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Oncologia

I tumori infantili e il caso della Terra dei Fuochi

pubblicato il 13-02-2016
aggiornato il 03-07-2017

Il 15 febbraio è la Giornata mondiale dedicata ai bambini malati di tumore. Cosa dicono gli epidemiologi del fattore inquinamento e della situazione in Campania

I tumori infantili e il caso della Terra dei Fuochi

Nella Terra dei Fuochi, quell’area con cui si identificano 54 Comuni compresi tra la provincia meridionale di Caserta e quella settentrionale di Napoli, i bambini si ammalano più facilmente di tumore oppure no? Nelle ultime settimane la questione è finita sulle prime pagine di quasi tutti i quotidiani. La risposta pareva affermativa, a una prima lettura del rapporto Istisan redatto dall’Istituto Superiore di Sanità. Ma i dati sono in parziale controtendenza rispetto a quelli diffusi dall’Associazione Italiana di Oncologia ed Ematologia Pediatrica (Aieop). «Nell’area in questione non ci risulta l’aumento delle diagnosi di tumore: nemmeno al sistema nervoso centrale», chiarisce Franca Fagioli, direttore del reparto di oncoematologia pediatrica e centro trapianti dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino e presidente della società scientifica.  

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OGGI LA GIORNATA MONDIALE DEDICATA AI BAMBINI MALATI DI TUMORE 

Per fare chiarezza, nella giornata mondiale dedicata alla prevenzione dei tumori infantili, è necessario riepilogare quanto accaduto nell’ultimo mese. A metà gennaio molti giornali hanno rilanciato i dati dello studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità per valutare il numero dei ricoveri ospedalieri e i tassi di mortalità relativi al periodo compreso tra il 2005 e il 2011 registrati nei 55 Comuni delle province di Napoli e Caserta (esclusi i due capoluoghi). In 17 di questi, serviti dal Registro Tumori dell'Asl Napoli 3 Sud, è stata presa in esame anche l'incidenza (il numero di nuovi casi in un anno) delle malattie oncologiche. Come spiegato dallo stesso Istituto, «le analisi condotte sull’insieme dei Comuni della Terra dei Fuochi mostrano che il profilo di salute dei bambini presenta alcune criticità nel primo anno di vita». Si evince un «eccesso di bambini ricoverati per malattie oncologiche nelle province di Napoli e Caserta e un aumento di incidenza e ricoveri a causa di tumori del sistema nervoso centrale». Si tratta delle conclusioni di uno studio descrittivo, che nulla dice in merito ai presunti rapporti di causa ed effetto tra l’inquinamento ambientale e l’incremento delle diagnosi oncologiche. Ma tanto è bastato a porre l’attenzione su un’area del Paese caratterizzata dagli anni ’80 dalla presenza di siti di smaltimento (e combustione) illegale di rifiuti. 

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LA MAPPA DEI TUMORI INFANTILI IN ITALIA 

A poco è servito, nei giorni successivi, far sapere che «i dati relativi alla mortalità nell’età evolutiva sono analoghi a quelli osservati nel resto della Regione». Loredana Musmeci, direttore del dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell'Istituto Superiore di Sanità, di fronte all’eco assunto dalla vicenda, ha cercato di tranquillizzare un’intera regione. «La situazione di questa fetta della Campania non è diversa da quella di Taranto o Porto Marghera, di Porto Torres o di Gela», ha spiegato attraverso le colonne de Il Mattino. Più che il numero di decessi, in realtà, a colpire era stato l’aumentato rischio a cui non possono sottrarsi i bambini nati tra le province di Napoli e Caserta. Davvero chi nasce in quell’area del Paese è più sfortunato rispetto al resto della popolazione infantile italiana? In realtà no, conferma l’Aieop: «L’epidemiologia dei tumori pediatrici è omogenea su tutto il territorio nazionale». Attualmente sono circa 1380 e 780 rispettivamente i bambini e gli adolescenti che ogni anno in Italia si ammalano di tumore maligno, senza differenze sostanziali per area geografica. E quando si analizza il rapporto tra i casi osservati e quelli attesi per regione di residenza, risulta molto simile nelle varie aree geografiche: 64% al Nord, 70% al Centro e 63% al Sud e nelle Isole.



ECCO SPIEGATA LA DIFFERENZA TRA I DATI ISS-AIEOP
 

I dati dell’Aieop emergono da un registro interno, attivo dal 1989 ma non consultabile pubblicamente, che fa riferimento al 94 per cento della popolazione oncologica pediatrica che vive in Campania. La differenza rispetto a quelli dell’Istituto Superiore di Sanità si spiega sostanzialmente attraverso la valutazione di diversi indici: il numero delle diagnosi (da parte dell’Aieop, attraverso il modello unico “1.01”) e le schede di dimissione ospedaliera (Iss). Fagioli non vuole sminuire i dati che giungono dalla Terra dei Fuochi, «meritevole di un’attenta sorveglianza». Ma al momento li considera «preliminari» e comunque «è necessario attendere l’esito delle indagini già previste per valutare i nessi causali con le contaminazioni ambientali». Il quadro, secondo l’oncologa, «sembra allarmante, ma è l’effetto dei piccoli numeri». L’aumento di tumori del sistema nervoso centrale, registrato nel solo comune di Casalnuovo, è dato da cinque casi rispetto agli zero attesi. «La casistica ridotta, così come il periodo di osservazione, rendono complicate le indagini su un’area così limitata». 

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INQUINAMENTO E TUMORI INFANTILI: UN’ASSOCIAZIONE DIFFICILE
 

Come racconta Maurizio Montella, direttore della struttura di epidemiologia dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli, «non esiste l’evidenza scientifica che sostanze cancerogene contenute nei rifiuti vengano trasmesse attraverso l’ingestione di alimenti contaminati e producano danni all’organismo». Considerazione confermata dall’opinione dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui i fattori ambientali «potrebbero essere causa o concausa» di mortalità e patologie. A differenza di quanto si dice delle malattie respiratorie nei bambini, i tumori infantili rappresentano una condizione rara e, di conseguenza, difficilmente assimilabile a un fattore ambientale. Tutti gli studi finora condotti, inoltre, hanno avuto una serie di limiti: l’esiguità dei campioni presi in esame, l’aver considerato una sola sostanza chimica alla volta e per giunta per un breve periodo. Condizioni che rendono insufficienti le prove ai fini di una valutazione statistica delle possibili interazioni. Pur non escludendo il ruolo delle emissioni e dell’inquinamento della falda acquifera, Montella raccomanda «alle famiglie di trasformare delle raccomandazioni di buona salute in obblighi: prestare attenzione allo stile di vita dei propri figli, tenendoli lontano dalle sigarette e dosando il consumo di cibo, visto che la Campania primeggia in Italia per sovrappeso e obesità infantile».  

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Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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