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Pediatria

Dislessia, un aiuto dalla stimolazione magnetica cerebrale

pubblicato il 05-04-2016
aggiornato il 27-02-2017

La tecnica, in uso per curare alcune dipendenze e forme di depressione, ha migliorato le capacità di lettura dei bambini con dislessia in sei settimane. Ma occorre attendere i risultati a lungo termine

Dislessia, un aiuto dalla stimolazione magnetica cerebrale

La raccomandazione degli esperti è sempre stata chiara. Contro la dislessia, il disturbo che porta i bambini ad avere difficoltà nella lettura, occorre intervenire fin dai primissimi segnali. Ora si presenta la possibilità di curare questo disturbo con un rimedio finora mai considerato in questo ambito: la stimolazione magnetica cerebrale, una tecnica indolore e di recente testata anche su persone con depressione o dipendenti da cocaina. Questo metodo potrebbe in futuro tornare utile anche al tre per cento dei bambini in età scolare che soffre di dislessia.

La stimolazione magnetica transcranica è utile contro la depressione?

 

RICERCA ITALIANA

La notizia giunge da uno studio condotto dai ricercatori del dipartimento di neuropsichiatria infantile dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e pubblicata sulla rivista Restorative Neurology and Neuroscience. Frontiera nuova (testata per la prima volta) e campione di pazienti trattati ridotto (19), ma non per questo l'ipotesi è considerata marginale in chiave futura. Alla ricerca hanno partecipato 19 bambini e adolescenti dislessici, di età compresa tra i dieci e i diciassette anni. La sperimentazione - strutturata in tre incontri settimanali della durata di venti minuti l'uno, per sei settimane complessive - è stata condotta «in doppio cieco»: né i bambini né i ricercatori dedicati alla valutazione dei risultati erano a conoscenza di chi fosse stato sottoposto al trattamento attivo o placebo.

Durante la terapia di stimolazione i partecipanti di entrambi i gruppi hanno eseguito attività volte a favorire la correttezza e la velocità di lettura, simili a quelle che svolgono durante il trattamento con il logopedista, strada finora privilegiata per la cura della dislessia. Per condurre lo studio è stata utilizzata la tecnica di stimolazione transcranica a corrente diretta: ovvero il passaggio indolore, attraverso alcuni elettrodi posti attorno alla testa, di una corrente a basso voltaggio (un milliampere) in grado di generare un campo elettromagnetico e stimolare alcune aree del cervello. I risultati hanno evidenziato che la procedura - non percepibile dal paziente - è sicura e che consente un miglioramento delle abilità di lettura.

Anche i videogiochi utili nel trattamento della dislessia

 

TRATTAMENTO DA AFFIANCARE ALLA LOGOPEDIA

In sei settimane di trattamento, i bambini sottoposti alla stimolazione magnetica transcranica hanno migliorato del sessanta per cento la velocità e l’accuratezza in alcune prove di lettura, passando da 0,5 a 0,8 sillabe lette al secondo. Viceversa, i bambini e i ragazzi sottoposti al trattamento placebo non hanno mostrato un miglioramento significativo (incremento di circa 0,04 sillabe al secondo). Le competenze acquisite si sono dimostrate stabili anche dopo un mese dall’ultima seduta e ulteriori valutazioni - fanno sapere dal nosocomio capitolino - verranno effettuate a sei mesi dalla fine trattamento per verificarne l’efficacia a lungo termine.

«Si tratta di uno studio preliminare i cui dati attendono di essere supportati da indagini su casistiche ancora più ampie, ma i risultati ottenuti in questa prima fase sono di grande importanza dal punto di vista clinico», sottolinea Stefano Vicari, responsabile del reparto di neuropsichiatria infantile del Bambino Gesù. «La stimolazione cerebrale non invasiva è una tecnica sicura che può portare a benefici documentati sull’efficacia e l’efficienza del trattamento in un arco di tempo molto più breve rispetto alla terapia tradizionale». L'obiettivo non è sostituire la terapia logopedica tradizionale, ma tutt'al più integrarla.

Cosa fare se si ha un figlio dislessico?

 

QUALE LA CAUSA DELLA DISLESSIA?

I risultati sono la conseguenza di quanto finora si sa della dislessia, che in taluni casi può manifestarsi anche sulla motricità dei piccoli pazienti. «Si tratta di una condizione multifattoriale dettata da una bassa connettività neuronale in alcune aree cerebrali - spiega Giacomo Stella, ordinario di psicologia clinica all’Università di Modena e Reggio Emilia e fondatore dell’ Associazione Italiana Dislessia (Aid) -. è come se un motore mal carburato girasse male al minimo e non rispondesse con la dovuta prontezza alle sollecitazioni quando occorre accelerare. La stimolazione magnetica transcranica interviene proprio su questo meccanismo inefficiente e può essere molto utile al recupero. Naturalmente è importante ricordare che, come ogni terapia, non va applicata a tutti e che vanno ancora studiati bene gli effetti a distanza».

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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