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Oncologia

Tumori: sono in aumento, ma si vive di più

pubblicato il 04-02-2014
aggiornato il 26-01-2017

Oggi si celebra il World Cancer Day: ecco i progressi della ricerca negli ultimi vent’anni

Tumori: sono in aumento, ma si vive di più

Mortalità in calo e incidenza in crescita. I tumori risultano oggi più curabili, ma anche più frequenti. Ecco spiegata, dunque, la fluttuazione dei dati: i malati sono in aumento, così come lo è la loro prospettiva di vita. Nulla di anomalo in statistiche, bilanci e prospettive che, nella Giornata mondiale contro il cancro, vanno però lette e interpretate.

 

DAGLI USA

Gli ultimi numeri, moderatamente incoraggianti, arrivano dall’altra sponda dell’Atlantico. È stata l’American Cancer Society a riassumere i dati del più recente ventennio e ad anticipare lo scenario dei prossimi anni. Secondo gli scienziati, dal 1990 a oggi, è stata raggiunta una diminuzione del 20 per cento del rischio complessivo di morte per cancro. I progressi, in questo senso, sono stati più rapidi per gli uomini neri di mezza età: per i quali i tassi di mortalità si sono ridotti del 50 per cento.

Nonostante questo miglioramento, però, gli afroamericani continuano ad avere i più alti tassi di incidenza di tumore tra tutte le etnie. Un aspetto che non ha ancora una spiegazione certa: l’ipotesi più accreditata, al momento, indica una maggiore suscettibilità ad alcune condizioni - obesità, iperinsulinemia e sindrome metabolica - che giocano a favore dello sviluppo di nuove forme neoplastiche.

Nel report, pubblicato su A Cancer Journal for Clinicians, gli scienziati statunitensi hanno ribadito gli organi più di frequente coinvolti: polmoni, colon, prostata e seno. Tracciata anche una stima per il 2014, da cui ci si aspetta oltre 1,6 milioni di nuove diagnosi e poco più di 580mila decessi. «Tra i tassi di morte e le nuove diagnosi, conviene concentrarsi maggiormente sui primi - afferma Ahmedin Jemal, vicepresidente per la sorveglianza e i servizi di ricerca per salute dell’American Cancer Society -.

Oggi i pazienti vivono più a lungo perché le diagnosi vengono fatte in anticipo e i trattamenti risultano più efficaci. Ma di strada da percorrere ce n’è ancora molta, a partire dalla prevenzione: il 20% degli adulti americani continua a fumare e il 75% di essi è in sovrappeso o obeso».

 

SCENARIO ITALIANO

Fin qui gli Stati Uniti, soltanto apparentemente lontani dall’Italia. Il trend dei tumori nel Belpaese, infatti, segue lo stesso andamento: le nuove diagnosi aumentano, ma le prospettive di vita migliorano. «Nonostante i pochi fondi disponibili, la ricerca italiana sta contribuendo moltissimo alla ricerca per la cura del cancro – spiega con orgoglio Antonio Moschetta, direttore scientifico dell’istituto oncologico Giovanni Paolo II di Bari -.

Oggi il 57% dei tumori risulta curabile, per alcuni si sfiorano tassi prossimi al 90%: merito delle procedure di screening che anticipano le diagnosi e di terapie più mirate». I numeri più aggiornati li ha diffusi l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom): nel 2013 in Italia si sono contate 366mila nuove diagnosi di cancro e circa 173mila decessi. Per essere chiari: ogni giorno più di mille persone scoprono di avere un tumore.

Poco più di due milioni, invece, i connazionali che con esso convivono: la metà dei quali da più di cinque anni. «Segno che la sfida al cancro si può vincere, abbandonando però l’idea che esista un farmaco efficace per tutti - prosegue Moschetta -. La ricerca deve puntare innanzitutto alla diagnosi precoce. La scienza ci dice che qualsiasi tumore, se riconosciuto in tempo, garantisce notevoli probabilità di cura».

 

PREVENZIONE

Se rispetto alle predisposizioni genetiche nulla è possibile, è vero anche che il Dna non basta ad assicurare la comparsa della malattia. Stili di vita e alimentazione sono le due leve nelle mani di ogni individuo: manovrarle con cura può evitare o quantomeno rimandare l’insorgenza di un tumore.

«Più di un terzo di essi nasce a tavola: ecco perché mangiando in maniera corretta possiamo fare prevenzione e aiutare il nostro corpo. Ci sono nutrienti che “accendono” i geni specifici e aumentano l’infiammazione, alla base dei processi neoplastici. Diversi studi di nutrigenomica, poi, dimostrano che spesso i cancerogeni arrivano dagli alimenti».

In sintesi: occorre rispolverare qualche vecchia abitudine. La dieta mediterranea, innanzitutto, a cui hanno voltato le spalle per prime le regioni da cui è nata: Campania e Puglia. Meno sale e zuccheri, più cereali integrali e, in generale, equilibrio nei pasti: no alle pietanze ad alto indice glicemico, peggio se consumate a tarda ora. Tutti fattori che creano un ambiente ideale per la crescita dei tumori. «Immaginiamo che il cancro sia un batterio e il nostro corpo un brodo di coltura - chiosa Moschetta -. Dobbiamo creare un terreno che ne impedisca la crescita».


@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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