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Pediatria

L'artrite non ha età: colpiti senza distinzione adulti e bambini

pubblicato il 22-05-2013
aggiornato il 05-09-2017

Ogni anno sono diagnosticati 150 nuovi casi ogni 100mila bambini. Un bambino su mille oggi non è ancora adeguatamente curato, ma le risorse per guarire e vivere meglio ci sono

L'artrite non ha età: colpiti senza distinzione adulti e bambini

Ogni anno sono diagnosticati 150 nuovi casi ogni 100mila bambini. Un bambino su mille oggi non è ancora adeguatamente curato, ma le risorse per guarire e vivere meglio ci sono.

È un problema anche infantile. Invece, dal primo anno di vita fino ai 10 anni, le malattie reumatiche ed in particolare l’artrite, sono misconosciute, sottovalutate e sottostimate. Nell’opinione comune sono addirittura condizione della terza età mentre, secondo l’allarme lanciato dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) in occasione delle Giornate Scuola Capri-CAMPUS 2013 conclusesi nelle scorse settimane, i numeri fra i più piccoli o i giovanissimi sono in crescita, sfiorando già oggi 15 mila nuovi casi l’anno.

LA MALATTIA – Il vero problema per le malattie reumatiche nei bambini è soprattutto la diagnosi. La ricerca, in materia, ha fatto molti progressi clinico-terapeutici ma l’ostacolo è capire quando e quanto i campanelli di allarme sono indice di malattia. «Un ruolo fondamentale, ancora prima del pediatra, è svolto dalla mamma - spiega Giuseppe Mele, Presidente della Fimp – che può facilmente osservare delle alterazioni nei comportamenti, nella resistenza fisica o nella sopportazione del dolore del proprio bambino. Non deve sfuggire ad un occhio attento un'andatura zoppicante persistente, dolori osteoarticolari alle ginocchia, caviglie, gomiti e polsi, la difficoltà nell'afferrare gli oggetti e nel salire le scale, ma anche una stanchezza anomala nello svolgere le attività quotidiane». Compito non facile, poiché spesso i bambini hanno un’alta soglia di tolleranza al dolore e continuano a giocare anche con un arto bloccato. E così le diagnosi di questa patologia autoimmune, seria, sono tardive con ripercussioni importanti sulla terapia e sulla qualità della vita. «Un bambino su mille, ancora oggi – continua il Presidente - non è adeguatamente curato e questo lo porterà ad essere un invalido di domani, con aspettative di vita accorciate in media di circa sette anni. Invece una diagnosi precoce consentirà non solo di impostare terapie adeguate con il massimo risultato, ma anche garantire remissioni tanto lunghe da potere essere considerate delle guarigioni». Molteplici i farmaci e le cure oggi disponibili. «A seconda della serietà e dell’avanzamento della malattia – commenta ancora Mele – possiamo optare fra antinfiammatori, cortisonici e immunomodulatori che restano la terapia di élite per queste patologie fino, in caso di inefficacia, ai farmaci biologici di nuova generazione in grado di cambiare il futuro e la qualità di vita di tanti bambini già provati dalla sofferenza e dalla malattia».

ACCESSO ALLE CURE – Al già difficile percorso diagnostico, si unisce poi anche il problematico accesso alle cure. «I centri di riferimento nazionale sono scarsi e dislocati nella maggior parte al Nord e al Centro – conclude il Presidente Fimp – da cui il nostro impegno a offrire rispose puntuali, istituendo su tutto il territorio (meridione compreso) una rete sinergica fra pediatri di famiglia e reumatologi e dando maggior consapevolezza ai genitori sulla sintomatologia e l’adeguatezza di cure. Questo eviterà peregrinazioni alla ricerca di centri di eccellenza con un aggravio, per la famiglia, di costi economici ma soprattutto psicologici e umani».

 


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