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Pediatria

Bambini “plusdotati”: chi sono e come riconoscerli

pubblicato il 08-01-2014
aggiornato il 10-07-2017

Hanno una marcia in più ma in alcuni comportamenti possono ricordare i coetanei affetti da disturbi dell’attenzione. Le loro indubbie qualità devono soltanto essere valorizzate

Bambini “plusdotati”: chi sono e come riconoscerli

Li conoscono in pochi, pur avendoli a volte in famiglia. Difficile sentire parlare dei bambini “plusdotati”, sebbene le statistiche indichino che il 5% dei piccoli italiani vivano questa condizione.

È un mondo poco conosciuto, il loro: fatto di perdita di autostima, abbandono scolastico e isolamento sociale. Segni chiari eppure così difficili da riconoscere. Chi li segue punta a curarli, ma soprattutto a riconoscerli per farli uscire dalla loro invisibilità.

 

BAMBINI PLUSDOTATI

Molte mamme arrivano dalla psicologo ed esclamano: «Mi sembra che mio figlio sia particolarmente sveglio, come se avesse una marcia in più». Tra un bambino semplicemente brillante e uno “plusdotato” ci sono alcune differenze, difficili però da riconoscere: anche agli occhi dello specialista. Il bambino brillante è interessato, attento, ha buone idee, apprende con facilità. Il bambino “plusdotato” è estremamente curioso e generalmente portato a preferire le novità: ha idee strane e bizzarre, bighellona, è al di là del gruppo. È un acuto osservatore e custodisce tutti i dettagli con cura, potendo contare su una buona capacità mnemonica.

 

QUALE AIUTO?

«I soggetti ad alto potenziale sono individui dotati di possibilità di sviluppo superiori alla media - spiega Maria Assunta Zanetti, ricercatrice di psicologia dello sviluppo e dell’educazione dell’Università di Pavia e direttore scientifico del LabTalento, unico centro universitario in Italia a occuparsi di plusdotazione -. Queste possono riferirsi ad ambiti molto diversi tra loro: scolastico, artistico, motorio e socio-emotivo. In pochi, però, le riconoscono.

Così i bambini possono diventare ipersensibili, sviluppare difficoltà relazionali e, godendo di particolari ed elevate abilità cognitive, vivere un sviluppo emotivo che non procede di pari passo con quello intellettivo». Non si tratta di curarli, dunque, ma semplicemente di assecondare le loro caratteristiche, per fare in modo che possano esprimersi pienamente: senza contraccolpi.

I consigli riguardano genitori e insegnanti, chiamati a concentrarsi sugli aspetti positivi del comportamento del bambino ad alto potenziale e a concedergli il giusto tempo libero per esprimere appieno la propria creatività. Un aspetto piuttosto critico nei bambini particolarmente dotati è la difficoltà ad autodisciplinarsi: poiché sperimentano sin da piccoli una relativa facilità nell’apprendimento e nella soluzione dei problemi, possono convincersi che a garantire il successo non è tanto lo sforzo personale investito quanto la loro innata abilità.

 

PLUSDOTAZIONE E ADHD

In effetti comportamenti tipici di bambini con disturbo da deficit di attenzione (ADD) e iperattività (ADHD) possono anche essere esibiti anche da bambini ad alta capacità. Ma le differenze balzano subito agli occhi, perché un bambino ad alto potenziale può apparire distratto agli occhi di un insegnante, ma poi perfettamente in grado di ripetere quanto ascoltato: cosa che spesso, invece, non è in grado di fare un bambino iperattivo, portato a perdere alcune parti del discorso e a non essere in grado di ricostruire un racconto secondo tutte le sue parti. «La chiave per operare le opportune distinzioni è osservare la pervasività dei comportamenti impulsivi - prosegue Zanetti -.Se questi si manifestano in alcune specifiche situazioni, la spiegazione può essere ritrovata più probabilmente nella plusdotazione. Se si manifestano in tutte le situazioni, invece, è più probabile che si tratti di un disturbo da deficit di attenzione o iperattività».

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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