteriori ricerche confermassero le evidenze preliminari,  potremmo trattare con un farmaco di facile uso un sempre maggior numero di pazienti, raggiungendo anche coloro che si recano abitualmente dal medico di medicina generale e meno dallo specialista». Ma l’aspirina ha anche altri vantaggi: è un farmaco poco costoso, di autosomministrazione, uno fra i più noti e di cui si conoscono meglio gli effetti collaterali, fra cui alcuni disturbi gastro intestinali (bruciori di stomaco, ulcere). «Di norma si tratta di episodi transitori – aggiunge ancora Cricelli – ma se dovessero persistere il farmaco va sospeso».

 

IN ITALIA

Visti i promettenti risultati preliminari internazionali, lo studio sta partendo anche in Italia su una popolazione selezionata che fa uso dell’aspirina già da 5-10 anni per trattare altre sintomatologie (problemi cardiovascolari, ictus, infarto).  L’obiettivo è testare se in questa popolazione (decine di migliaia) si possano registrare meno manifestazioni di tumori e metastasi. «Al momento nessuna affermazione è ancora possibile – continua il Presidente – si dovranno attendere almeno 6-12 mesi prima di cominciare ad osservare qualche risultato.

Ragione per cui, fino a quando non vi saranno indicazioni chiare, i medici di medicina generale sconsigliano di prendere l’aspirina per la prevenzione oncologica». Non si intende, infatti, creare false aspettative. «Ad oggi, salvo allergie o terapia anticoagulanti in corso, l’aspirina oltre che per gli usi comuni è prescrivibile solo per il trattamento di patologie cardiovascolari – conclude Cricelli, poi se gli studi confermeranno i risultati attesi, nel foglietto illustrativo potrà anche comparire l’indicazione per la prevenzione oncologica».


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