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Pediatria

I medici italiani contro gli abusi sui minori

pubblicato il 08-07-2016
aggiornato il 01-03-2017

La prima rete antiabuso in Italia riunisce quindicimila pediatri, 13 ospedali, enti e società scientifiche, tutti a difesa dei più piccoli contro violenze fisiche e psicologiche

I medici italiani contro gli abusi sui minori

Tra i settanta e gli ottantamila casi ogni anno. Sono i numeri, drammatici, dei bambini e adolescenti vittime nel nostro Paese di abusi, violenze, soprusi fisici e psicologiciperpetrati e reiterati spesso da volti amici: genitori, parenti, vicini di casa, insegnanti. Per arrestare questo violento fenomeno, in costante ascesa secondo le stime più recenti, è nata la prima Rete antiabusi sui minori, fiore all’occhiello della sanità italiana. Una alleanza tra alcune fra le maggiori società scientifiche, enti di tutela dei minori, quindicimila pediatri e medici di famiglia e 13 ospedali del territorio, quali «sentinelle» schierate in difesa dei più piccoli.

 

I NUMERI ITALIANI

Non esiste ancora una banca dati ufficiale che consenta di conoscere con precisione la diffusione e la portata degli abusi, di qualsiasi natura essi siano, sui bambini e adolescenti italiani. Ma stime grossolane fanno ipotizzare numeri importanti: nel nostro Paese la metà dei minori maltrattati subisce nel quaranta per cento dei casi atti di trascuratezza e disattenzione alla persona o alla cura e abusi sessuali per il dieci per cento. Sono queste ultime le violenze più silenziose, quelle per le quali si prova tremenda angoscia, orrore, vergogna, quelle che si nascondono. Sono ancora pochi, in proporzione agli eventi subiti e alle vittime, i minori che trovano il coraggio di denunciare. Anche per timore. Infatti, secondo una indagine di Telefono Azzurro e Doxa Kids, in un caso su tre bimbi e adolescenti temono che il proprio diritto a essere protetto da soprusi non sia sufficientemente difeso.

Le telefonate giunte al numero 19696 di Telefono Azzurro o al 114 di Emergenza Infanzia parlano di vittime in oltre il 65 per cento dei casi di sesso femminile con età inferiore agli 11 anni, ma con un picco in crescita fra le preadolescenti di 11- 14 anni, balzato a oltre il 33 per cento nel 2015, rispetto al 22 per cento del 2013. Importanti e in crescita anche i costi assistenziali, diretti e indiretti, dell’abuso, che si aggirano attorno ai 13 miliardi di euro annui, solo in Italia, secondo uno studio condotto in collaborazione con l’Università Bocconi di Milano.

 

I SEGNALI DELL’ABUSO

Le parole escono a stento dalla bocca dei piccoli, ma a parlare della violenza sono i segni fisici sui loro corpicini, inusuali comportamenti o stati emotivi. Possono fare sospettare un abuso, a genitori e insegnanti, arrossamenti, lividi, escoriazioni, bruciori nelle zone intime, associati spesso anche alla difficoltà di camminare o sedersi; lividi sulle cosce o sulle braccia da contenzione manuale o dall’uso di corde; sanguinamenti o perdite. Cambiano, in seguito all’atto subito, anche i comportamenti dei piccoli: più aggressivi, impulsivi, ostili, spesso soggetti a pianti improvvisi, scatti di colera, sbalzi di umore, o mostrando comportamenti insicuri, disperazione, opposti a ipervigilanza e iperattività che possono sfociare anche in disturbi alimentari e del sonno.

Cala il rendimento scolastico, aumentano le fobie scolari, insorgono possibili disturbi dell’apprendimento e del linguaggio in apparenza ingiustificati per l’età e la formazione del bambino. Ancora, può subentrare un rifiuto a sottoporsi a visite mediche, a spogliarsi in pubblico, si possono acquisire comportamenti regressivi come il mancato controllo degli sfinteri (ovvero con pipì e pupù addosso) o gesti autolesivi. Fino, specie in assenza di espressioni verbali o comportamentali, alla comparsa di manifestazioni somatiche quali dolori addominali, muscolari, cefalea, asma e convulsioni.

 

LA RETE ANTIABUSO SUI MINORI

Per provare ad arginare gli abusi, si è strutturata una alleanza importante: costituita da alcune fra le maggiori società o enti pediatrici, quali la Società Italiana di Pediatria (SIP), Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), Associazione Ospedali Pediatrici Italiani (AOPI), Telefono Azzurro e 15mila pediatri e medici di base, i quali in collaborazione con Menarini, casa farmaceutica promotrice della ‘Rete antiabuso sui minori’, hanno attivato un network sanitario contro la violenza sui minori. Il progetto si propone di formare e educare in tutte le regioni italiane medici di base e pediatri prime ‘sentinelle’ in grado di riconoscere il problema o di intercettare i segnali di eventuali abusi, a partire da quelli di disagio e sofferenza inespressi dal bambino. Insieme ai medici, partecipano all’iniziativa anche tredici ospedali pediatrici fra i più importanti del Paese che saranno punti di riferimento dei pediatri del territorio e centri dove poter affrontare l’emergenza e la fase di recupero dei bambini maltrattati.

 

MOBILITARE TUTTO IL SISTEMA SANITARIO

«Un bambino vittima di violenza - concludono Pietro Ferrara e Luigi Nigri, Responsabili del progetto per SIP e FIMP - non solo è più a rischio di disturbi fisici, psicologici e del comportamento, ma anche di danni organici nella vita adulta. Per questo SIP e FIMP ritengono motivo di orgoglio professionale e di maggiore utilità sociale, l’attivazione di una rete di supporto tra pediatri che colleghi la realtà ospedaliera alla pediatria locale, coinvolgendo le diverse figure professionali e, se necessario, Forze dell’Ordine, Magistratura, Servizi Sociali e Comunità di accoglienza, in un’azione comune e in una cornice nazionale condivise». Obiettivo del progetto è infatti non solo prevenire storie di violenza sui bimbi, ma anche contribuire a un salto di qualità di tutto il sistema sanitario italiano per la tutale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.


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