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Pediatria

Con un po' d'argento gli antibiotici diventano più potenti

pubblicato il 17-09-2013
aggiornato il 12-01-2017

La straordinaria scoperta di ricercatori americani che permette di debellare la resistenza batterica a molti antibiotici come l’ampicillina e la tetraciclina

Con un po' d'argento gli antibiotici diventano più potenti

La straordinaria scoperta di ricercatori americani che permette di debellare la resistenza batterica a molti antibiotici come l’ampicillina e la tetraciclina

L’argento dà più potere agli antibiotici. E’ il regalo che uno studio dell’Università di Harvard è riuscito a fare alla comunità scientifica internazionale, da anni molto preoccupata per il problema delle resistenze batteriche agli antibiotici. Lo studio, realizzato ad Harvard dal Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering, è stato pubblicato sulla rivista Science . I ricercatori hanno ottenuto risultati incoraggianti sia in laboratorio sia sui topi, verificando che numerosi antibiotici comunemente usati (come la vancomicina, la gentamicina, l’ofloxacina, l’ampicillina e la tetraciclina) ritrovano una perfetta attività contro i batteri grazie a un pizzico d’argento. E’ stato così possibile sconfiggere due forme d’infezione particolarmente difficili: i batteri “dormienti”, responsabili delle recidive, e le biopellicole infette che si depositano sulla superficie dei cateteri.

PREZIOSO AUSILIO - L’argento è noto fin dall’antichità per il suo potere di prevenire e guarire le infezioni, e adesso conosce un revival con questa scoperta, che potrebbe renderlo incredibilmente prezioso come ausilio degli antibiotici. I ricercatori, nel corso dei loro lavori al microscopio elettronico e durante gli esami biochimici, hanno constatato che sotto l’influenza dell’argento veniva stimolato lo stress ossidativo, con la produzione di radicali liberi che sono deleteri per le strutture che compongono i batteri. Hanno raccontato che è stato affascinante vedere, “in vitro”, che con una piccolissima quantità di argento cellule normali e mutanti di Escherichia Coli  sono diventate da 10 a 1000 volte più sensibili alla gentamicina, all’ofloxacina e all’ampicillina. Lo stesso processo ha consentito di estendere lo spettro di attività della vancomicina ai batteri gram negativi. Ancora più interessanti le prove compiute “in vivo”, sui topi. L’aggiunta di argento ha permesso di rendere nuovamente sensibile alla tetraciclina un’infezione urinaria multiresistente da Escherichia Coli.  E in un’altra esperienza (una forma gravissima di peritonite) circa il 90 per cento dei topi infettati è sopravvissuto grazie alla vancomicina “argentata”, a fronte di un dato che vedeva sopravvivere soltanto il 10 per cento dei topi trattati con vancomicina semplice.

PRATICA CLINICA-  E’ intuibile l’importanza che le aggiunte di argento potranno avere nella pratica clinica, quando si passerà all’uomo. Intanto sono già in corso gli studi di tossicità. Rassicuranti, poiché le dosi necessarie sono molto più deboli di quelle potenzialmente dannose, com’è già stato constatato “in vitro” sia su cellule di topi sia su cellule umane. Ma per garantire al meglio la tolleranza, i ricercatori americani hanno già progettato di sviluppare nanotecnologie intelligenti che permetteranno un’applicazione ottimale del medicamento, proprio sui siti dell’infezione.

 


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