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Pediatria

Il sonnambulismo è ereditario e appare in un bambino su 3

pubblicato il 04-06-2015
aggiornato il 21-02-2017

Ignote le cause, come dei terrori notturni. Coinvolge le aree del cervello più arcaiche e più emotive. Chi viene svegliato bruscamente può diventare aggressivo

Il sonnambulismo è ereditario e appare in un bambino su 3

Il sonnambulismo è in gran parte ereditario, dunque forte è la sua radice genetica. Più del 60 per cento dei bambini lo sperimentano se ambedue i genitori sono stati sonnambuli da piccoli. La ricerca, condotta su quasi duemila piccoli nati nel 1997-98 e studiati tra 1999 e 2011, è stata pubblicata su Jama Pedriatics e firmata da alcuni scienziati dell’Ospedale del Sacro Cuore di Montreal. Dai loro calcoli, tra i 2 anni e mezzo e i 13 anni sono sonnambuli un terzo dei bambini.

Insieme, i ricercatori canadesi hanno studiato i terrori notturni, altro “comune disturbo” dell’infanzia: ambedue rientrano nelle parasonnie. I “brutti sogni” cominciano molto presto e sono contrassegnati da un urlo spaventoso e spaventato, grande paura manifestata dal piccolo che ha bisogno di lunghe coccole per consolarsi e riprendersi. Accade al 34 per cento dei bimbi di un anno e mezzo e può continuare, decrescendo, fino ai 13 anni (5 per cento).

Dallo studio sembra emergere anche un legame tra queste due parasonnie: quanti hanno sofferto di terrori notturni tra un anno e mezzo e tre anni e mezzo hanno più probabilità di sviluppare il sonnambulismo ai 5 anni e oltre. Il camminare nel sonno è tre volte più probabile in figli che hanno uno dei due genitori ex sonnambulo mentre lo è di sette volte tra chi ha ambedue i genitori con lo stesso problema nell’infanzia.

Le cifre sono ben diverse per chi è nato da genitori mai stati sonnambuli: lo diventa il 22 per cento. Proporzione che comunque indica che un bimbo su cinque si dà ad attività notturne mentre dorme. O dorme a metà, come spiega il dottor Lino Nobili, responsabile del Centro di Medicina del sonno all’Ospedale Niguarda di Milano: «E’ una condizione di dissociazione, un risveglio parziale del cervello mentre una parte resta de-attivata, nel sonno. E le zone attivate sono le più arcaiche, le più emozionali, il sistema limbico e l’amigdala che è preposta alla paura, per esempio, che spinge alla fuga… Restano addormentate le zone frontali, quelle più raziocinanti».

Via l’immagine che il sonnambulo si muove con le braccia tese in avanti e gli occhi chiusi. «No, ha gli occhi aperti, ma non percepisce. E non sempre cammina, può anche stare seduto. O correre se crede di essere minacciato. Il problema connesso sono i traumatismi: si può far male cadendo, o se esce dalla finestra».

La tradizione insegnava: mai fermare o svegliare un sonnambulo perché gli si fa del male.

«Ma anche lui, se svegliato bruscamente, può fare del male. Essere aggressivo. Si parla di sleep violence, violenza nel sonno», spiega il dottor Nobili. «Quel 25 per cento di quanti sono stati sonnambuli da piccoli che lo sono pure da adulti sono ancora più aggressivi. E c’è un problema medico-legale: se uno mentre si muove dormendo fa del male a un altro, chi è responsabile?».

Come comportarsi allora con un bambino sveglio-e-dormiente che gira per casa? «Vanno accompagnati piano piano, con molto delicatezza».

Quanto ai terrori notturni, continua il neurologo, sono un fenomeno simile al sonnambulismo, in genere dura più a lungo. Non si conoscono le cause scatenanti, di certo – tuttavia – non sono legati a un disturbo mentale. «Da noi, in ambulatorio, vengono solo se questi episodi si verificano 2-3 volte per notte. Come terapia si danno delle regole o qualche farmaco che può attenuare il fenomeno o, anche, il sostegno di uno psicologo».

E la mattina dopo che cosa dice chi è stato sveglio-dormiente nella notte?

«Ah, in genere il paziente non ricorda nulla. Perché l’ippocampo, preposto alla memoria, dormiva. Ed è meglio così».

 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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