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Oncologia

Povero l'anziano quando diventa un paziente

pubblicato il 27-07-2012
aggiornato il 18-01-2017

Dopo i 70 anni, solo due malati su 10 ricevono le terapie oncologiche migliori e in cardiologia solo la metà viene assistita di prim'ordine. Con i tagli in sanità la forbice della qualità delle cure potrebbe allargarsi

Povero l'anziano quando diventa un paziente

Dopo i 70 anni, solo due malati su 10 ricevono le terapie oncologiche migliori e in cardiologia solo la metà viene assistita con terapie di prim'ordine. Con i tagli in sanità la forbice della qualità delle cure potrebbe allargarsi

 

Dicono che l’Italia sia un Paese di vecchi e per vecchi, dove le generazioni anziane tengano per sé tutti i privilegi a scapito dei giovani, esclusi dal potere, dal benessere e dai servizi sociali. Sarà anche così dal punto di vista strettamente economico.  Ma a quanto pare non è così in medicina e in Sanità. Potete per esempio leggere, in questo stesso sito, l’articolo che spiega come in cardiologia alla metà degli anziani non venga garantita la stessa qualità delle cure prestate ai più giovani.

La stessa cosa, a quanto pare , avviene in oncologia. Almeno secondo l’appello lanciato da due illustri clinici, l’oncologo Francesco Cognetti e il geriatra Marco Trabucchi, che su questo problema hanno promosso la nascita di un Osservatorio nazionale oncogeriatrico. “Solo due pazienti ultrasettantenni su 10  ricevono i trattamenti oncologici migliori, mentre nella popolazione sotto i 50 anni sono 8 su 10”, dice Cognetti. I vecchi, insomma, per quanto riguarda le cure delle malattie più importanti non sembrano affatto favoriti. Ci sono certamente delle cause obbiettive: la complessità dei pazienti anziani comporta spesso un ritardo diagnostico e una sottovalutazione dei sintomi che vengono coperti dai vari acciacchi dell’età. E’ anche vero, in alcuni casi, che la “risposta” alle cure di un organismo usurato è meno pronta. Esiste anche un problema legato alle terapie più innovative , che non vengono sperimentate per la popolazione più anziana. Obbiettivo del nuovo Osservatorio oncogeriatrico infatti è anche quello di includere i più anziani nei nuovi screening. Il risultato comunque è che l’accesso alle cure diminuisce progressivamente con l’avanzare dell’età.

Ma non ci sono solo motivi “scientifici” se i vecchi sono curati peggio. Quante volte abbiamo sentito dire: “Ma, che cosa vuole fare…. A quell’età..”? A parte il fatto che “quell’età” è cambiata e che anche i medici dimenticano o almeno non percepiscono il fatto che oggi un uomo sano di 70 anni ha un’aspettativa di vita di 18 anni ( e di più per le donne),  non c’è dubbio che spesso prevale una sorta di fatalismo, di pigra rassegnazione, confondendo la ricerca di una possibile terapia con l’accanimento terapeutico. E non solo.

I vecchi, diciamo la verità, sono sempre stati curati peggio dei più giovani, per i motivi clinici e non che abbiamo elencato. Ma a quanto sembra, secondo i dati presentati dai promotori dell’Osservatorio, le cose vanno peggiorando e, almeno nell’ultimo decennio, si allarga la forbice della qualità delle cure tra i pazienti di mezza età e gli over70. Non vorremmo che c’entrasse anche il fatto che i vecchi sono più costosi e meno “produttivi” per la Sanità. E che, aumentando i costi delle terapie, soprattutto quelle più avanzate, e diminuendo le risorse, non si innescasse un processo di eutanasia sociale strisciante. Ora, può anche andar bene, visto che gli anziani sono dei “privilegiati”, tagliare un po’ le pensioni più ricche. Ma vorremmo che i tagli si fermassero lì.

Riccardo Renzi


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